Ieri il bollettino regionale segnava quota 1.129 contagi in più, per un totale di 18.047 positivi totali, mentre le vittime registrate ieri erano tre. Le terapie intensive, per il momento, come sottolineato dal governatore Zaia nei punti stampa degli scorsi giorni sono tranquille, ma la macchina dell’emergenza è pronta a partire. Per dare un’occhiata, però, più da vicino alla situazione veronese e, in particolare, a come il personale sanitario sta affrontando questa rinnovata emergenza, è intervenuto stamattina ai microfoni di Radio Adige Tv, Carlo Rugiu, presidente dell’Ordine dei Medici di Verona.

«La situazione è fortunatamente sotto controllo anche grazie al lavoro di squadra fatto dai vertici aziendali dell’Ulss, dell’Azienda Ospedaliera di concerto con l’ospedalità privata e quella religiosa. – ha spiegato Rugiu – Il numero di letti in terapia intensiva disponibili nella provincia di Verona sono 116 e possono arrivare a 204. Alla sera di domenica avevamo ricoverato nelle varie terapie intensive, 24 pazienti, quindi è una situazione tranquilla».

Sulla situazione dei medici, Rugiu ha parlato del vero problema che affligge la categoria: la carenza di personale sanitario. «Sono 10 anni che tra il 2020 e il 2022 saremmo andati sott’acqua come numeri, perchè ci sarebbe stata una carenza di medici perchè si sarebbero pensionati i cosiddetti “baby boomers”, che si sono laureati nell’anno del boom economico. In effetti, con questi chiari di luna chi poteva è andato in pensione, perchè trovarsi a fare le guardie, soprattutto in questi ultimi mesi, a 64 o 65 anni, è diventato particolarmente pesante. Quindi anche di fronte alla buona volontà degli organi regionali e nazionali di assumere, il problema è che per formare un medico di fatto ci vogliono una decina d’anni, perchè ci sono sei anni di università e quattro anni di specializzazione. Adesso con il decreto Calabria si possono assumere anche all’ultimo anno della scuola di specializzazione, ma è pur sempre un medico che è appena stato formato. Quindi c’è un problema di carenza dei medici».

Come confermato da Rugiu, per ora, nessuno degli ospedali veronesi ha riscontrato criticità di gestione per le attività di routine: «Al momento nessuno degli ospedali ha visto ridurre la sua attività e questo è un punto focale, perchè quello che potrebbe succedere prossimamente è che Villafranca, che già è stato Covid Hospital, venga nuovamente riconvertito in ospedale Covid. Lì c’è anche una situazione particolarmente pesante di carenza di medici quindi può darsi che alla luce di questa conversione il punto del pronto soccorso possa diventare un punto intervento e quindi la normale attività routinaria di Villafranca dovrebbe essere gestita in altre sedi. Quello che noi cercheremo di fare è di non chiudere gli ambulatori, ma questo dipende anche da una questione di sicurezza, se possiamo continuare a fare accedere i pazienti negli ospedali, perchè ogni paziente che entra non viene tamponato e non sappiamo se in quel momento è un potenziale “cavallo di troia” che entra in ospedale».

E sulla situazione attuale, con il nuovo Dpcm: «Abbiamo scherzato troppo durante l’estate: forse bisognava chiudere più durante l’estate con meno discoteche e vacanze nella speranza di non arrivare a questo semi-lockdown. Sono fermamente convinto che l’emergenza sanitaria si accompagna a un’emergenza economica che si ripercuote sull’emergenza sociale, come stiamo vedendo».

«In ogni caso durante la prima ondata il sistema del Veneto non è collassato, quindi non penso che collasserà adesso con il numero di letti che abbiamo in terapia intensiva, ma la macchina ospedaliera e territoriale deve continuare a lavorare e devono esserci i medici che non devono ammalarsi».