Agsm, le preoccupazioni della politica veronese

Nelle ultime ore si sono susseguiti gli interventi degli esponenti della politica locale sulla questione Agsm. Il tema della fusione con AIM, di Vicenza, o addirittura con A2A, di Milano, sta entrando nel vivo della discussione.

agsm aim

Valzer di comunicati stampa e di prese di posizione nelle ultime ore sull’ipotesi di fusione a tre tra Agsm, la multiutility veronese controllata dal Comune di Verona, l’omologa di Vicenza AIM e la milanese A2A. Uno scenario che preoccupa non poco i vari fronti politici veronesi che temono per le sorti della municipalizzata – per alcuni a rischio svendita, se non addirittura capitolazione nei confronti di Milano – e scongiurano un caso simile all’ex Banco Popolare, oggi Banco BPM dopo la fusione con Banca Popolare di Milano, che ad oggi parla sempre più con accento meneghino.

Il sindaco Federico Sboarina ha recentemente dichiarato ai nostri microfoni che Agsm sta bene e che la fusione con AIM si farà, costituendo così un polo interessante e attrattivo nel Triveneto in grado di rispondere a un mercato sempre più affollato e competitivo.

Il sindaco di Verona, Federico Sboarina

LA POSIZIONE DI MICHELE CROCE

A fare da contraltare, ieri, è stato l’ex presidente del Gruppo, Michele Croce, che ha dichiarato: «Il Gruppo Agsm è la sesta multiutility italiana e gode di assoluti primati in termini di innovazione ed efficienza, oltre a godere di un trend di continua crescita sul mercato dell’energia con le recenti vittorie delle gare statali per le forniture alle P.A. e anche alla Nato, tanto che il fatturato 2019 supererà probabilmente la cifra record di 1 miliardo di euro».

«Ciò premesso, non si può nascondere che il settore ambiente con Amia sia sicuramente un settore critico, per la storica incapacità di chiudere il ciclo dei rifiuti, oltre che per la perdurante staticità sul fronte dell’aumento della raccolta differenziata, che, se incrementata, ovviamente ridurrebbe la necessità di ricorrere alle discariche con i relativi risparmi. Ma se il problema è nel settore dell’ambiente perché non limitarsi a risolvere quel problema, trovando accordi solo nell’ambito del riciclo e smaltimento dei rifiuti, anziché svendere tutto il gioiello (Agsm) fatto di energia, reti, centrali, ecc. Ciò hanno fatto realtà simili a Verona in Italia, come ad esempio i Comuni della Brianza con Gelsa Ambiente attraverso una gara a doppio oggetto per la scelta del partner industriale privato, o anche Mantova con Tea Ambiente. In parole semplici: se mi fa male il piede vado dall’ortopedico a farmi curare il piede, non mi curo l’intero corpo!» .

«È ovvio che i colossi milanesi ed emiliani sono affamati di una realtà come quella veronese, forte di storia, tradizione, competitività e insediata su di un territorio ricco. Il problema sull’ambiente è quindi un falso problema. La verità è che c’è a Palazzo Barbieri qualcuno che vuole svendere l’ultimo gioiello di Verona, Agsm, ai colossi di Milano (A2A) o di Bologna (Hera), pur non essendocene bisogno. Pur essendoci strade alternative e limitate, per l’ambiente.
Perché ci sono realtà territorialmente contigue e molto più simili ad Agsm, pronte a realizzare finalmente la multiutility del Triveneto, ovvero AIM Vicenza insieme a Dolomiti Trento e Alperia Bolzano. Se poi, il Comune di Verona, come prospettato dagli “scienziati” di Roland Berger, dovesse alla fine arrivare ad avere il 35% della nuova Agsm, con Vicenza pure al 35% (anche se grande un terzo di Agsm), e il 30% a Milano (ovvero la guida industriale), il danno sarebbe irreparabile, la beffa epocale. Verona perderebbe definitivamente l’ultimo suo gioiello, dopo le banche, dopo l’aeroporto».

Michele Croce sboarina tradimento
Il leader di Prima Verona, ed ex presidente di Agsm, Michele Croce

LA POSIZIONE DI NICOLO’ ZAVARISE

«Fusione AGSM? Se è vero che il mercato lo richiede, altrettanto lo è la necessità di garantire il giusto peso societario. Agsm è un’azienda che fattura più di 800 milioni e che ha più di 1.300 dipendenti, dati da cui non si può prescindere. E’ una società che ha sempre contribuito alla crescita del tessuto sociale ed economico della città, e così dovrà rimanere. Si è appreso che il forte dinamismo del mercato e il rischio causato dalla mancata chiusura del ciclo dei rifiuti espone Verona a pericoli gestionali non più sottovalutabili; tuttavia se un tavolo di confronto deve essere aperto, in una logica industriale, con chiunque si vada a dialogare l’obiettivo deve essere unicamente quello di massimizzare il risultato per Agsm e quindi per Verona».

« E’ pertanto corretto fissare dei principi che indirizzino la discussione prima che si apra il tavolo tecnico, ma è inaccettabile che siano posti degli aut aut sui pesi societari dell’eventuale operazione: quelli vanno discussi in sede di trattativa, numeri alla mano, e con la predisposizione da parte di tutti verso una soluzione condivisibile. Se qualcuno pone vincoli numerici non va nella direzione corretta. Verona deve pensare ai propri dipendenti, alle proprie realtà e garantire immutato non solo il valore di AGSM ma anche la sua azione di sostentamento al bilancio comunale e alle azioni amministrative che abbiano ricaduta sulla città e sulle realtà cittadini che hanno sempre trovato in AGSM un forte sostegno ».

« Se un tavolo deve essere aperto, i principi cardine per noi sono che la maggioranza del capitale resti al socio pubblico, che dovrà avere sempre un ruolo centrale nelle scelte strategiche. Il ruolo dell’eventuale socio industriale dovrà essere finalizzato al perseguimento di efficienza e competitività; dovrà essere mantenuto un forte presidio territoriale salvaguardando la storia e l’identità di AGSM, mantenendo come indirizzo la determinazione ed il sostegno economico ai progetti sociali, culturali ed ambientali delle comunità servite; qualsiasi partner industriale dovrà garantire di non concorrere nel territorio veneto contro AGSM; dovrà essere garantito il sostegno all’occupazione ed al relativo indotto con la salvaguardia dei livelli occupazionali e dell’economia locale; si dovranno incrementare gli investimenti sui territori, sui servizi e sulle infrastrutture; dovrà essere garantita la creazione di valore attraverso una adeguata politica di dividendi rispettando l’attesa di beneficiare di maggiori dividendi grazie alle sinergie industriali derivanti dalla Partnership, oltre a dover garantire il miglioramento degli standard di qualità e dei livelli di efficienza dei servizi erogati sui territori ed alle comunità attraverso tariffe competitive e sviluppo di servizi innovativi » .

nicolò zavarise
Nicolò Zavarise, assessore al Commercio del Comune di Verona

LA POSIZIONE DI FLAVIO TOSI

Non ci sono mai stati sviluppi sulla fusione di Agsm con Aim Vicenza per la creazione di un polo energetico leader. Sboarina aveva solo da deliberare l’accordo raggiunto dalla mia amministrazione, ma da due anni mezzo tergiversa perché la sua reale intenzione è svendere Agsm alla milanese A2A che è un colosso che ci mangerebbe.

Flavio Tosi

LA POSIZIONE DI FEDERICO BENINI E STEFANO VALLANI

«Sulla fusione con Aim (ora diventata fusione a tre) Verona continua a pagare in termini di incertezze ed inconcludenza il prezzo degli scontri interni al centrodestra vicentino, le divisioni della Lega e la poca trasparenza dell’amministrazione Sboarina. Il combinato disposto di questi fattori ha prodotto una proposta di accordo paritario tra Verona e Vicenza che è semplicemente irricevibile».

«Altrettanto irricevibile è l’ipotesi di consegnare la principale azienda pubblica ad un gigante del settore sulla base di una consulenza privata segretata di cui il Consiglio comunale non ha mai discusso, a dispetto della mozione leghista che impegnava l’amministrazione ad aggiornale l’Assemblea su tutti i passaggi».

Stefano Vallani

«Che sia A2A, Hera o chiunque altro, il partner industriale forte va selezionato sulla base di una gara pubblica trasparente e con precisi paletti.
A Verona non serve fare una marmellata, ma assicurare espansione ad una scelta strategica coerente che è quella della fusione con Aim che va chiusa fissando un concambio corretto, non penalizzante per Agsm.
Ancora una volta purtroppo questa amministrazione si dimostra inadeguata nel difendere il patrimonio pubblico dei cittadini veronesi».

Federico Benini

LA POSIZIONE DI TOMMASO FERRARI

«Quando parliamo del futuro di AGSM non si può incentrare il dibattito sui campanili e nemmeno sulle percentuali di concambio, sebbene importanti. Il cuore è capirne la strategia e lo sviluppo che si ha in mente per l’azienda: per questo motivo come Traguardi riteniamo dapprima fondamentale un confronto in consiglio comunale e nelle commissioni competenti relativamente all’operazione. In un mercato delle multiutility molto dinamico è a tutti evidente che stare fermi fa perdere valore alla società e alla città».

« Stallo che, in questi anni, un’amministrazione indecisa ha prorogato e che ha prodotto troppi annunci, invece, di partorire strategie. Gli esponenti della maggioranza si scornano sulle percentuali ma un consiglio comunale che vota l’in house di AMIA è conscio che rende AGSM più debole? Strategia chiara e obiettivi altrettanto chiari per crescere e cercare alleati. Quest’ultima operazione però non deve essere fatta “arbitrariamente” ma attraverso un bando di gara pubblico».

Tommaso Ferrari
Tommaso Ferrari