“Non scuoterlo”: la campagna Aoui contro la Sindrome del Bambino Scosso

Redazione

| 11/04/2026
Allestiti dentro e fuori l'ospedale di Borgo Trento due infopoint per spiegare agli utenti le informazioni necessarie per evitare l'insorgenza della Sindrome del bambino scosso (SBS).

Non è propriamente una forma di violenza, ma è comunque un maltrattamento che può avere gravi conseguenze sulla salute del neonato. Si tratta della Sindrome del bambino scosso (SBS), che si verifica quando il bambino viene agitato violentemente, con l’intenzione di calmare un pianto inconsolabile. Se un lattante viene scosso con forza, il cervello si muove liberamente all’interno del cranio con gravissime conseguenze neurologiche quali: emorragie cerebrali o retiniche e edema cerebrale, fino al coma e alla morte.  

Anche quest’anno Aoui risponde alla necessità di sensibilizzazione sul tema, in occasione delle Giornate Nazionali di prevenzione del bambino scosso. Ieri, nella hall del padiglione 30 dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento è stato allestito un info point dove l’équipe del Pronto Soccorso Pediatrico ha spiegato agli utenti le informazioni necessarie per evitare l’insorgenza di casi più gravi. La novità 2026 è lo stand rivolto alla popolazione fuori dall’ospedale, attivo oggi 11 aprile in piazza Vittorio Veneto dalle 11 dalle 19. L’intera iniziativa è svolta in collaborazione con la fondazione internazionale Terre des Hommes e Simeup (Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica).

L’incidenza

La sindrome del bambino scosso è un quadro clinico caratterizzato da una serie di gravi lesioni che subisce un bambino piccolo, generalmente al di sotto dei 2 anni. L’incidenza a livello globale è di 20-30 casi su 100.000. Il dato è comunque sottostimato dal momento che è spesso difficile da diagnosticare, quindi i casi non vengono intercettati e di conseguenza non segnalati. Il picco di incidenza della SBS si ha tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita, periodo di massima intensità del pianto del lattante. Nei primi mesi di vita, le caratteristiche anatomiche del neonato aumentano il rischio di sviluppare lesioni cerebrali: il piccolo non ha il controllo del capo perché i muscoli del collo sono deboli; la testa è più grande rispetto al resto del corpo; il cervello ha una consistenza gelatinosa e quindi risulta più vulnerabile; infine, esiste una differenza di forza e dimensione tra il bambino e il caregiver. 

I sintomi

Non è facile per i genitori rendersi conto della sindrome in atto. Spesso i bambini vengono portati in Pronto soccorso per altri sintomi: vomito, inappetenza, difficoltà di suzione o deglutizione, irritabilità, letargia, assenza di sorrisi o di vocalizzi, rigidità o cattiva postura, difficoltà respiratorie, aumento della circonferenza cranica, difficoltà di controllo del capo, frequenti e lamentosi pianti incontrollabili e, nei casi più gravi, convulsioni e alterazioni della coscienza, fino all’arresto cardiorespiratorio. Il personale sanitario sottolinea l’importanza di non sottovalutare nessuno di questi segnali e di recarsi al Pronto soccorso il prima possibile se si ha anche solo il dubbio di aver scosso il proprio bambino. 

Pochi movimenti violenti potrebbero stirare i tessuti o provocare emorragie e ischemie, causando danni cerebrali permanenti che ad oggi si registrano in più della metà dei casi. I bambini scossi durante la loro infanzia potrebbero poi riportare disturbi dell’apprendimento, cognitivi e comportamentali, oltre che ritardi nello sviluppo psicomotorio. Le conseguenze più gravi possono anche arrivare al decesso del neonato, una condizione che, secondo la letteratura scientifica, affligge 1 bambino su 4.

Cosa non fare

Il pianto del lattante, soprattutto nei primi mesi di vita, può sembrare davvero inconsolabile e, talvolta, il riflesso dei genitori può essere quello di scuoterlo, come espressione di frustrazione e stanchezza. Per calmare il piccolo, si consiglia, dopo essersi accertati che non abbia febbre o coliche, averlo nutrito, cambiato, coccolato e rassicurato, di cullarlo nella carrozzina, fargli fare un giro in macchina o un bagnetto rilassante, oppure di fasciarlo con un lenzuolo piegandogli gli arti in modo che ritorni in posizione fetale. Se non dovesse bastare, e il caregiver sentisse il venir meno della pazienza, si invita a lasciare il bambino in un posto sicuro, ad allontanarsi e a chiedere aiuto. 

Casistica Aoui

Sono circa 3/5 l’anno i casi dei neonati curati per la Sindrome del Bambino Scosso. Data la complessità nel diagnosticare la sindrome, altrettanto difficile è avere dati certi. Nel Pronto soccorso pediatrico di Aoui più della metà dei neonati scossi alla Risonanza magnetica presenta lesioni sia fresche sia pregresse e un caso su 3 non è la prima volta che arriva in Pronto soccorso. Il 65% dei pazienti proviene da nuclei familiari fragili, con casi di depressione, abuso di droghe e episodi di violenza che aumentano la difficoltà nel gestire il pianto incontrollato del bambino. 

Allo stand informativo erano presenti il dott. Pierantonio Santuz, direttore, la dott.ssa Valentina Guilarte caposala e dott.ssa Giovanna La Fauci pediatra. 

Dott. Pierantonio Santuz: «A Verona, la sindrome del bambino scosso riguarda circa 3-5 casi all’anno. Dico ‘circa’ perché non è facile quantificare con esattezza questo fenomeno. Nella nostra realtà, i casi più gravi hanno un’incidenza di 1 o 2 bambini l’anno: si tratta di situazioni in cui il piccolo presenta sintomi pesanti, dalla ridotta coscienza fino al coma, che purtroppo lasciano esiti neurologici permanenti. Non è un problema solo locale: a livello globale, questa sindrome si verifica con una frequenza di 20-30 casi ogni 100 mila bambini».

Dott.ssa La Fauci: «Aoui aderisce al progetto nazionale di prevenzione della Sindrome del bambino scosso. Una forma grave di maltrattamento fisico che, purtroppo, avviene spesso in modo inconsapevole da parte del genitore o del caregiver. Il fenomeno interessa solitamente i neonati tra le due settimane e i sei mesi di vita, in coincidenza con il periodo in cui il bambino piange di più senza un motivo apparente. Lo stress e l’esasperazione portano chi si prende cura del piccolo a compiere questo gesto nel tentativo di farlo smettere. Tecnicamente, la testa del neonato pesa molto più del resto del corpo e, a causa della fisiologica lassità legamentosa del collo, lo scuotimento fa muovere il cranio a una velocità eccessiva. L’encefalo, che ha ancora una consistenza gelatinosa, urta violentemente contro le pareti ossee, causando contusioni ed emorragie cerebrali. Questi traumi spiegano i quadri clinici neurologici con cui i bambini giungono in ospedale e che possono portare anche al decesso. Un bambino su tre sopravvive, ma spesso riportando esiti cerebrali gravissimi».

Dott.ssa Guilarte: «Oggi vogliamo fare un appello a genitori e caregiver. Se vi accorgete che state per perdere il controllo e avvertite di non farcela più, fermatevi e chiedete aiuto: a un amico, ai nonni, a chiunque vi sia vicino. Rivolgetevi con fiducia al vostro pediatra di libera scelta o al nostro Pronto Soccorso Pediatrico, che è attivo 24 ore su 24, ogni giorno dell’anno. Non siete soli: se siete in difficoltà, chiedete aiuto a noi».

Agli stand informativi sono presenti anche gli altri membri dell’équipe del Pronto Soccorso pediatrico: dott.ssa Agnese Corbelli medico, Chiara Sandri specializzanda, dott. Davide Salvagni medico, Mariavittoria Colella specializzanda, dott.ssa Giovanna La Fauci medico, dott. Pierantonio Santuz direttore Pronto soccorso pediatrico, dott.ssa Valentina Guilarte caposala Pronto soccorso pediatrico, dott.ssa Gloria Agazzi Direzione medica ospedaliera, Orazio Augusto Guarrera specializzando, dott. Luca Bertuzzi infermiere Pronto soccorso pediatrico, dott.ssa Simona Spada medico, dott.ssa Virginia Murri medico Pediatria C, dott.ssa Federica Minniti medico.

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