Gli esperti tornano sulle tracce dell’uomo che visse nella zona delle Colombare di Negrar tra il 4300 e il 2000 a.C. Si torna a scavare dopo 60 anni di stop, l’ultimo fu infatti l’allora direttore del Museo di Storia Naturale di Verona Francesco Zorzi, nel 1967.

Le sue ricerche portarono a galla reperti storicamente molto importanti come la ceramica, i manufatti in selce e pietra levigata e un’ascia in rame. Ora da qui, la Soprintendenza ai Beni Culturali di Verona in collaborazione con l’Università di Milano, cercheranno di ricostruire il clima, il rivestimento vegetale e l’economia di sussistenza di quei secoli.

Un’attività ben voluta anche dall’amministrazione di Negrar.

Il sito è stato indagato all’inizio degli anni cinquanta del secolo scorso dall’allora direttore del Museo Civico di Storia Naturale di Verona Francesco Zorzi e successivamente, nel 1967, dalla Soprintendenza alle Antichità per le Venezie con una breve campagna affidata al Prof. Leone Fasani. Infine, alcuni sondaggi sono stati condotti nel 2015 dalla Soprintendenza di Verona sotto la direzione del Dr. Gianni De Zuccato.

 

Gli importanti reperti provenienti dalle ricerche novecentesche (ceramica, manufatti in selce e pietra levigata, un’ascia in rame e abbondanti reperti faunistici), che indicano una frequentazione dell’area tra il 4300 e il 2000 circa a.C., fanno delle Colombare uno dei più significativi abitati della preistoria recente dell’Italia settentrionale.
La ripresa delle ricerche è stata possibile grazie alla collaborazione e agli accordi raggiunti coi proprietari dei fondi su cui si trova il sito: Michele Turrini, Sonia Ceschi, Chiara Ceschi, Lina Righetti e Renzo Ceschi.
Gli scavi novecenteschi furono condotti con metodi e pratiche sul campo meno accurati di quelli odierni e con finalità diverse.
Le attività di ricerca sono riprese pertanto per cercare di comprendere meglio il contesto, anche dal punto di vista ambientale e territoriale, in cui l’abitato venne fondato e prosperò, forse con alcune soluzioni di continuità, per più di 2000 anni.

Un rilievo topografico dell’area, con la messa in pianta dei punti in cui sono stati effettuati i saggi Zorzi e della posizione dei reperti affioranti in superficie, a cura del Dr. Cristiano Putzolu dello Staff scientifico, stanno indirizzando le vere e proprie attività di verifica della consistenza del deposito archeologico.

Attività di ricerca 2019

I limitati sondaggi di scavo sono finalizzati alla raccolta di informazioni sulle stratificazioni archeologiche, sulle loro caratteristiche fisiche (analisi affidate al Dr. Cristiano Nicosia), sui contenuti archeobotanici e faunistici (resti di pasto – Dr.ssa Alfonsina Amato).

I dati raccolti serviranno a ricostruire l’evoluzione ambientale del sito dalla preistoria ai nostri giorni, il rivestimento vegetale, il clima, l’economia di sussistenza etc. Campioni
in materia organica (carboni, ossa) saranno sottoposti al metodo del carbonio 14 per ottenere datazioni assolute (allo stato attuale ancora non disponibili) utili a definire le scansioni temporali della frequentazione del sito e a mettere in luce eventuali temporanei abbandoni.

Il villaggio delle Colombare era certamente parte di una rete di villaggi che tra il Neolitico recente e il principio dell’età del Bronzo interagivano tra loro sui Lessini, e possedeva un proprio territorio di riferimento che consentiva la pratica di agricoltura e allevamento e lo sfruttamento delle risorse ambientali (ad esempio l’ottima selce locale).

Per mettere a fuoco nel dettaglio la fisionomia di questa rete e per comprendere ciò che l’ambiente poteva offrire alla comunità stanziata alle Colombare, ricognizioni di superficie sono in corso in questi giorni a cura degli studenti dell’Università di Milano.
Le ricerche sono finalizzate al reperimento di dati utili a sottoporre l’area ad una più proficua e incisiva azione di tutela, e per valutare le potenzialità del sito per lo sviluppo di un progetto di valorizzazione pubblica dell’area.

 

Staff e partecipanti
Direzione scientifica: Prof. Umberto Tecchiati, Università degli Studi di Milano e Dr.ssa Paola Salzani, funzionario archeologo della Soprintendenza di Verona
Staff scientifico
Dr.ssa Alfonsina Amato, archeologa preistorica e archeozoologa (Università degli Studi di Milano)
Dr. Luigi Magnini, archeologo preistorico e specialista in telerilevamento (Università degli Studi di Padova)
Dr. Cristiano Nicosia, archeologo preistorico e geoarcheologo (Università degli Studi di Padova)
Dr. Cristiano Putzolu, archeologo preistorico e topografo
Dr.ssa Chiara Reggio, archeologa preistorica (Università degli Studi di Milano)
Dr. Stefano Viola, archeologo preistorico (Università degli Studi di Milano)
Partecipano alle ricerche circa venti studenti dell’Università degli Studi di Milano per lo più iscritti al Corso di Laurea in Scienze dei Beni Culturali, e specializzandi della Scuola di Specializzazione in Beni archeologici dell’Università degli Studi di Milano.

Sito internet:
http://www.sbap-vr.beniculturali.it/

Colombare di Negrar di Valpolicella


Social:
Twitter: @sabapverona
Instagram: @sabapverona.it
https://www.facebook.com/colombare/
https://www.instagram.com/scavodinegrar/
https://www.facebook.com/preistoriaprotostoria.unimi/

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.