Non aprire agli sconosciuti, anche in divisa. Non rispondere alle telefonate di interlocutore di cui no si conosce l’identità. Ma sopratutto non avere remore a chiedere aiuto se truffato.

Sono alcuni dei consigli che la Polizia di Stato – dispensa agli anziani (ma non solo) che rimangono in città mentre parenti e amici sono in vacanza e diventano un bersaglio facile di truffe sempre più perfezionate, da parte di malintenzionati con abilità di livello professionale.

Oggi alla Questura di Verona la dirigente dell’ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Verona Anna Capozzo ha rilanciato il focus sulla campagna nazionale contro le truffe agli anziani “Più sicuri insieme”, giunta alla quarta edizione e presentata lo scorso maggio al ministro dell’Interno Salvini e al capo della Polizia vicario.

Nel triennio 2016-2018 è stato riscontrato il lieve incremento delle truffe agli anziani. Un dato che – avverte la Capozzo – deve essere letto in positivo come aumento dei reati denunciati, a fronte di una maggiore acquisita consapevolezza da parte dell’anziano che si è sentito truffato e ha deciso di reagire.

«Non si deve trascurare – ha detto la dirigente – lo stato d’animo dell’anziano, che si sente truffato e prova vergogna nel definirsi soggetto che rientra nella fasce sensibili e quindi ha remore nel chiedere aiuto».

La  Polizia di Stato mantiene alta l’allerta sulle truffe alle persone più deboli, e aggiorna di continuo la lista  delle tattiche usate dai criminali per colpire gli anziani, che specie in estate rimangono soli in città mentre i parenti partono per le vacanze.

Vademecum PIù sicuri insieme