Il Prefetto Cafagna: «Verona ha una grande coscienza civica»

L'intervista al prefetto di Verona Donato Cafagna sulla situazione dei migranti, della loro gestione e dei cambiamenti con il decreto Sicurezza

Abbiamo incontrato il prefetto di Verona Donato Giovanni Cafagna per un panorama del quadro immigrazione nella città scaligera. Il capoluogo veronese è stata la prima città del Veneto ad accogliere i migranti sbarcati nell’ambito dell’operazione Mare Nostrum accogliendone 338 al dicembre 2014.

Anzitutto, un quadro generale di Verona dal punto di vista della sicurezza.

«Per dare un quadro generale dell’ordine a Verona e provincia, anche dal punto di vista dell’andamento statistico dei reati è in atto una diminuzione di tutte le tipologie dei reati, anche quelli di tipo predatorio che hanno un ritorno maggiore in termini di percezione e insicurezza. Verona inoltre dimostra una grande coscienza civica e una grande disponibilità a collaborare con le forze dell’ordine».

Questo come Prefetto rappresenta un punto in più perché  consente di creare quella rete e quel tessuto sociale e istituzionale che è alla base di qualsiasi iniziativa di contrasto al crimine. Un’attenzione particolare va posto all’aggressione della criminalità organizzata. Negli ultimi anni la prefettura ha mostrato grande sensibilità verso i tentativi di infiltrazione che sono stati realizzati. Anzi, possiamo dire che si è trattato più di tentativi perché le attività di prevenzione svolte hanno dimostrato che esiste la tendenza di associazioni criminali campane, calabresi, siciliane ad inserirsi nel tessuto economico con forme di riciclaggio nei settori del turismo, dei trasporti».

Se andiamo a vedere il fenomeno migratorio, Verona si discosta dal quadro nazionale? Ad esempio, sono presenti 35 mila membri della comunità marocchina ma ci sono tante altre nazionalità.

«Il ritorno che ci danno l’amministrazione comunale e le forze dell’ordine è di una integrazione abbastanza importante e di una presenza di immigrati che lavorano e fanno parte a tutti gli effetti della società civile. A questo va aggiunto l’esistenza di fenomenologie criminose ascrivibili a gruppi criminali di immigrati. Grande attenzione delle forze del’ordine a questi fenomeni. Su furti, furti in abitazione l’attività di repressione e di contrasto è sempre ad un alto livello di attenzione.

A questo si aggiunge il fenomeno migratorio più recente, con la presenza che avuto il picco al 30 giugno 2017 di oltre 2700 immigrati e richiedenti asilo che sono stati ospitati nei centri allestiti dalla Prefettura. Oggi quel numero ha avuto una contrazione considerevole, parliamo ora di 1693 immigrati. Questi sono in gran parte nigeriani (circa 700 ) e sono ospitati in 122 centri straordinari ( CAS)».

Come funzionano i Centri per l’accoglienza e le procedure per accogliere i migranti?  

«I CAS sono in gran parte piccole strutture, una scelta opportuna che impatta meno sui territori dei singoli Comuni. In quest’ottica stiamo continuando ad operare. Recentemente è stata bandita una nuova gara per affidare alle strutture la gestione dell’accoglienza e a differenza di quanto accaduto nelle altre province abbiamo avuto una buona risposta da parte delle associazioni, confidiamo di poter collocare tutti i migranti».

Cosa succede quando i migranti entrano nei CAS? 

«La posizione dei migranti nei CAS deve essere vagliata dalla Commissione territoriale per i rifugiati. Noi abbiamo una commissione che opera per la provincia di Verona e per le province del Trentino. Dal primo gennaio ad oggi sono state esaminate 1696 posizioni, questo consente di garantire un flusso continuo di migranti e liberare i centro di accoglienza. Attualmente ne restano da audire 1143 già calendarizzati entro ottobre, restando così le cose la Commissione completerà la propria attività entro quel termine».

«Una volta completata l’attività, si apre la fase dei ricorsi per i provvedimenti di diniego e finché no si completa l’iter del ricorso non è possibile liberare i centro. Va detto che d’altra parte c’è un certo numero di immigrati che si allontana spontaneamente dai centri, molti tendono a cercare un lavoro in Italia o fuori dall’Italia. Grande è l’attenzione della Prefettura verso quanti perdono il diritto all’accoglienza perché abbandonano i centri di accoglienza. Si perde anche per violazioni regolamentari e in alcuni casi anche per la commissione di reati, a dire il vero molto limitati. Dal 1° gennaio 2016 al 30 giugno 2019 sono 22 le posizioni dei migranti che si sono resi responsabili di reati e sono stati quindi espulsi. 12 di questi riguardavano lo spaccio di stupefacenti.»

«Va segnalato che nel contesto complessivo degli immigrati che sono ospiti del CAS, 27 sono i nuclei familiari, per un totale di 145 persone, 55 delle quali sono minori di età inferiore ai 10 anni. Poi ci sono i soggetti vulnerabili, affetti da situazione psicofisica con problem idi disagio fisico o psichico e anche donne vittime di tratta. Su questa c’è un’attenzione e una tutela particolari».

Alla luce del Decreto Sicurezza, ci sono ripercussioni sul diniego alle richieste di asilo? 

«Con l’entrata in vigore della nuova normativa la forma della protezione sussidiaria è stata specificata in alcuni casi particolari, quindi questo ha portato ad una riduzione di questa forma di protezione. Su 1696 richiedenti auditi, ci sono stati numerosi rigetti alla richiesta di protezione internazionale , dato che le ipotesi di richiesta vanno indicate sulla base della presenza, nei Paesi di origine, di condizioni che rendono necessario attivare la protezione internazionale».

Come sono i rapporti con gli enti locali? 

«Devo dire che non abbiamo situazioni di tensione con i Comuni. Quando emerge una situazione di difficoltà cerchiamo di incontrarli e risolverle. Coinvolgiamo i Comuni anche attraverso sopralluoghi da effettuare all’interno dei centri. Trovo giusto che il Comune conosca ciò che avviene sul suo territorio e che sia in grado di intervenire con i propri servizi sociali per dare il suo contributo. Sul territorio di Verona ci sono pochi Sprar, uno a Verona con il progetto Verona Solidale, uno a Bosco Chiesanuova dedicato solo a minori non accompagnati, e a Fumane».