Open Arms, gli ultimi aggiornamenti

La nave, sotto sequestro preventivo da parte della Procura di Agrigento, sta facendo rotta verso Porto Empedocle. Ieri lo sbarco dei profughi a Lampedusa dopo 19 giorni in mare. Dura accusa di Salvini: «Non c'era allarme sanitario, finti malati e finti minorenni».

Diciannove i giorni vissuti in condizioni disastrose sul ponte della nave spagnola, ferma a 800 metri dalla costa di Cala Francese a Lampedusa. Si è sbloccato ieri, 20 agosto, il caso Open Arms, con l’arrivo in serata nel porto di Lampedusa e lo sbarco dei profughi. 

Il procuratore capo di Agrigento, Luigi Patronaggio, lo stesso pm che aveva sbloccato il “caso Diciotti”, rientrato dalle ferie, si è subito precipitato a Lampedusa con un elicottero e uno staff medico al seguito. Un’ora d’ispezione sulla nave della Ong è bastata al magistrato che ha disposto il sequestro preventivo della Open Arms e l’evacuazione immediata dei profughi.

Finalmente l’incubo finisce, le persone rimaste riceveranno assistenza immediata in terra”, ha scritto Open Arms su Twitter, commentando la decisione della Procura di Agrigento che ha disposto lo sbarco immediato di tutte le persone a bordo. La nave Open Arms ha lasciato oggi il porto di Lampedusa e sta facendo rotta verso Porto Empedocle dove giungerà in serata.

Secondo quanto si è appreso, oltre all’inchiesta per sequestro di persona avviata nei giorni scorsi sulla base di esposti della Ong spagnola, i magistrati hanno aperto un fascicolo a carico di ignoti per omissione e rifiuto di atti d’ufficio. Il reato, previsto dall’articolo 328 del codice penale, punisce “il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio, che indebitamente rifiuta un atto del suo ufficio che, per ragioni di giustizia o di sicurezza pubblica, o di ordine pubblico o di igiene e sanità, deve essere compiuto senza ritardo, è punito con la reclusione da sei mesi a due anni”. E così il sequestro è stato disposto “per evitare che il reato sia portato a ulteriori conseguenze”. I magistrati ora stanno ricostruendo la catena di comando per risalire a chi ha impedito lo sbarco dei profughi.

Chi non ci sta è ministro dell’Interno Matteo Salvini che attacca in un video su Facebook. «Il sequestro impone lo sbarco degli immigrati: ricordo che non c’era allarme sanitario, finti malati e finti minorenni. Qualcuno si sta portando avanti già nel nome del governo dell’inciucio che vuole riaprire i porti. Finché campo è mio dovere difendere i confini e la sovranità del Paese». E ancora: «Molto probabilmente mi arriverà una denuncia dalla stessa Procura che mi indagò per sequestro di persona, reato che prevede 15 anni di carcere: stavolta il reato è omissione di atti d’ufficio. Io non mollo». (Ansa)

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