Zavarise: «Soddisfazioni? Aver dato speranza ai commercianti»

L'assessore alle attività economiche e produttive, commercio e arredo urbano del Comune di Verona ripercorre il mandato che si sta per concludere, ricordando, in particolare, i periodi drammatici delle chiusure e delle limitazioni imposte ai negozianti per il Covid. «Momenti difficili, abbiamo cercato di dare conforto e risposte concrete. Abbiamo ricevuto molti grazie».

Nicolò Zavarise
Nicolò Zavarise

Nicolò Zavarise, assessore alle Attività e al Commercio del Comune di Verona, racconta la sua prolifica carriera politica e le difficoltà riscontrate nel periodo di pandemia.

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31 anni, giovane, ma già con un’esperienza politica navigata. Giusto?

Mi sono iscritto per la prima volta nella Lega nel 2009. È stata un’esperienza a cui ho voluto avvicinarmi, inizialmente per curiosità e per attinenza di valori. Ho riscontrato le caratteristiche che cercavo in politica nella Lega, e da lì è iniziato il mio percorso che prosegue ancora oggi.

Nel suo curriculum vanta anche una bella collaborazione anche con Lorenzo Fontana. È stata una scuola importante, immagino…

Sì, è stato un periodo molto importante e una grande scuola politica. Lavorare accanto a un profilo importante come quello di Fontana ti porta un bagaglio importante da tutti i punti di vista. Questo tipo di esperienze aiuta a capire le dinamiche più profonde della politica, che magari dall’esterno sono difficili da capire.

Poi è arrivata l’occasione di entrare in Circoscrizione, prima come commissario e poi come Presidente…

Esattamente. Nel 2012 sono stato nominato commissario della 3^ Circoscrizione, mentre nel 2017 invece mi sono candidato. Direi che è andata molto bene, visto che sono stato eletto presidente.

E poi invece è arrivata l’opportunità di Palazzo Barbieri. Com’è stato ricevere la notizia e cos’ha provato entrando per la prima volta in Sala Gozzi?

Diciamo che è stata una cosa che non mi aspettavo. Da un certo punto di vista mi ha dato tanta emozione ma anche tanta responsabilità. Fare l’assessore in una città di rilievo come Verona è una bella responsabilità, dopotutto. Ho accettato però di buon grado: volevo anche mettermi alla prova. Dopo meno di un anno però è arrivata la pandemia a cambiare tutti i miei piani. La prima volta che mi sono seduto in Sala Gozzi ho provato molta emozione. Non sapevo bene cosa dire e come comportarmi. Ho cercato di esplorare e studiare questo nuovo mondo, andando con i piedi di piombo e in maniera prudente. Si tratta di un percorso formativo e non si finisce mai di imparare.

Essere assessore alle Attività Commerciali in periodo di pandemia non dev’essere stato semplice…

Per niente, ho trascorso tante notti in bianco. Ricordo soprattutto quando aspettavamo i DPCM che davano le nuove regole di condotta e soprattutto le norme da applicare per i pubblici esercizi. C’era un flusso normativo veramente dinamico, stare al passo era difficile per tutti. Calare nel pratico qualcosa di teorico come una legge, poi, non è così scontato. Per esempio, quando abbiamo iniziato a riaprire i mercati rionali c’erano molti parametri da rispettare, come i controlli e la perimetrazione, abbiamo lavorato molto anche con le associazioni di categoria per riuscire a riaprire rispettando tutto l’iter normativo.

C’è qualche iniziativa o progetto del suo operato che ricorda con particolare soddisfazione?

Le soddisfazioni più grandi le abbiamo ricevute negli occhi dei gestori quando hanno appurato la certezza di poter riaprire e ripartire. Tutte le opportunità che abbiamo dato, come l’estensione dei plateatici, sono state fonti di orgoglio. Quando un ristoratore ti dice “quest’iniziativa ha salvato la mia attività” è un’emozione che ti rimane impressa. Dietro a ogni attività c’è infatti una famiglia, dei dipendenti e in primis delle persone. Un’altra importante soddisfazione è stato il progetto “Bottega Amica” che prevedeva l’acquisto di beni alimentari da parte dei negozi di vicinato, altre attività penalizzate dalla pandemia. Insieme a dei volontari abbiamo formato dei kit alimentari e li abbiamo consegnati a casa delle persone che non potevano muoversi o facevano fatica ad andare al supermercato. In tantissimi hanno aderito, sia cittadini che botteghe, ma anche volontari. È stata una bella dimostrazione di umanità.

Che effetto le fa vedere oggi la città brulicante di turisti?

Fa piacere. Abbiamo vissuto momenti davvero difficile. Quando perdi un’attività economica è un fallimento, non dell’assessore ma del sistema. Vogliamo dare a tutti le migliori opportunità per esercitare la propria impresa. Vedere tante persone in città è bello: significa che Verona ha mantenuto la sua attrattività e sta rispondendo bene. L’auspicio è che da qui in avanti si continui a lavorare in questo senso.

Il 12 giugno lei ci sarà di nuovo, giusto?

Assolutamente sì, non posso mancare. La politica è passione. Va fatta solo se la si sente fremere dentro di noi. Fare politica significa essere a disposizione 24/7. Non ci sono momenti in cui ti prendi una pausa. Bisogna essere sempre pronti a risolvere le criticità e confrontarsi.

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