‘Ndrangheta, la Regione chiede 930mila euro di danni per “Isola Scaligera”

Un risarcimento danni per 930 mila euro è stato chiesto oggi dalla Regione Veneto nell'udienza preliminare del processo "Isola Scaligera". Il procedimento è stato rinviato all’udienza già fissata per il 22 settembre.

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La Regione Veneto ha richiesto un risarcimento danni da 930mila euro nell’udienza preliminare del processo ‘Isola Scaligera’ in corso di svolgimento nell’aula bunker di Mestre sulle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel territorio veneto, e in particolare a Verona.

L’avvocato Fabio Pinelli del Foro di Padova, patrocinante della Regione del Veneto nel processo “Isola Scaligera”, commenta così la notizia: «Oggi si è celebrata presso l’aula bunker a Mestre una ulteriore udienza preliminare del processo “Isola Scaligera”, relativo alle infiltrazioni della ‘ndrangheta nel territorio della provincia di Verona. Questa mattina i Pubblici Ministeri hanno concluso la propria requisitoria nell’ambito del giudizio abbreviato richiesto da venti imputati, richiedendo la condanna per tutti».

Ha poi proseguito: «Successivamente il Giudice dell’Udienza Preliminare, dott. Andrea Battistuzzi, ha dato la parola alle parti civili costituite, le quali a loro volta hanno concluso, formulando le proprie richieste di risarcimento del danno. Ha rassegnato le proprie conclusioni anche la Regione Veneto, che oltre ad associarsi alla richiesta di condanna dei Pubblici Ministeri, ha chiesto il risarcimento del danno patito dai partecipi dell’associazione mafiosa e dagli altri imputati, quantificandolo complessivamente in € 930mila euro. Il procedimento è stato rinviato all’udienza già fissata per il 22 settembre 2021, alle ore 10.00, per l’inizio delle discussioni delle difese degli imputati».

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Caimani, PD: «La criminalità organizzata trova terreno fertile in Veneto»

Vanessa Caimani

Vanessa Camani, vice capogruppo del Partito Democratico in Consiglio regionale, commenta così la notizia: «Il maxiprocesso “Isola scaligera” è soltanto l’ultimo in ordine di tempo: nei primi sette mesi del 2021 abbiamo assistito a un’escalation che ha portato a condanne complessive per oltre duecento anni di carcere, segno che la criminalità organizzata ha trovato terreno fertile in Veneto. Non basta però l’attività di forze dell’ordine e magistratura: è necessario un maggior impegno da parte delle istituzioni sul fronte della sensibilizzazione, perché ancora oggi questo fenomeno non viene percepito in maniera adeguata. Dobbiamo evitare che le mafie diventino una realtà strutturale nell’imprenditoria veneta, agevolate dalla crisi economica legata alla pandemia.

Un commento poi sulle zone d’azione nel territorio veneto: «Nel Padovano agivano le cosche calabresi, protagoniste del processo “Camaleonte”, dove sono state comminate pene per 77 anni; a Venezia è arrivato a giudizio il primo grado del processo contro i Casalesi di Eraclea, che vede coinvolti anche amministratori locali, avvocati, commercialisti e perfino un poliziotto. Infine l’inchiesta “Taurus” sulle ‘ndrine di Gioia Tauro con base nel Veronese ma diramazioni in provincia di Padova e Treviso: sono arrivate le sentenze di primo grado con condanne che ammontano a oltre cento anni complessivi».

Caimani conclude poi con un appello: «La sensibilizzazione, il dialogo, il confronto e la fiducia e la collaborazione con gli inquirenti sono tutti strumenti fondamentali contro omertà e delinquenza e la sola strada per sconfiggere le mafie».

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