Lavoro, eccellenze venete, autonomia e autogoverno. Sono le parole chiave del Partito dei veneti, che oggi con lo “Tsunami Veneto” si è presentato in sette città, una per provincia della regione. La sezione veronese, guidata da Daniela Baldoria e Michele Tittonel, ha piantato le proprie bandiere questo pomeriggio al Mad’, in Zai.

Entità nata dall’unione di diversi partiti e movimenti già esistenti, il Partito dei Veneti intende fare sintesi per avvicinare la regione a una maggiore autonomia. “Autogoverno” è la parola d’ordine scritta a lettere cubitali sui manifesti.

Serpeggia fra i presenti oggi una dose di delusione nei confronti dei partiti nazionali tradizionali, e in particolare verso la Lega (Nord) per le promesse non mantenute di autonomia. Non mancano un pizzico di nostalgia nei confronti della Serenissima e le rivendicazioni sulla lingua veneta. La platea non ha esitato a rispondere in coro “San Marco!” al grido “Per mare, per terram” lanciato dal palco.

Premettendo di non voler disturbare troppo Martin Luther King citandolo, la coordinatrice veronese del Partito dei Veneti, Daniela Baldoria, ha esordito con «Mi gò un sogno». Il sogno è quello di un Veneto florido, da raggiungere, secondo Baldoria, solo con una gestione interna del territorio e delle risorse.

Puntualizzati, dalla coordinatrice, chi sono i Veneti cui il partito si rivolge: «Non c’è una questione di purezza del Veneto, non è una questione etnica. Per noi, “veneti” sono tutte le persone che si sono trasferite in Veneto, che apprezzano la nostra cultura. Chiunque abbia scelto di vivere qui, a prescindere dalla sua provenienza, etnia, credo o tendenza».

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