Nocini: «Ho sempre cercato di dare cambiamento e stimoli ai giovani»
Redazione
Pier Francesco Nocini, magnifico rettore dell’Università di Verona, ha ripercorso i sei anni del suo rettorato in occasione dell’evento “Univr oggi. Riflessioni a più voci”, durante il quale è stata conferita la Laurea honoris causa a Piero Ferrari.
«Sei anni fa, prima della pandemia, l’ingegner Ferrari era venuto qua come nostro ospite. Alla conclusione di questo percorso ha ricevuto la Laurea honoris causa, che ritengo sia fondamentale anche per tutto il lavoro che sta facendo, non tanto in Ferrari, ma in HPE Ingegneria. Questo riconoscimento serve a dare uno stimolo ai ragazzi, che in questi periodi sono stati un po’ trascurati. Io ho sempre cercato di proporre un sorriso, comunque uno stimolo, e penso di esserci riuscito. Sono realmente contento di aver finito. Ricordatevi che ho avuto degli anni terribili, perché due anni di Covid hanno tagliato molto, però ritengo di aver dato in maniera sincera il massimo di quello che si poteva fare. Ho cercato di dare un cambiamento, coinvolgendo tutti, non essere un uomo solo, ma creare più gruppi per discutere».
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Rispondendo a chi chiedeva come avesse cambiato l’università, Nocini ha sottolineato: «La carica ha un significato relativo, è l’uomo o la donna a dare valore. Questa solitudine della baronia a me non è mai piaciuta e io ho fatto di tutto per cambiarla. Ho cercato di dare opportunità, anche in condizioni difficili: con un ISEE di 27mila euro ho fatto studiare più di 8.500 ragazze e ragazzi. È un’università piccola questa, ma ho cercato di trasmettere il concetto di come ci si deve comportare. Alcune barriere devono essere distrutte».
Il rettore ha poi evidenziato il tema del mismatch tra domanda e offerta di lavoro: «Oggi ci sarà il punto con Orsini, presidente di Confindustria, e con Paola Rotonda, ed è uno degli argomenti più importanti. Ho finito e sono soddisfatto: posso regalare la mia esperienza per dare un po’ di serenità. Studiare è fondamentale, la cultura è la spina dorsale, ma bisogna adeguarsi ai tempi. Non possiamo più fermarci alla sola cultura, dobbiamo guardare avanti. Questo i giovani ci chiedono. Dopo tornerò a fare a tempo pieno il chirurgo, e vedremo».
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