Aumento posti a Medicina. Donazzan: «Bene, ma priorità sono le borse di specializzazione»

Annunciato un incremento dei posti nei corsi per Medicina e Odontoiatria. La decisione è stata presa dal ministro dell'Istruzione Bussetti per far fronte alle migliaia di candidature che ogni anno vengono presentate dagli studenti. L'assessore regionale Donazzan sottolinea, invece, che la priorità dovrebbero essere le scuole di specializzazione.

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Elena Donazzan

«Più posti nei corsi di Medicina e Odontoiatria aiutano, ma non sono sufficienti per avere più medici, soprattutto nel breve e medio periodo. Servirebbero, invece, più posti nelle scuole di specializzazione ed esami di abilitazione allineati con quelli di laurea. Oggi chi si laurea in medicina in Italia rischia di perdere da uno a tre anni di tempo prima di accedere alla scuola di specializzazione». Così l’assessore alla scuola e all’università della Regione Veneto, Elena Donazzan, fa presente le proprie perplessità sull’enfasi con cui il ministro Bussetti e il governo hanno annunciato di portare a 11.558 i posti nei corsi universitari di medicina e a 1133 quelli per Odontoiatria nel prossimo anno accademico, a fronte dei 9779 e dei 1096 dello scorso anno.

«Parliamo sempre di carenza di medici, causata da una storica cattiva programmazione – ragiona Donazzan – ma sappiamo altresì che le richieste che provengono dal mondo della sanità e dai giovani aspiranti medici sono tutte per l’aumento delle risorse disponibili per le borse di specializzazione, come conferma la valanga di commenti di critica alle parole del ministro sulla sua pagina ufficiale su Facebook. Gli studenti chiedono essenzialmente due cose: didattica di qualità negli anni di formazione universitaria con la possibilità di fare esperienza vera nei tirocini formativi nelle strutture sanitarie, e un numero di borse di specializzazione commisurato al numero dei laureati. Non è pensabile lasciare migliaia di laureati in medicina nel limbo, senza possibilità di esercitare e senza la possibilità di completare il proprio percorso di formazione. Questo è uno spreco di talenti, energie e risorse, che le famiglie, l’università e il sistema paese non vogliono e non possono permettersi».

«In Veneto – ribadisce l’assessore – Regione e Università parlano la stessa lingua: la Regione, in ambito sanitario, ha deciso da anni di finanziare in proprio un ‘pacchetto’ di 90 borse di studio aggiuntive per formare nuovi medici. E, insieme ai rettori degli atenei di Padova, Venezia e Verona, da tempo sollecita il Miur, unico titolare della programmazione di tutti i posti a numero chiuso dei percorsi universitari, ad aumentare i numeri ampiamenti insufficienti, in particolare in Veneto, anche per gli insegnamenti della formazione primaria e relative abilitazioni. Invece, ci troveremo purtroppo a settembre con un problema ancor più grave dell’anno precedente in termini di insegnanti abilitati, con l’aggravante – rincara Donazzan – della cocente sensazione di essere stati abbandonati dallo Stato sulla questione dei diplomati magistrali: tra due giorni, il 30 giugno, gli insegnanti con diploma magistrale entrati in ruolo attraverso le graduatorie ad esaurimento (Gae) saranno licenziati».