Ospedale di Negrar all’avanguardia per trattare la spasticità

L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è il primo centro al mondo a proporre un trattamento innovativo per la spasticità all’interno di uno studio clinico. Eccellenza a livello nazionale per la neuroriabilitazione, nel 2023 ha accolto 103 persone affette da gravi lesioni cerebrali e spinali e ha dato il via a un nuovo protocollo…

L’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar è il primo centro al mondo a proporre un trattamento innovativo per la spasticità all’interno di uno studio clinico. Eccellenza a livello nazionale per la neuroriabilitazione, nel 2023 ha accolto 103 persone affette da gravi lesioni cerebrali e spinali e ha dato il via a un nuovo protocollo sperimentale per il trattamento delle problematiche che fanno seguito a queste lesioni.

Il trattamento prevede l’uso della radiochirurgia stereotassica, una forma di radioterapia di ultra-precisione con alte dosi di radiazioni, per trattare la spasticità e gli spasmi muscolari causati da lesioni cerebrospinali. Questa nuova metodica, attualmente in sperimentazione presso l’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria, offre una speranza per quei pazienti che non rispondono alle terapie tradizionali, colpendo fino al 90% delle persone affette da malattie che danneggiano le terminazioni nervose responsabili del controllo dei movimenti muscolari.

Sono circa 100 milioni le persone nel mondo che convivono con le conseguenze di patologie cerebrospinali o di traumi al cervello e al midollo a seguito di incidenti. Tra queste la spasticità e il dolore correlato sono una complicanza comune e debilitante a lungo termine.

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Si stima che la spasticità colpisca il 65-78% dei pazienti con lesioni croniche del midollo spinale e il 25% degli individui che hanno avuto un ictus grave. A oggi i trattamenti convenzionali prevedono interventi chirurgici invasivi o trattamenti per via orale con un’efficacia tuttavia limitata e spesso con effetti collaterali indesiderati.

I ricercatori dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar hanno invece definito un nuovo protocollo sperimentale per il trattamento non invasivo, più conservativo e a bassa tossicità della spasticità per mezzo della radiochirurgia stereotassica che prevede l’impiego della radioterapia per agire sui nervi spinali selezionati bloccando la conduzione elettrica responsabile degli spasmi.

L’intervento della Dr.ssa Elena Rossato

«La spasticità è una condizione caratterizzata da un aumento eccessivo e anomalo del tono muscolare. In particolare, consiste in spasmi di uno solo o di più muscoli scheletrici che possono provocare rigidità durante il movimento con disagio o dolore e difficoltà motorie ai quattro arti, nella respirazione e nel riposo notturno» spiega la dottoressa Elena Rossato, direttore del Servizio di Medicina Fisica e Riabilitazione.

«La spasticità ha quindi un grande impatto negativo sulla qualità di vita dei pazienti e interferisce fortemente con la loro capacità di compiere attività quotidiane come ad esempio il trasferimento dalla sedia a rotelle. Per questo motivo, la spasticità ha diverse conseguenze sociali e riabilitative con un alto tasso di procedure infermieristiche e ricoveri ospedalieri», sottolinea.

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Dr. Nicosia spiega i trattamenti utilizzati oggi

«Quello che è stato avviato all’IRCCS di Negrar è un protocollo che prevede l’utilizzo della radiochirurgia stereotassica per trattare pazienti affetti da spasmi invalidanti» afferma il dottor Luca Nicosia, radioterapista oncologo del Dipartimento di Radioterapia Oncologica Avanzata, diretto dal prof. Filippo Alongi.

«I trattamenti ad oggi disponibili per questa condizione prevedono l’utilizzo di farmaci, gravati da effetti collaterali e da una progressiva perdita di efficacia, o di interventi chirurgici che, oltre a richiedere una specifica competenza, sottopongono pazienti molto fragili a operazioni importanti con potenziali conseguenze debilitanti. L’impianto nell’addome della pompa di baclofene richiede, ad esempio, un intervento che potrebbe esporre i pazienti a complicazioni, inoltre deve essere ricaricato periodicamente e può essere soggetto a infezioni» dichiara.

«In aggiunta a ciò, i pazienti potrebbero diventare progressivamente resistenti al trattamento. Altre terapie come l’iniezione della tossina botulinica intramuscolare o le iniezioni perineurali di alcol sono limitate nella dose e devono essere ripetute nel tempo, mentre soluzioni come la neurolisi chirurgica, le neurotomie selettive e le rizotomie sono caratterizzate da sessioni chirurgiche prolungate, complicazioni e richiedono un’équipe esperta» aggiunge.

«La radiochirurgia stereotassica rappresenta, invece, un’opzione non invasiva e con una elevata precisione che prevede una singola seduta di trattamento radioterapico della durata di 40 minuti, ripetibile ma solo su altre sedi. La radiochirurgia stereotassica è tipicamente utilizzata per intervenire su tumori solidi primari e metastatici e per il trattamento di malattie non oncologiche come l’oftalmopatia di Graves, le aritmie cardiache e la nevralgia del trigemino».

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Il trattamento sperimentale di radiochirurgia stereotassica

«Il nostro è il primo centro al mondo a proporre questa terapia innovativa all’interno di un progetto di ricerca multidisciplinare che coinvolge oltre alla radioterapia oncologica anche la fisiatria, la neurologia e l’anestesia per provarne l’efficacia» riprende il dottor Nicosia.

«Nel 2022 abbiamo trattato 4 pazienti affetti da spasticità con uso della radiochirurgia stereotassica, ottenendo risultati importanti con una riduzione o risoluzione della spasticità e nessuna tossicità correlata, come riportato nello studio pubblicato su Radiotherapy & Oncology. Gli esiti positivi raggiunti ci hanno portato ad avviare l’attuale sperimentazione che prevede di arruolare 10 pazienti adulti, affetti da spasticità diffusa e non trattabile con le terapie tradizionali» spiega.

«L’obiettivo primario dello studio sarà quello di stimare la riduzione della frequenza e dell’intensità degli spasmi dopo il trattamento monitorandola a 1, 3, 6 e 12 mesi dopo la radiochirurgia stereotassica – conclude la dottoressa Rossato –. Tra gli obiettivi secondari, inoltre, ci saranno anche quelli di valutare la tossicità acuta e tardiva, il tasso di ricaduta della spasticità e descrivere la variazione nella qualità di vita del paziente dopo il trattamento e il miglioramento del carico di lavoro dei caregiver».

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