Anniversario Primo Levi. Businarolo: «Ricordare per non dimenticare l’orrore»
Cento anni fa nasceva Primo Levi, scrittore, chimico e partigiano torinese che, dopo essere sopravvissuto ad un lager nazista durante la Seconda Guerra Mondiale, divenne simbolo di resistenza per le generazioni future con il libro “Se questo è un uomo“, dove raccontò le sue esperienze e i terribili ricordi del periodo passato in prigionia.
Oggi, nel centenario della sua nascita, la deputata pentastellata veronese Francesca Businarolo, ha ricordato Levi che in un’altra sua grande opera, “La Tregua”, «cita Pescantina, alle porte di Verona, la mia città. – scrive in una nota la Businarolo – Proprio lì tutti i sopravvissuti sono dovuti scendere dal treno che li riportava semivivi dal Brennero, perché la stazione ferroviaria di Verona Porta Nuova così come il ponte ferroviario di Parona di Valpolicella erano stati resi impraticabili dai bombardamenti alleati. In circa 700.000 furono accolti qui, a pochi passi dalla mia casa nella frazione di Balconi, Primo Levi compreso. E il racconto mi emoziona sempre. Ricordare Primo Levi per non dimenticare gli orrori del nazifascismo».
Questo il passaggio all’interno del libro:
“Il 17 di ottobre ci accolse il campo di Pescantina, presso Verona, e qui ci sciogliemmo, ognuno verso la sua sorte: ma solo alla sera del giorno seguente partì un treno in direzione di Torino. Nel vortice confuso di migliaia di profughi e reduci, intravvedemmo Pista, che già aveva trovato la sua strada: portava il bracciale bianco e giallo della Pontificia Opera di Assistenza, e collaborava alacre e lieto alla vita del campo. Ed ecco, di tutto il capo più alto della folla, avanzare verso di noi una figura, un viso noto, il Moro di Verona. Veniva a salutarci, Leonardo e me: era arrivato a casa, primo fra tutti, poiché Avesa, il suo paese, era a pochi chilometri. E ci benedisse, il vecchio bestemmiatore: levò due dita enormi e nodose, e ci benedisse col gesto solenne dei pontefici, augurandoci un buon ritorno e ogni bene. L’augurio ci fu grato, poiché ne sentivamo il bisogno”.
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