Ospedale di Borgo Roma, a Berlino i risultati dello studio sull’ipertensione

I dati di un terzo della popolazione veronese e la nuova rete con i medici.

Studio ipertensione Verona
da sinistra Sartorio, Romano, Rigon, Minuz e Fava

È da poco terminato lo studio osservazionale sull’ipertensione nell’età adulta ha coinvolto la medicina interna C di Borgo Roma. Per diversi mesi Centocinquanta medici di base e oltre 200mila veronesi hanno compreso come la pressione scateni patologie e malattie.

Lo studio, coordinato dal direttore Medicina interna C Pietro Minuz, è stato presentato in anteprima al congresso di Berlino, “Hypertension and Cardiovascular Protection”, organizzato dalla Società Europea dell’Ipertensione Arteriosa (European Hypertension Society, ESH). Un onore dato dall’alto valore statistico della ricerca.

Per la prima volta Aoui e medici di Medicina generale, coordinati dal dottor Giulio Rigon, collaborano intensamente per arrivare a un unico obiettivo di salute pubblica. Un traguardo rilevante visto che l’ipertensione arteriosa, oltre a essere una delle malattie croniche più diffuse al mondo, è la principale causa di morte cardiovascolare.

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La ricerca

La ricerca è stata intitolata: Ipertensione non controllata e ipertensione resistente: prevalenza, comorbidità e farmaci prescritti in 228.406 adulti residenti in aree urbane. Uno studio osservazionale di popolazione: un lavoro che ha raccolto le informazioni anonimizzate relative alla diagnosi di ipertensione, ai farmaci utilizzati nella cura e alle condizioni di malattia presenti in un terzo della popolazione adulta della provincia di Verona.

Oltre a Petro Minuz e al Giulio Rigon, alla ricerca hanno partecipato anche Cristiana Fava, Simone Romano, Andrea Sartorio e Martina Albrigi.

I risultati

Lo studio epidemiologico ha mostrato che il 19% del campione, quindi 43.526 veronesi, è affetto da ipertensione arteriosa. Un dato in linea con la tendenza nazionale, anche nella distribuzione fra i sessi. Lo studio epidemiologico ha mostrato che il 19% del campione, quindi 43.526 veronesi, è affetto da ipertensione arteriosa. Un dato in linea con la tendenza nazionale, anche nella distribuzione fra i sessi. Questa malattia colpisce maggiormente il sesso femminile, ma è più presente negli uomini sotto i 50 anni mentre nelle donne è più frequente sopra i 65 anni.

I pazienti più giovani, che meno frequentemente presentano altre patologie, e quelli con un minore numero di farmaci hanno una maggiore percentuale di ipertensione non controllata. È stato rilevato che quasi il 40% della popolazione di ipertesi (16.577 pazienti), non ha monitorato la propria pressione arteriosa nei due anni precedenti. Ciò rende impossibile sapere se tale fetta di popolazione abbia realmente raggiunto gli obiettivi di cura previsti. Ad aggravare il quadro, si è visto che circa la metà dei pazienti che eseguivano periodicamente una misurazione della pressione arteriosa presentano valori superiori a quelli raccomandati.

Considerazioni

Molti casi permangono non diagnosticati e di conseguenza non trattati per svariate ragioni: bassa consapevolezza individuale dell’importanza della misurazione regolare della pressione arteriosa. Capita anche che la rilevazione di elevati valori pressori viene imputata a circostanze occasionali o momentanee. La pressione arteriosa viene misurata in modo individuale senza che i valori rilevati siano comunicati al proprio medico di Medicina generale o medici specialisti.

La sottostima nella diagnosi di ipertensione arteriosa non è tuttavia il solo problema rilevato dallo studio epidemiologico. Anche la mancata aderenza alla terapia, spesso abbandonata, la mancata attenzione alla misurazione periodica e il mancato follow up con il curante possono rappresentare elementi di rischio per il paziente che sottovaluta la patologia.

Commenti

Il direttore Medicina interna C Pietro Minuz: «La diagnosi di ipertensione rimane ancora una sfida da vincere. I risultati dello studio dimostrano come sia ancora molto bassa nella popolazione adulta la consapevolezza sull’importanza della misurazione pressoria. E, nel momento in cui si pone la diagnosi di ipertensione arteriosa, è necessaria una collaborazione ed un controllo periodico presso il proprio medico di Medicina generale o presso specialisti».

Pierfrancesco Nocini, Magnifico Rettore università di Verona: «La sinergia tra l’ateneo, l’azienda ospedaliera universitaria integrata e i medici di medicina generale di Verona si rivela, ancora una volta, la strategia vincente per trovare soluzioni adeguate per la salute pubblica, a partire da quella della nostra comunità. Grazie all’indagine e allo studio condotto dal professor Minuz con la sua équipe e dal dottor Rigon abbiamo potuto restituire alle cittadine e ai cittadini uno spaccato della salute dei veronesi da cui tratteggiare linee di intervento mirate per migliorare il loro stato di salute, quindi, la qualità della loro vita».

Carlo Rugiu, presidente Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Verona: «Oltre all’importanza che ricopre dal punto di vista epidemiologico, fornendo dati che potranno contribuire al miglioramento dell’assistenza alla popolazione, questo studio conferma il valore della ricerca che nasce dalla collaborazione tra università e territorio. L’Ordine è la casa di tutti i medici veronesi e si propone come l’anello di congiunzione tra le varie anime del sistema sanitario. Siamo a disposizione di tutti i colleghi e le colleghe con l’obiettivo di operare il più vicino possibile ai cittadini e alle cittadine per fare in modo che trovino risposte alle loro domande e una corretta presa in carico».