Non-autosufficienti, da Regione nuovi fondi per l’assistenza residenziale

In totale, quindi, la Regione impegna quest’anno 32 milioni di euro in più rispetto al 2015 per impegnative di residenzialità.

Priorità all’assistenza residenziale e semiresidenziale ad anziani e persone con disabilità, cioè ad accorciare le liste di attesa per l’inserimento in case di riposo, case famiglia e centri diurni. Questa l’indicazione-chiave del riparto del Fondo regionale per la non-autosufficienza 2019, contenuta nel provvedimento approvato dalla Giunta regionale, su proposta dell’assessore alla sanità e al sociale Manuela Lanzarin, e ora trasmesso alla quinta commissione del Consiglio regionale per il parere di competenza.

«Nel riparto di quest’anno ci sono 13 milioni in più per le impegnative di residenzialità per gli anziani nelle case di riposo e quasi 10 milioni di euro in più per le rette dei Ceod e delle strutture residenziali per disabili – conferma l’assessore Lanzarin – Abbiamo scelto di rafforzare le quote del fondo dedicata alla residenzialità e di razionalizzarne le diverse voci di spesa al fine di aumentare il numero delle impegnative per anziani e disabili. E l’abbiamo fatto senza nulla togliere agli altri servizi che la Regione assicura ai non autosufficienti. Di fronte al continuo invecchiamento della popolazione, al numero crescente di anziani soli e alle domande di ‘sollievo’ assistenziale da parte delle famiglie, la priorità è aumentare le rette con contributo regionale nelle strutture residenziali».

Il Fondo 2019 per la non autosufficienza risulta avere una dotazione finanziaria complessiva di 786,1 milioni di euro, oltre 22 in più rispetto allo scorso anno. Nel fondo confluiscono le risorse stanziate dalla Regione con il proprio bilancio (739,6 milioni di euro) e la quota trasferita al Veneto del Fondo nazionale per la non autosufficienza (45,5 milioni di euro).

Nella suddivisione adottata quest’anno il fondo riserva la ‘parte del leone’ alle impegnative di residenzialità per gli anziani: 493,6 milioni di euro (pari al 62,8 per cento), 13 milioni in più dello scorso anno, sono dedicati, appunto, ai contributi per le rette nelle case di riposo. Per l’accoglienza residenziale per le persone con disabilità ci sono 161,7 milioni di euro (il 20 per cento del Fondo), quasi 10 in più rispetto allo scorso anno, ripartiti tra contributi alle rette per chi è assistito in case-famiglia o istituti (67,6 milioni) e contributi per chi frequenta centro diurni educativi e occupazionali (94 milioni di euro).

In totale, quindi, la Regione impegna quest’anno 32 milioni di euro in più rispetto al 2015 per impegnative di residenzialità, corrispondenti a 1795 posti in più, ossia a 15 residenze assistite o centri servizi da 120 posti ciascuno.

«Si tratta di uno sforzo significativo che la Regione ha compiuto nell’arco della legislatura – sottolinea l’assessore – in linea con i cambiamenti demografici in atto, volto a rendere più omogenea l’offerta di strutture e posti letto nelle diverse aree del territorio regionale e, al tempo stesso, a preparare il processo di riforma delle Ipab, processo che dovrà ridisegnare l’intero sistema dell’assistenza residenziale per chi non è più in grado di vivere autonomamente».

«Nel prossimo bilancio, quello per l’esercizio 2020, l’impegno finanziario del Veneto per l’assistenza alle persone non autosufficienti sarà ulteriormente rafforzato – ricorda l’assessore – Il bilancio di previsione appena approvato prevede una spesa di 38 milioni di euro in più rispetto all’esercizio attuale, da investire soprattutto nei servizi residenziali accreditati».