Parcheggio Corrubbio, dieci anni di causa legale

Durante l'ultimo Consiglio Comunale è intervenuta la vicesindaca Barbara Bissoli in merito al parcheggio Corrubbio. La struttura, a San Zeno, è da tempo al centro di una questione legale ed è utilizzata solo raramente. Bissoli ha relazionato l’aula con una puntuale ricostruzione di quanto è avvenuto negli ultimi dodici anni: «Come è noto, i lavori di…

Durante l’ultimo Consiglio Comunale è intervenuta la vicesindaca Barbara Bissoli in merito al parcheggio Corrubbio. La struttura, a San Zeno, è da tempo al centro di una questione legale ed è utilizzata solo raramente.

Bissoli ha relazionato l’aula con una puntuale ricostruzione di quanto è avvenuto negli ultimi dodici anni: «Come è noto, i lavori di realizzazione dell’autorimessa interrata di piazza Corrubbio sono terminati nel dicembre 2012 e dal 2014 pende innanzi il Tribunale di Verona una causa promossa dalla società Rettondini Spa (concessionaria per la progettazione, realizzazione e gestione mediante project financing dell’autorimessa stessa) contro il Comune di Verona e – inizialmente – contro alcuni amministratori e dirigenti comunali succedutisi nel tempo, per ottenere la condanna in solido al pagamento di asseriti danni subiti a seguito alla risoluzione della convenzione di project financing, danni quantificati in circa 40.000.000 di euro».

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«Il Comune si è costituito nel 2014 con il patrocinio dell’avv. prof. Giovanni Sala, legale del libero Foro incaricato di contestare ogni pretesa. Dall’avv. Sala, abbiamo appreso che, a seguito di complesse vicende processuali, il giudizio è stato riassunto per la prosecuzione dalla Procedura fallimentare di Rettondoni Spa dopo la dichiarazione di fallimento (intervenuta in data 8 febbraio 2017) e pende oggi nei confronti del solo Comune e della Compagnia di assicurazione dallo stesso chiamata in causa. Successivamente al deposito in giudizio della consulenza tecnica d’ufficio, intervenuto nel novembre 2017 sono iniziate trattative tra le parti volte a definire bonariamente la vicenda, con la richiesta da parte del Comune di cancellazione dell’ipoteca a suo tempo iscritta da Banca Nazionale del Lavoro (ora Prelios Spa) a garanzia del mutuo fondiario di circa 5.650.000 euro erogato per la costruzione dell’autorimessa di piazza Corrubbio e che ancor oggi grava sulla stessa; la cancellazione di questa ipoteca è ritenuta condizione imprescindibile per addivenire all’accordo transattivo», ha aggiunto Bissoli.

«A seguito del fallimento di Rettondini Spa, l’originaria concessione alla Società per la progettazione, realizzazione e gestione dell’autorimessa è decaduta con conseguente venir meno del diritto di superficie a suo tempo costituito a favore di Rettondini Spa per la realizzazione dell’autorimessa, di tal che la proprietà del Comune, già proprietario del suolo, si è espansa anche al sottosuolo dove è stata realizzata l’autorimessa interrata, con l’ulteriore conseguenza che, ai sensi dell’art. 2816 cod. civ., l’ipoteca grava sulla proprietà comunale. In definitiva, il Comune è proprietario dell’autorimessa dal fallimento di Rettondini Spa, e cioè dal febbraio 2017, mentre ne ha la disponibilità dal maggio 2018, allorché essa è stata consegnata al Comune dalla Curatela fallimentare. Allo stato, il Comune si occupa della manutenzione ordinaria dell’impiantistica dell’autorimessa e assegna ad AMT3 la gestione a pagamento dell’autorimessa stessa in occasione di eventi particolari».

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«In attesa di definire in via transattiva il giudizio, richiesta da questa Amministrazione AMT3 ha ipotizzato alcune modalità di gestione in concessione del parcheggio, tenendo anche conto: 1) degli oneri necessari per far fronte ad originari difetti realizzativi dell’autorimessa, che comportano infiltrazioni d’acqua e la compromissione dell’utilizzo di parte della stessa, e 2) dei costi per effettuare interventi di ammodernamento e di manutenzione straordinaria, considerato che il manufatto ha ormai più di dieci anni. Il dialogo con AMT3 è condizionato, dunque, dalla definizione transattiva della vicenda, che è a sua volta condizionata dalla cancellazione dell’ipoteca iscritta sull’autorimessa. Nel contempo, sino a che non sarà raggiunta la transazione e non sarà disposta la cancellazione dell’ipoteca che, se esercitata, comporterebbe l’espropriazione dell’autorimessa da parte del creditorie ipotecario, non è possibile effettuare i necessari investimenti per rendere completamente agibile e ammodernare l’autorimessa per il più ampio e proficuo utilizzo nell’interesse collettivo».

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