Comencini: «La mia è stata una critica, forte, ma una critica»

Il deputato veronese del Carroccio interviene sulla vicenda che nelle ultime ore lo vede, suo malgrado, protagonista sulle testate nazionali, oltre che locali, per l’esternazione nei confronti del Capo dello Stato dal palco di Pontida. Ieri, l’ex consigliere regionale Mao Valpiana lo ha denunciato in Procura a Verona.

«Posso dire che questo Presidente della Repubblica mi fa schifo? Mi fa schifo». È questa la frase pronunciata dall’onorevole parlamentare della Lega Vito Comencini dal palco di Pontida, domenica scorsa. Al tradizionale raduno del Carroccio che si svolge ininterrottamente dal 1990 nella spianata del piccolo comune della provincia di Bergamo, hanno preso parola i principali esponenti del partito guidato dal leader ed ex ministro dell’Interno Matteo Salvini, tra questi, appunto, anche il deputato veronese che, utilizzando quell’espressione, ha affrontato verbalmente il Capo dello Stato.

Immediate le reazioni sul piano politico nazionale: alla difesa di Salvini che ha parlato di toni sbagliati “giustificati” da un tradimento politico, sono seguite le polemiche degli altri partiti,  PD in testa, con i parlamentari Fiano, Faraone e Sensi, ma anche a livello locale con l’ex consigliere regionale ed ex assessore comunale Mao Valpiana che ieri si è recato in Procura a Verona per depositare una notizia di reato di vilipendio nei confronti del Presidente Mattarella.

Questa mattina abbiamo raggiunto telefonicamente Vito Comencini, in viaggio, sul treno, per Roma.

Onorevole, sono passati due giorni. A mente fredda direbbe nuovamente quello che ha esclamato domenica?

A mente fredda probabilmente no, perché sono esternazioni che nascono in contesti particolari. In quel momento mi sono sentito di pronunciare quelle parole, sicuramente con toni forti, ma mi sono sentito di farlo.

L’adrenalina del momento ha contribuito a esagerare?

Fuori dal contesto si possono utilizzare altri termini, certamente. Tuttavia ogni cittadino deve avere il diritto di poter criticare.

Lei però è anche un parlamentare della Repubblica…

La mia è una posizione diversa, da deputato. Nonostante questo rivendico il diritto di criticare una figura istituzionale, seppur la più alta del nostro ordinamento (il Presidente della Repubblica, ndr), per non aver agito come la maggior parte delle persone, degli italiani, avrebbe voluto, ovvero sciogliendo le camere e portando il Paese a nuove votazioni.

Vito Comencini alla Camera dei Deputati.

Non è legittimo che il Presidente abbia valutato la formazione di una nuova maggioranza parlamentare?

Legittimo, peccato che non abbia tenuto conto del voto del 34 per cento degli italiani che, come ha ribadito anche il nostro leader Matteo Salvini, avrebbero desiderato la possibilità di tornare alle urne e che con questo avvallo si sono sentiti traditi.

Lei parla di critica, qual è il confine tra critica e offesa?

Questioni interpretative. Io credo di aver espresso prima di tutto una critica personale, quindi una mia opinione, non una cosa collettiva, e poi ho ribadito che per me (il Capo dello Stato, ndr) non è una persona che mi piace. Se vogliamo metterla giù in termini politicamente corretti, non mi piace il modo in cui si è mosso Mattarella, come ho detto prima. Dopodiché si può discutere dei termini che ho utilizzato per definire questa situazione, in maniera decisa, però, ripeto, ritengo sia una critica e non un’offesa. A tal proposito ci sono delle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo che sostengono questo diritto.

È stato contattato dalla Presidenza della Repubblica in queste ore?

No, e non è uscita nessuna dichiarazione in merito. Anche perché penso che non sia il primo caso di critica nei confronti del Presidente. Come le ricevo io (le critiche, ndr) che sono un parlamentare, le ricevono anche gli altri. Ancora di più con i social, che oggi giorno sono lo strumento più facile – quello sì – per mescolare le critiche agli insulti. C’è pieno di insulti online, eppure ci si accorge di una critica che faccio in un’assemblea e si mette addirittura in discussione un diritto sacrosanto.

Valpiana?

Posso fare una battuta? Il suo nome dice già tutto. Non aggiungo altro.

Non ha il diritto di segnalare una notizia di potenziale reato?

Lui ha diritto, come tutti i cittadini italiani, di presentare una denuncia o un esposto, dopodiché non compete a Valpiana decidere se sono innocente o colpevole.

Le ha dato fastidio il fatto che abbia segnalato la vicenda in Procura?

Quello che mi dispiace, e che intuisco dalle sue dichiarazioni, è che lui sarà contento qualora fossi condannato. Dovrebbe essere contento, invece, quando giustizia è fatta, punto. Non quando una persona viene condannata. Mi sembra che lui auspichi in maniera palese la mia condanna. E, permettetemi, fa sorridere il fatto che il presidente del Movimento Nonviolento faccia ricorso con grande vanto a un articolo del codice penale (278, ndr) che abbiamo ereditato dal Codice Rocco, partorito in piena epoca fascista.

Cambiamo discorso, Pontida. Eravate in tanti…

Una Ponditda da record, tante persone. Questo ti fa pensare che la maggioranza della gente è con noi. Abbiamo fatto bene a staccare la spina al governo e a mantenere una posizione di coerenza passando all’opposizione, evitando l’ipotesi surreale di un esecutivo col PD.

On. Vito Comencini al raduno di Pontida lo scorso 15 settembre.

Cosa vi portate via dal raduno di domenica scorsa?

La consapevolezza di affrontare con nuova determinazione le prossime sfide elettorali regionali in Umbria ed Emilia Romagna del prossimo ottobre. Puntiamo a vincere e a portare un cambiamento anche in questi territori.

Chiudiamo con Salvini. Ha sbagliato?

Io rimango convinto che la scelta di Salvini di lasciare il governo sia stata giusta, al di là della tempistica, perché in ogni caso non sarebbe cambiato nulla farlo prima o dopo. Era evidente a tutti che c’era un dialogo aperto tra grillini e dem, e questo è dimostrato anche dal voto in Europa in cui PD e 5Stelle hanno votato la Von Der Leynen (neo Presidente della Commissione Europea al posto di Jean-Claude Juncker, ndr).

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