Nei parchi giochi di San Giovanni torna la “Campana”

Cinque parchi pubblici lupatotini, quest’anno, sono stati arricchiti di un gioco conosciuto in tutto il mondo, seppur con nomi diversi, e che in Italia si chiama “Campana”. Il gioco della Campana ha origini antichissime risalenti a circa 3.000 anni fa. Nell’Antica Roma veniva praticato per allenare i soldati a stare in equilibrio su una gamba…

Cinque parchi pubblici lupatotini, quest’anno, sono stati arricchiti di un gioco conosciuto in tutto il mondo, seppur con nomi diversi, e che in Italia si chiama “Campana”.

Il gioco della Campana ha origini antichissime risalenti a circa 3.000 anni fa. Nell’Antica Roma veniva praticato per allenare i soldati a stare in equilibrio su una gamba sola indossando l’armatura. Si chiamava il gioco del “clàudus”, cioè dello zoppo, con evidente riferimento alla regola di saltellare da una casella all’altra su un solo piede, inoltre la forma del gioco ricorda il “gladium”, la spada dei legionari. Uno dei disegni più remoti di questo gioco si trova sulla pavimentazione del Foro Romano, nella capitale. Il merito della sua diffusione va sempre all’Impero Romano che costruì strade pavimentate per collegare i territori dell’impero. Si racconta anche che furono proprio i legionari romani a far conoscere il gioco ai bambini dei paesi che si trovavano sotto il dominio dell’Impero.

«All’interno del progetto “Ci sto? Affare fatica” – interviene l’assessore all’infanzia e politiche giovanili Debora Lerin – è stata acquistata una DIMA per dipingere, negli spazi lasciati vuoti dalla dismissione di alcuni giochi obsoleti, la campana. Quest’anno è stata quindi dipinta per tornare a far rivivere le antiche tradizioni della nostra cultura. I parchi coinvolti finora sono cinque: il parco Ortolani (detto della Giselda), uno al Prà dei Prà a Raldon, uno al Falcone-Borsellino di Pozzo, due al Martiri delle Foibe e tre al Laghetto. Si tratta di un intervento in economia giocare all’aria aperta utilizzando spazi vuoti. Ricordo quando ero piccola e insieme agli amici della via la dipingevamo, con i gessetti presi a scuola, sull’asfalto e giocavamo fino a sera. Ricordi belli che auspico possano avere anche le bambine e i bambini che frequenteranno i parchi grazie a questo nuovo gioco per loro».

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