Nuovo piano sanità, Zaia: «Cinque fasi operative»

Il Governatore del Veneto Luca Zaia ha presentato in conferenza stampa il nuovo piano di sanità regionale: l'emergenza sanitaria è stata suddivisa in cinque scenari possibili, in base al numero di pazienti ricoverati in terapia intensiva. Ciascuna di queste fasi attiva delle misure specifiche, con la sospensione totale dell'attività ospedaliera ordinaria nel peggiore dei casi, ovvero qualora dovessero essere ricoverate più di 400 persone in rianimazione. «Non voglio la paralisi degli ospedali. Cittadini, dovete collaborare indossando la mascherina», il monito di Zaia.

Il Presidente del Veneto Luca Zaia ha presentato in conferenza stampa il nuovo piano di sanità regionale per affrontare la fase autunnale della pandemia da Covid-19. Insieme a lui, nella sede della Protezione civile di Marghera, gli Assessori Manuela Lanzarin (Sanità) e Gianpaolo Bottacin (Protezione Civile), il coordinatore del settore emergenza-urgenza, Paolo Rosi, e il tecnico di Azienda Zero Paolo Fattori.

Il bollettino: 2.158.487 i tamponi molecolari effettuati, test rapidi 1 milione mezzo, numero di positivi nelle ultime 24 ore 490 in più, 10.256 i positivi a oggi, in isolamento 13.185, 124 in più, ricoverati 537, +51, in terapia intensiva 61, +9, morti 2.258, dimessi 4.387, sintomatici sono 376 a domicilio, su 9.746, ovvero il 3,8%; il 96% dei positivi è asintomatico.

«Non mi baso sulle parole, ma sui numeri: solo valutando i dati si sa esattamente a che punto si è. Per sconfiggere questo virus, o meglio, per governare questo momento storico, dobbiamo aver sempre i ferri in acqua, nessuno ha la sfera di cristallo in mano quindi non possiamo sapere cosa accadrà a marzo del prossimo anno. Stamattina il piano di sanità è stato firmato da Mantoan ed è stato approvato dal comitato tecnico scientifico: ho chiesto che si facesse un programma stile “semaforo”, che individuasse la fase verde, gialla, rossa. I tecnici hanno così suddiviso il piano in cinque fasi, comparando il piano originario del 13 marzo 2020. In quel momento avevamo 111 malati in terapia intensiva, quindi avevamo deciso di aprire gli ospedali covid. Ora i nostri tecnici hanno mutuato l’esperienza di marzo e redatto questo nuovo piano di sanità pubblica, che sarà il libro mastro che tutta la sanità del Veneto deve seguire».

«Valutando i dati abbiamo capito che dobbiamo avere 200 posti letto disponibili in terapia intensiva “non covid”, perché a marzo con il lockdown non avevamo i pazienti politraumatizzati e gli incidenti sul lavoro, visto che eravamo tutti a casa. Adesso invece dobbiamo tener conto anche di quelli».

LEGGI LE ULTIME NEWS

«Il piano di oggi prevede 1000 posti letto in terapia intensiva, con tot posti di sub intensiva e tot di degenza ordinaria. Le cinque fasi sono queste:

  • fase “verde” da 0-50 pazienti in terapia intensiva in ospedali hub e spoke, ma l’abbiamo già passata perché siamo a 61;
  • 51-150 seconda fase, “azzurra”, quella in cui si colloca oggi il Veneto, con attivazione posti letto aggiuntivi in ospedali hub e posti accessori negli spoke, con eventuali sospensioni o ritardi delle attività ospedaliere programmate;
  • 151-250: terza fase, “gialla”, con attivazione dei Covid Hospital, si preservano le attività ordinarie in hub e spoke, le ordinarie e le emergenze negli hub; si ritarda eventualmente attività ordinaria nei Covid Hospital con trasferimento dell’attività d’urgenza;
  • 251-400: fase “arancione”, prevede anche l’utilizzo di posti letto ricavabili da sale operatorie nei Covid Hospital. In questo caso l’attività ordinaria è preservata solo negli ospedali hub, mentre scatta una parziale riduzione di attività negli ospedali spoke.
  • Infine, qualora dovessero esserci da 400 ricoverati in su fase “rossa”, con sospensione attività ordinaria degli hub: significa che gli ospedali si occupano solo del covid».

«Non voglio la paralisi degli ospedali, i cittadini devono collaborare, prevenire, indossare la mascherina. Il problema di questa patologia è che ci riempie gli ospedali e non possiamo fare le prestazioni ordinarie, se stiamo un mese fermi significa 7 milioni di prestazioni in meno. Se i cittadini non ci danno una mano alla fine il punto in cui ci incontreremo sarà la porta dell’ospedale. Dobbiamo metterci in testa che l’emergenza covid implica l’impossibilità di curare gli altri cittadini».

«Lo stesso meccanismo si utilizza per la valutazione della situazione in area non critica. La fase verde si configura quando sono occupati da 0 a 300 posti letto; la fase azzurra da 301 a 900 posti occupati; la fase gialla da 901 a 1.500 letti occupati; la fase arancione da 1.501 a 2.400 posti occupati; la fase rossa oltre i 2.400 letti occupati. L’attivazione delle singole fasi avviene a livello provinciale, tenendo in considerazione anche quanto emerge dai Piani di Attivazione Aziendali che i Direttori Generali predisporranno entro il 31 ottobre prossimo» è quanto si legge nel comunicato della Regione.