Pasetto e Valpiana contro i negazionisti col gilet arancione
«Ci auguriamo che nessuna forma di appoggio, esplicita o implicita, venga concessa al negazionismo e alle tesi eversive dei Gilet Arancioni del ‘generale’ Pappalardo, che vorrebbero usare la nostra città come palcoscenico per rilanciare le loro tesi farneticanti sulla pandemia, sull’uso delle mascherine e contro le misure rese indispensabili da questa gravissima crisi epidemica». E’ questo l’auspicio di Giorgio Pasetto, coordinatore provinciale di +Europa che assieme al presidente di +Europa Verona, Lorenzo Dalai, che chiedono al Prefetto e al Questore di respingere «questa provocazione».
«Esistono inoltre normative stringenti sul divieto di assembramenti, sul mantenimento dei distanziamenti e sull’uso delle mascherine. Ci auguriamo che nessuno sia esentato dal rispettare la Legge. – proseguono i due esponenti di +Europa – Riteniamo assolutamente necessario che si eviti l’ennesima occasione di ledere l’immagine di Verona, come già successo con il tentativo di assalto alla Prefettura di poche settimane fa».
Pasetto e Dalai si chiedono: «Perché é stata scelta la nostra città per questa buffonata? Per una evidente aspettativa di acquiescenza da parte delle istituzioni ed un chiaro invito ad un possibile coinvolgimento di estremisti di destra. Questa provocazione dovrà essere respinta! Confidiamo quindi nelle capacità e nella saggezza di Prefetto e Questore».
E anche il presidente del Movimento Nonviolento, Mao Valpiana, interviene sulla possibilità di una manifestazione negazionista a Verona: «Mi permetto di dare un consiglio al Sindaco, al Prefetto e al Questore. Ai partecipanti alla imbarazzante manifestazione negazionista che dovrebbe tenersi in piazza Bra, sia fatta firmare preventivamente una “liberatoria” di questo tenore:
Io:
- che penso di vivere sotto una dittatura sanitaria;
- che considero Covid-19 come una leggera influenza;
- che penso che il nemico sia il governo e non il virus;
- che mi considero vittima di un complotto;
dichiaro che in caso di contagio:
- non voglio essere curato dal servizio sanitario nazionale;
- libero i medici del sistema pubblico dall’obbligo di prendermi in carico;
- lascio libero per altri il posto di terapia intensiva;
- eventualmente mi rivolgerò ad un medico privato a mie spese.
Una volta sottoscritta questa dichiarazione (e quindi individuati personalmente), siano lasciati manifestare, in forma statica, come le regole attuali prescrivono. Diversamente, siano multati e dispersi. La nostra città, con due presìdi di pronto soccorso già in affanno, non ha bisogno di pagliacciate guidate da un improbabile generale in pensione che veste ridicole giacche arancioni».
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