Ospedali, Micheletto: «Situazione sotto controllo, ma bisogna fare qualcosa»
Claudio Micheletto, Direttore del reparto di pneumologia dell’Azienda Universitaria Ospedaliera di Verona, commenta la situazione negli ospedali e nelle terapie intensive veronesi. «I reparti – inizia Micheletto – sono stati raddoppiati e triplicati: continuiamo ad aggiungere letti, c’è quindi la disponibilità di letti ma questo avviene a scapito di altre attività».
Il direttore fornisce dunque alcuni numeri: «Oggi in azienda sono ricoverati complessivamente 191 pazienti, considerando sia critici che non critici che semi-intensiva, un numero molto consistente. Posti ce ne sono, ma occupando buona parte dei posti letto disponibili, diventa necessaria l’occupazione di altri reparti, che devono a quel punto conseguentemente ridurre l’attività. Possiamo concludere che la situazione è sicuramente sotto controllo, però 191 pazienti sono veramente tanti».
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Prosegue Micheletto: «Abbiamo iniziato ad aumentare il numero dei posti letto intorno al 15 ottobre. Io avevo un reparto Covid che è rimasto aperto fino alla fine di maggio, poi chiuso, e per tutta l’estate è bastato un unico reparto, quello di malattie infettive. Alla metà di ottobre abbiamo dovuto aprire un reparto Covid a Borgo Trento, perché malattie infettive non bastava più ed erano 31 i ricoverati al 15 di ottobre, è passato grosso modo un mese e abbiamo raggiungo 191 ricoverati. Credo che bastino questi numeri per affermare che al momento la crescita è non esponenziale ma continua giorno per giorno, non si vedono grandi segnali di miglioramento».
Sulla possibilità che, come afferma un recente studio, il Covid possa essere presente in Italia dal settembre 2019, Micheletto dichiara: «È uno studio di cui si è parlato con eccessiva facilità e con eccessivo pressapochismo, ha misurato degli anticorpi contro il Coronavirus e qualsiasi Coronavirus provoca una reazione anti-corporale. Secondo me – precisa il direttore – era uno studio che andava meditato un po’ di più. Anche perché, se diamo ascolto a questo studio, alla fine risulta che abbiamo infettato il mondo. È un dato che prenderei un po’ con le pinze: questi pazienti avevano degli anticorpi contro il coronavirus Sars-CoV 2 compatibile; prima di dar questo messaggio sarei un po’ cauto».
Prosegue il direttore: «A fine maggio ho chiuso un reparto e ho scritto una lettera di ringraziamento a tutti i miei medici: il nostro gruppo è stato rinforzato da tante figure professionali, da tanti giovani, e in loro ho visto persone che con grande altruismo, impegno e volontà, si sono spese per la cura di questi pazienti, particolarmente impegnativi. Per me è importante la coscienza a posto e il mio reparto ha fatto un eccellente lavoro: si sta prodigando, sta cercando di dare un posto letto a tutti quanti».
Claudio Micheletto, Direttore del reparto di pneumologia dell’Azienda Universitaria Ospedaliera di Verona, interviene dunque sull’ultima ordinanza emanata dal governatore Zaia. «Io curo persone, potrei esprimere molti giudizi su come si curano le persone dal Covid – credo di essermi fatto una grande esperienza su questo. L’epidemiologia è una scienza su cui tanti si sbilanciano e non è facile esprimersi su questo: è ovvio che nessuno di noi vuole tornare al lockdown, per motivi sociali, culturali, economici e, dal mio punto di vista, anche sanitario».
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«Detto questo, è evidente che quando i numeri crescono in modo significativo, non ci sono altre misure. Speriamo che il vaccino arriverà, ma al momento non l’abbiamo ancora: bisogna trovare qualcosa per ridurre questo impatto, altrimenti si rischia che un intero ospedale sia dedicato al Covid e noi per primi non vogliamo questo».
Conclude Micheletto: «30 ricoveri il 15 di ottobre e 191 il 15 di novembre: questo è stato l’ultimo mese. A fronte di questi numeri, è evidente che bisogna fare qualcosa, cercando di tenere conto di tutte le diverse esigenze, per non arrivare al lockdown».
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