Maxi frode sul carburante, evasi 21 milioni

Un uomo e una donna sono in custodia cautelare in carcere. Altre quattro persone sono agli arresti domiciliari. Il giro d’affari, con base ad Arcole, si aggirava attorno ai 120 milioni di euro. Attraverso una filiera di società cartiere, l’azienda vendeva carburante senza versare nulla all’erario.

21 milioni di Iva mai arrivati nelle casse dell’erario. Una frode fiscale nel commercio di carburante che ha portato ieri all’arresto di 6 persone, per due di loro il Gip ha disposto la custodia cautelare in carcere. Si tratta di un uomo veronese e di una donna di origine bielorussa. Dalle indagini condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Soave emerge come fossero loro le figure apicali dell’associazione a delinquere. Dal 2016 la frode ha permesso di arrivare ad un giro d’affari di oltre 120 milioni di euro. Alla base della piramide c’era una rete di società cartiere con sede a Venezia, Verona, Asti, Roma, Napoli, amministrate da prestanomi nullatenenti. In cima, invece, una società per capitali con base ad Arcole che, attraverso la filiera fraudolenta, ha venduto 80 milioni di litri di carburante senza mai versare un centesimo.

IL METODO.  Funzionava così. I prodotti petroliferi immessi in commercio dal deposito fiscale venivano fatturati alle società cartiere (che si volatilizzavano nell’arco al massimo di tre anni) le quali attestavano falsamente di essere “esportatori abituali” e di godere dell’esenzione fiscale prevista per gli operatori che esportano all’estero. Ma in realtà niente usciva dall’Italia. Il prodotto, ripulito di tasse, passava quindi alla società di Arcole che lo vendeva a distributori stradali e ad altri rivenditori tra Verona, Vicenza, Padova, Brescia, Piacenza, Reggio Emilia, Trento e Ancona. Il prezzo di vendita era molto più basso rispetto a quello degli altri operatori. Attorno al 15% in meno. Oltre a non pagare le tasse, quindi la società di Arcole alterava il mercato di riferimento con prezzi eccessivamente concorrenziali.

LE INDAGINI. Aziende con rapido incremento di volume d’affari, prezzi ribassati rispetto al mercato e anomale movimentazioni di denaro: sono questi gli elementi che la Guardia di Finanza attenziona di prassi soprattutto in un settore come quello del carburante. A far partire le indagini dell’operazione denominata “Oro nero” è stata infatti una movimentazione di 900 mila euro che ha insospettito le fiamme gialle quando la società di Arcole si è costituita.

LE MISURE. Il Gip Luciano Gorra, in questa fase di indagini ha predisposto il sequestro di beni per un valore di 4 milioni e 400 mila euro (denaro, conti correnti, quote societarie, beni mobili ed immobili, riconducibili agli indagati ed alla società coinvolta). Alle sei persone arrestate, residenti in Veneto, Lombardia, Lazio e Campania, è contestato, a vario titolo, il reato di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali. Nel corso delle operazioni di arresto è stato possibile procedere al sequestro di due autovetture, un motociclo, un natante (5 metri), dello stabile ove ha sede la società di Arcole (valore oltre 140 mila euro) e liquidità per oltre 880 mila euro (oltre 30 mila in contanti e oltre 850 mila su conti correnti). La ricerca di ulteriori beni al fine di raggiungere l’importo di cui è stato disposto il sequestro è tuttora in corso.

Appena qualche mese fa, a seguito di ulteriori attività investigative, erano stati sequestrati oltre 130 mila litri di gasolio sottratto al pagamento dell’accisa.

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