La Cassazione: legali le piante di cannabis in casa

Una sentenza della Suprema Corte ha stabilito che in piccole quantità non è reato. Un esito significativo che non cambia la legge in merito ma che ha conseguenze sul trattamento giuridico di casi simili in Italia.

Emessa lo scorso 19 dicembre, la sentenza della Corte di Cassazione, in riferimento ad un ricorso di ottobre, ha stabilito che coltivare marijuana in casa in piccole quantità e per uso personale non costituisce reato. Le sentenze della Cassazione non hanno di per sé valore vincolante eccetto che per il procedimento giudiziario per il quale vengono emesse. È però probabile che orientino la giurisprudenza futura chiamata ad esprimersi sul tema.

«Ancora una volta la giurisprudenza fa le veci di un legislatore vigliacco. La Cassazione ha aperto la strada, ora tocca a noi. Fino a questa storica sentenza comprare Cannabis dallo spacciatore, alimentando la criminalità e mettendo a rischio la propria salute con prodotti dubbi, non costituiva reato penale mentre coltivare alcune piante sul proprio balcone per uso personale poteva costare il carcere» così il senatore M5S Matteo Mantero su Fb sulla sentenza della Cassazione secondo cui coltivare cannabis in casa, in minime quantità, non è reato.

«Oggi si mette fine alla stortura tutta italiana di una legge che consegnava il mercato monopolista delle droghe leggere nelle mani della mafia. Adesso è arrivato il momento che il legislatore si svegli, la smetta di sottrarsi al proprio dovete e si decida ad affrontare questi temi “scivolosi” o “divisivi”, qualsiasi cosa vogliano dire questi aggettivi», scrive Mantero che conclude: «La mia proposta per regolamentare l’auto produzione è già depositata da inizio legislatura, può essere un punto di partenza. Diamoci da fare».

(ANSA)