Parco Natura Viva: deposto l’unico uovo al mondo di avvoltoio Reale Indiano

La coppia di avvoltoi reali indiani rappresenta la sola speranza di poter salvare una specie minacciata d’estinzione, per causa diretta dell’uomo. Li ospita il Parco Natura Viva di Bussolengo, che si sta occupando dell’unico uovo deposto in un parco zoologico del mondo.

Un San Valentino in cova per la coppia di avvoltoi reali indiani ospitata al Parco Natura Viva di Bussolengo, che si sta occupando dell’unico uovo deposto in un parco zoologico del mondo.

Criticamente minacciati d’estinzione e unica coppia d’Europa, i due rappresentano la sola speranza di poter salvare una specie che, dal Bangladesh al Vietnam, passando per l’India e la Tailandia, negli ultimi 30 anni ha perso l’80% della foresta originaria alla quale è legata la sua sopravvivenza.

Insieme agli altri nove esemplari che qui vivono, il Parco Natura Viva è l’unico parco zoologico ad ospitare, allevare, studiare e sperare di poter reintrodurre in natura questa specie, sull’orlo della scomparsa per causa diretta dell’uomo. Deforestazione indiscriminata e un antinfiammatorio, per loro letale, somministrato agli animali di cui si nutrono dopo la morte, le cause del disastro, che è valso agli esemplari del Parco Natura Viva l’attenzione di Joel Sartore e i suoi scatti e l’inserimento in National Geographic Photo Ark.

«Il 29 gennaio scorso – spiega Camillo Sandri, veterinario e direttore tecnico del Parco Natura Viva – ci siamo accorti che per l’ottavo anno, la magia si era ripetuta di nuovo. Questo San Valentino cade al diciassettesimo giorno di cova per i due avvoltoi ma sappiamo che dovranno trascorrerne in tutto 55 perché possiamo davvero festeggiare la nascita di un esemplare così prezioso. Si tratta però di una coppia ormai molto esperta, che abbiamo supportato negli anni con un lungo cammino di studi e che non dovrebbe destare preoccupazione».

Molto territoriale e di difficile osservazione nelle foreste asiatiche, rarissimo in ambiente controllato, questo avvoltoio necrofago soffre infatti anche di un deficit di letteratura scientifica ad esso dedicata, il che rende il progredire della sua salvaguardia lento e complesso.

«Abbiamo riscritto ad esempio la durata della cova che, prima dei nostri studi, si pensava essere in media di 45 giorni e siamo in costante contatto con l’Angkor Center for Conservation of Biodiversity della Cambogia, per supportarlo nell’allevamento di giovani esemplari rinvenuti in natura – conclude Sandri -. L’obiettivo è sopperire alla mancanza di informazioni fondamentali e creare un network europeo utile alla costituzione di nuove coppie riproduttive, anche se l’urgenza resterebbe quella di far arrivare in Europa del seme refrigerato per l’inseminazione artificiale. Questo consentirebbe di mantenere una variabilità genetica fondamentale per sperare in una popolazione vitale e forte».

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