Omicidio Khadija, è caccia ai complici

Tradito dalle telecamere di sorveglianza del palazzo, incastrato dalle sue stesse dichiarazioni, il compagno della vittima ieri ha testimoniato. Libero il nipote. Ora si indaga sugli eventuali complici

Ad uccidere brutalmente Khadija è stato il compagno Ajdinaij. A testimoniarlo ieri proprio l’albanese 51enne durante l’interrogatorio di convalida nel carcere veronese di Montorio di fronte al Gip Paola Vacca. Si alleggerisce così, almeno momentaneamente, la posizione del nipote, ora a piede libero, che non esce comunque dal campo visivo degli investigatori. A tradire la dichiarazione dello zio sarebbe proprio la sua malattia, il Parkinson, che lo vedrebbe troppo debole per poter smembrare un corpo con un solo coltello. Per farlo ci vuole forza, e ancor più agilità per poter trasportare i dieci pezzi, poi ritrovati in una zona isolata a Valeggio sul Mincio, fino all’auto. Sono molti i dettagli ancora da chiarire, la scientifica attende il via per poter ispezionare l’abitazione dell’uomo, in cerca di eventuali tracce di sangue, attraverso i controlli con il Luminol, un composto chimico che, illuminato con luce ultravioletta è in grado di evidenziarne le tracce. Ad oggi, si può dire che la donna, la sera del 29 dicembre, è stata colpita al volto, forse con un martello, poi fatta a pezzi e infine “fatta sparire” in un altro luogo. Il movente? Un litigio culminato in tragedia. Ad insospettire i carabinieri era stata la sceneggiata messa in atto dai due nel momento in cui era stato trovato il corpo. Ajdinaij inoltre non aveva avvertito nessuno della scomparsa della donna, e poi quelle immagini delle telecamere di sorveglianza che vedono rientrare a casa la quarantaseienne la sera del 29, in contrasto rispetto a quello che era stato dichiarato dall’uomo, che l’avrebbe vista per l’ultima volta quella mattina.

Poi il telefono resettato del nipote, proprio quella sera. Infine l’opel corsa in uso al nipote, immortalata la sera del 30 dicembre a 700 metri dal luogo del ritrovamento. Insomma, tasselli ancora tutti da riempire. Ora si lavora sui fotogrammi delle telecamere, che daranno una risposta, o meglio, un nome, all’eventuale o agli eventuali complici.