Crocifisso in aula? Sboarina: «Non c’è rispetto per i cittadini italiani»

Il primo cittadino scaligero si è espresso a seguito della proposta del ministro dell'Istruzione di togliere il simbolo cristiano dai luoghi pubblici, come le scuole, per renderli laici.

L’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici – nelle scuole, nelle aule di giustizia e nei seggi elettorali – è legittima o è in contrasto con i principi costituzionali di uguaglianza, di libertà di religione e di laicità dello Stato? La questione – che contrappone da decenni cattolici e laici – torna di attualità alla luce delle parole del ministro dell’istruzione Lorenzo Fioramonti, il quale ha detto di ritenere l’esposizione della croce nelle aule scolastiche «una questione divisiva» e di preferire una «scuola laica», suscitando reazioni di disapprovazione da parte del mondo cattolico, favorevoli da parte di atei e agnostici.

Sulla spinosa questione è intervenuto anche il sindaco di Verona, Federico Sboarina, che ha condannato la proposta del neo ministro dell’Istruzione: «C’era da aspettarselo. Dopo varie altre bestialità grilline, il ministro dell’Istruzione adesso è partito all’attacco del crocifisso. Il crocifisso non si tocca né a scuola né negli uffici pubblici perché non è un soprammobile, ma la sintesi di ciò che è la nostra civiltà. – spiega Sboarina – Come italiano e come cattolico sono profondamente offeso dalla proposta di Fioramonti che vuole sostituirlo con una cartina geografica. Non c’è nessun rispetto per milioni di cittadini che si riconoscono nelle radici cristiane, un valore che non ha prezzo e che non è barattabile. È stato proprio un gesto di disprezzo, visto che la cartina geografica e il simbolo della Repubblica in classe ci sono già».

L’ultima pronuncia giurisdizionale di rilievo è stata della Grande Camera della Corte europea per i diritti dell’uomo, che nel 2011, accogliendo un ricorso dell’Italia, ha ritenuto legittima l’esposizione del crocifisso: non può essere considerata un elemento di “indottrinamento” – hanno detto i giudici europei – e dunque non comporta una violazione dei diritti umani.