Musei Civici, il Comune di Verona si mobilita per il contratto Federculture
Rendere obbligatorio in Italia l’applicazione del primo contratto collettivo nazionale di Federculture, specifico per i lavoratori del settore culturale, in modo da riconoscere stipendi dignitosi a questa categoria. La richiesta parte da Verona, più precisamente dagli assessorati al Personale e alla Cultura del Comune, impegnati nel trovare una soluzione al problema dei lavoratori del servizio di guardiania e accoglienza ai Musei civici, che hanno recentemente protestato per le retribuzioni, con paghe di cinque euro lordi l’ora, in base al contratto stipulato con la precedente amministrazione.
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«Non è possibile che pur essendoci un contratto di riferimento, quello di Federculture – sottolinea l’assessore al Personale Michele Bertucco – non vi sia un obbligo di applicazione nei confronti di chi partecipa alle gare per l’appalto del servizio di guardiania e accoglienza ai Musei civici. Per questo le offerte vanno verso il ribasso. Una situazione inaccettabile sulla quale sto lavorando, in collaborazione con l’assessora alla Cultura Marta Ugolini, per strutturare un appello condiviso con le amministrazioni comunali delle città d’Arte per giungere quanto prima il riconoscimento di quest’obbligo contrattuale. Una soluzione che da una parte innalzerebbe il costo economico di tale servizio a carico del Comune ma dall’altra riconoscerebbe uno stipendio dignitoso ai lavoratori. Stiamo parlando di uno dei principali biglietti da visita della città, i Musei civici infatti accolgono ogni giorno con il loro personale l’importante flusso turistico, un valore non solo culturale ma anche economico per le città d’Arte come Verona».
Servizio di guardiania e accoglienza ai musei civici di Verona
Sono coinvolti nel servizio una sessantina di lavoratori, oggi collegati alla Cooperativa Le Macchine Celibi, vincitrice fra il 2019/2020, del bando di gara bandito dalla precedente amministrazione. In quell’occasione la cooperativa si era impegnata ad applicare il contratto Multiservizio che, nel 2021, grazie a un nuovo accordo fra sindacati e datori di lavoro, è stato incrementato proprio nell’ottica di aumentare il valore stipendiale di queste figure. Invece di applicare il contratto con le nuove condizioni, la Cooperativa ha scelto di passare al contratto Servizi fiduciari, a cui si ricollega la quota di circa cinque euro lordi l’ora.
Come denunciava infatti l’associazione di settore “Mi Riconosci”, «la cooperativa appaltante all’epoca aveva giustificato il passaggio di contratto – inviato ai lavoratori retrodatato al 30 giugno – con l’impossibilità di adeguare (e quindi aumentare) i salari alle nuove tabelle retributive del Multiservizi e con il fatto che i livello retributivi mensili non sarebbero cambiati. La cooperativa lo ha inoltre considerato applicato e accettato dai lavoratori anche senza la loro sottoscrizione e quindi consenso espresso».
La replica dell’associazione
Pronta anche la replica dell’associazione Mi Riconosci: «Apprendiamo con soddisfazione la volontà manifestata dal Comune di Verona di farsi capofila di un’alleanza di città che chieda l’obbligatorietà per legge del contratto di settore Federculture in tutti gli appalti dei servizi culturali. A Verona infatti, non solo per la guardiania dei musei civici, il contratto più diffuso negli appalti comunali “culturali” è il poverissimo Servizi Fiduciari, in odore di incostituzionalità: una situazione non unica in Veneto e ereditata dalle amministrazioni precedenti».
L’associazione aggiunge inoltre: «L’associazione nota però che il comune scaligero può fare subito due cose. La prima è impegnarsi anche in tribunale a favore dei lavoratori della guardiania in vertenza contro l’azienda, la quale ha imposto unilateralmente un cambio di contratto peggiorativo, cosa non prevista dalle leggi. La seconda è scrivere, da ora in poi, bandi che impediscano il massimo ribasso, attraverso una premialità per le offerte tecniche e un adeguato investimento economico che renda di fatto impossibile l’aggiudicazione a chi offre salari troppo bassi. Oggi – ricordano gli attivisti – esternalizzare con contratti accettabili è una scelta politica, anche costosa per un’amministrazione, ma è una scelta possibile, anche con le leggi vigenti. Diversi, anche se troppo pochi, comuni italiani già lo fanno».

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