Aumento della retta per la refezione scolastica, querelle in comune

Polemiche tra i corridoi di palazzo Barbieri per l'aumento delle rette delle mense scolastiche. A lamentarsi sono Alberto Bozza e il gruppo consiliare Pd, a cui ha risposto l'assessore Bertacco: «Si tratta di una differenza che è inferiore al costo di un caffè al giorno».

Parte il battibecco in comune sul caso dell’aumento delle rette delle mense scolastiche. C’è chi parla di “mettere le mani in tasca alle famiglie” e chi prospetta un’amara sorpresa al rientro dalle vacanze estive. A puntare il dito contro l’amministrazione sono, in particolare, il consigliere Alberto Bozza (Lista Tosi) e il gruppo consiliare del Pd composto da Elisa La Paglia, Federico Benini e Stefano Vallani.

Questi ultimi lamentano infatti un’estate «durissima per i cittadini veronesi: dopo l’aumento indiscriminati degli affitti delle case popolari, decisi dalla Regione; dopo il caos organizzativo in cui è precipitato l’Istituto Assistenza anziani, cade una tegola – questa volta per opera del Comune – anche sulla testa delle famiglie che hanno bambini alle scuole elementari o alle medie, che si vedranno aumentare la retta della refezione scolastica del 20% secco in più per tutte le fasce di reddito. – si legge in un comunicato del Pd – Da quest’anno, infatti, per far mangiare a mensa il bambino iscritto ad un classe di tempo pieno occorreranno dai 684 agli 840 euro a seconda della fascia di reddito contro i 570-700 euro dell’anno precedente. Analogamente, il costo unitario di un pasto passa dai 3,80-4,70 euro a seconda delle fasce di reddito ai 4,60-5,70 euro attuali. L’amministrazione si è ben guardata dal renderlo noto alle famiglie, che riceveranno l’amara sorpresa direttamente dalle scuole».

I dem rincarano poi la dose focalizzandosi anche sul trasporto scolastico: «Di un’altra sorpresa, questa volta non dipendente dal Comune, le famiglie dovrebbero essere informate puntualmente: riguarda l’aumento delle tariffe del trasporto scolastico per effetto di una nuova norma sulla quale pende il recente parere della Corte dei Conti 46/2019. È un attacco alle famiglie, per i costi che subiranno e per i modi con cui sono venuti a scoprirlo».

Alle polemiche ha risposto l’assessore all’Istruzione Stefano Bertacco, che ha spiegato le ragioni dell’aumento della refezione scolastica senza: «Capisco che il consigliere comunale Alberto Bozza non possa essere al corrente di tutta la normativa, ma che almeno sia informato sull’argomento di cui vuole parlare, mi sembrerebbe buona cosa. Per quanto riguarda l’aumento delle rette delle mense scolastiche, l’adeguamento è imposto, a livello statale, dal decreto legislativo 63 del 2017. Con questa norma si stabilisce che i Comuni non possono più intervenire per calmierare gli incrementi legati ai costi ma devono trasferire agli utenti le eventuali maggiorazioni, tra cui l’aumento dei prezzi degli alimenti o del costo del lavoro. Senza contare che negli anni scorsi non sono mai stati nemmeno applicati gli aumenti Istat, nonostante ci fosse una specifica delibera di giunta che lo imponesse. – spiega Bertacco – Il ritocco dei prezzi è stato, quindi, un passaggio inevitabile, che abbiamo fatto con la massima attenzione verso le famiglie. Gli incrementi infatti sono stati contenuti al massimo e si tratta di una differenza che è inferiore al costo di un caffè al giorno. Le nuove tariffe a pasto aumentano di 40 centesimi, per le fasce di reddito più basse, fino ad un euro a pasto per chi ha una dichiarazione ISEE superiore ai 50 mila euro o per i non residenti».