Veneto senza insegnanti? «Non è emergenza»

A fronte dell'appello lanciato dalla Regione Veneto nei giorni scorsi sulla carenza di insegnanti nelle scuole venete, abbiamo chiesto, dati alla mano, al dirigente tecnico dell'Ufficio Scolastico Regionale Laura Donà di spiegarci il perchè di questa situazione e la gravità di questa penuria tra le mura scolastiche.

Mancano una manciata di settimane all’inizio della scuola e, come ogni anno, il problema che si presenta alle porte di tutti gli istituti scolastici italiani è sempre lo stesso: la penuria di insegnanti. E così le famiglie e gli studenti, il primo giorno di scuola si ritrovano a fare scommesse su quali cattedre rimarranno scoperte (italiano, matematica?…) e, soprattutto, per quanto tempo. Ma è davvero così critica la situazione scolastica italiana? 

laura donà
Laura Donà – Dirigente tecnico Ufficio Scolastico Regionale del Veneto

Nei giorni scorsi la Regione Veneto aveva presentato nero su bianco numeri allarmanti riguardo la carenza di docenti nelle province di Treviso, Venezia e anche Verona, dove addirittura si segnalavano 1400 insegnanti che mancavano all’appello. Per aiutarci a scattare una fotografia reale della scuola veneta e veronese, abbiamo intervistato il dirigente tecnico dell’Ufficio Scolastico Regionale Veneto, Laura Donà, che ci ha spiegato il meccanismo dietro le assunzioni degli insegnanti e ci ha illustrato i dati dell’Ufficio Scolastico di Verona.

ORGANICO “DI DIRITTO” E ORGANICO “DI FATTO”

Innanzitutto «non è vero che mancano gli insegnanti, tanto’è che non sono 1400 i posti scoperti a Verona, ma siamo sotto i mille. – spiega il dirigente tecnico – Ed è un numero fisiologico: noi abbiamo sempre uno scarto tra quelli che si chiamano posti di organico “di diritto” e organico “di fatto”: lo Stato ha un numero di posti che è fisso e calcolato a gennaio o febbraio su un numero di classi sicure. Poi eventuali evenienze, che emergono successivamente, danno luogo ad un organico che viene chiamato “di fatto”, che rappresenta un numero superiore di fabbisogno perchè avremo sempre una varianza legata o al trasferimento di studenti o a un numero di studenti bocciati dei quali noi veniamo a conoscenza dopo che l’organico “di diritto” viene formato».

IL PROBLEMA DEGLI INSEGNANTI DI SOSTEGNO

A segnare l’assenza più consistente, però, non sono gli insegnanti ordinari, ma quelli di sostegno, che mancano di specializzazioni: «Il dato più mobile che noi abbiamo è quello sugli insegnanti di sostegno perché vengono assegnati in base al numero di certificazioni che possono essere redatte dalle Ulss: una famiglia che ha un figlio o una figlia con delle difficoltà, se non è una difficoltà conclamata fin dalla nascita ma emerge durante il percorso scolastico, può chiedere in qualsiasi momento un approfondimento diagnostico e poi l’assegnazione di un insegnante di sostegno. – continua Donà – E noi abbiamo su tutto il territorio nazionale, in particolare nel Nord e da noi nel Nord-Est uno scarto elevato tra docenti di sostegno con titolo di specializzazione e docenti senza titolo. Qui a Verona, sul sostegno alla scuola primaria, avevano 222 posti scoperti da dare con contratto a tempo determinato e ne hanno coperti solo 29. All’infanzia invece erano 17 i posti scoperti e ne hanno coperti solo 6. Vuol dire che abbiamo una necessità di docenti di sostegno molto più elevata rispetto a docenti titolati per poter coprire questi posti».

Per trovare una soluzione, però, serve andare all’origine del problema, nelle università: «Il problema a monte è che le università, che sono i soggetti titolati a svolgere i corsi per rilasciare il titolo di specializzazione, hanno autorizzazione dal Ministero dell’Istruzione per posti che sono inferiori alle necessità: è un gatto che si morde la coda». Nonostante le difficoltà, però, la macchina organizzativa funziona comunque e, come assicurato dal dirigente tecnico Laura Donà, «nessun alunno disabile resterà senza insegnante di sostegno, perché le singole scuole andranno a nominare docenti non aventi titolo di specializzazione. Il Veneto poi dispone di centri territoriali per la formazione: scuole alle quali vengono assegnati finanziamenti per la formazione degli insegnanti di sostegno con e senza titolo per fornire delle conoscenze di base».

EMERGENZA Sì O NO?

Si può parlare quindi di situazione allarmante? «Non è corretto dire siamo in emergenza, – commenta Donà – semmai abbiamo sempre un numero abbastanza consistente di docenti che svolgono l’insegnamento con contratti di lavoro a tempo determinato. Si può ridurre questo numero? La legge 107 ci aveva provato e aveva ridotto il numero, ma capita che se abbiamo un certo numero di persone che vanno in pensione e non abbiamo concorsi in cui immettiamo nuovi docenti abilitati, abbiamo più persone con contratti a tempo determinato».

LA CONTINUITÁ DIDATTICA, PRO E CONTRO

Sul capitolo della “continuità didattica” poi, di cui aveva parlato anche l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan invocando l’autonomia per garantire gli stessi docenti alle stesse scuole, Laura Donà chiarisce che il meccanismo è più complesso: «Se in graduatoria c’è una persona che ha più punti di quello che darebbe continuità, viene data la cattedra a quello che ha più punti. Non è così semplice garantire la continuità didattica a fronte del fatto che gestiamo nomine con personale senza titoli: da un lato c’è una massima tutela al diritto all’istruzione, ma questo diritto ha come contropartita il fatto che abbiamo una maggiore variabilità di continuità. Bisognerebbe mettersi intorno a un tavolo e vedere come coniugare le norme che regolano il reclutamento del personale con questa condizione. L’elemento della continuità, comunque, è un valore aggiunto ma non determinante. Spesso abbiamo assistito a episodi di “sana discontinuità”: a volte un insegnante che magari è rimasto non aggiornato alle ultime metodologie può essere una garanzia dal punto di vista affettivo ma non professionalmente».

IL CAPITOLO SUI DIPLOMATI MAGISTRALI

Grande incognita era rimasta anche quella riguardante gli insegnanti con titolo di diploma magistrale, esclusi dalle graduatorie: «Tutte queste persone saranno comunque nominate, ma avranno una nomina con una clausola di provvisorietà: queste persone non possono avere un contratto a tempo indeterminato perché il loro titolo non è conforme». 

E per quanto riguarda il primo giorno di scuola, saranno tutti in cattedra i docenti al suono della campanella? «Il primo giorno di scuola tutti gli insegnanti saranno in cattedra. I buchi che potremmo avere saranno solo sul sostegno, ma solo perché si impiega di più a trovarli».