Pasetto sulla cannabis: «Un problema solo culturale»

Questa mattina la conferenza stampa al Liston 12 organizzata da Giorgio Pasetto, candidato al Consiglio comunale nella lista di +Europa / Azione per Damiano Tommasi sindaco. Assieme a lui, il medico Eugenio Cavallo e il deputato di + Europa Riccardo Magi. «Serve una battaglia di civiltà e progresso» commenta Pasetto.

Giorgio Pasetto oggi in conferenza al Liston 12.
Giorgio Pasetto oggi in conferenza al Liston 12.

«Siamo nella città nella quale un partito che la governa, la Lega, insieme a tutte le altre forze reazionarie, bigotte, oscurantiste della destra, hanno tentato di far passare regolari esercizi commerciali – i negozi di cannabis light – come luoghi di spaccio di stupefacenti. Pensate: un commercio legale, un’impresa che viene additata alla stregua del crimine organizzato.

Questo ci dice che è proprio da qui che deve invece partire una battaglia di civiltà e progresso, contro un proibizionismo cieco che sta facendo danni gravissimi ai nostri ragazzi, costringendoli ed essere clienti della vera criminalità, ad imprese regolari e a migliaia di nostri concittadini che soffrono e che sono privati di rimedi farmacologici»

Così Giorgio Pasetto, candidato al Consiglio Comunale nella lista di +Europa Azione per Damiano Tommasi sindaco, presentando la conferenza stampa nella quale, insieme ad esperti e politici del suo partito, ha denunciato “danni e assurdità” della politica proibizionistica riguardante la Cannabis.

«E’ solo una pianta, eppure ha subito una azione di demonizzazione, come per una sostanza pericolosa. – ha dichiarato Riccardo Magi, parlamentare di +Europa – Uno stigma che ha finito per riguardare tutti gli usi possibili, compreso quello terapeutico: chi ne ha bisogno e diritto con  regolare prescrizione non riesce a farlo perchè nel nostro paese non se ne produce e importa abbastanza. Il nostro sistema sanitario non è in grado di metterla a disposizione del malato. In Italia gli unici che possono produrre la cannabis terapeutica sono i militari. Bisognerebbe creare un sistema di produzione nazionale e di importazione, ma non ai prezzi di oggi che sono esorbitanti e di fatto la rendono una cura per ricchi».

Per Eugenio Cavallo, medico «dietro all’uso terapeutico, c’è una regolare prescrizione medica, che indica il tipo di prodotto appropriato. Ci sono persone che curandosi con i giusti derivati della cannabis, possono vedere sensibilmente migliorata la propria vita. Pazienti con patologie gravi ritrovano l’appetito, leniscono dolori altrimenti intollerabili. Parliamo di dolore che resiste alle terapie convenzionali o di persone che non ne sopportano gli effetti collaterali. Alcuni derivati possono essere preparati direttamente dal farmacista, ma ci sono resistenze culturali enormi: a Verona solo una farmacia lo fa».

Dietro a tutto una questione esclusivamente politica e culturale, come ha affermato Giorgio Pasetto: «Provate ad immaginare se proibissimo la produzione della vite, perchè il vino – in quanto bevanda alcolica – fa male. Come tutte le cose si usa il buon senso e si cerca la sicurezza di quello che stiamo bevendo e consumando. Il problema è solo culturale. Ma è un problema enorme che si sviluppa su tre piani. Quello terapeutico sfiora l’assurdo: vengono regolarmente prescritti oppiacei, subito reperibili in farmacia, ma dei derivati della cannabis c’è una specie di terrore.

Poi c’è l’aspetto dell’uso ricreativo. E’ legale, eppure proprio la politica che governa la nostra città si è prodotta in una crociata contro i negozi di cannabis light, mettendoli in cattiva luce rispetto all’opinione pubblica. Non solo una assurdità, ma un sabotaggio politico ai danni di una categoria di commercianti perfettamente in regola.

In ultimo – però –  bisogna affrontare il tema della cannabis considerata uno stupefacente. Qui serve informazione, onestà intellettuale e realismo. I nostri ragazzi sanno perfettamente dove procurarsela, ogni volta che escono di casa. Il mercato è immenso e a cielo aperto, ma soprattutto è in mano alla criminalità che si arricchisce, con un giro di miliardi ogni anno. Legalizzare significa poter avere un vero quadro del fenomeno, poterlo disciplinare, prevenire le eventuali devianze e combattere il crimine».