Morgante: «La maternità è un diritto che il lavoro deve preservare e garantire»

La responsabile veneta del Dipartimento Famiglia, Pari opportunità, Diritti non negoziabili di Fratelli d’Italia, Maddalena Morgante, interviene sollecitata dall'ultimo caso sollevato dalla pallavolista Lara Lugli.

Maddalena Morgante
Maddalena Morgante

«Adesso è il momento di pretendere condizioni nuove per le donne che scelgono la maternità. E nessuno deve rimetterci». Così Maddalena Morgante, Responsabile veneta del Dipartimento Famiglia, Pari opportunità, Diritti non negoziabili di Fratelli d’Italia a seguito dell’ennesimo caso di discriminazione di una donna sul posto di lavoro a causa di una gravidanza.

L’ultimo in ordine cronologico è il fatto che ha visto protagonista la pallavolista Lara Lugli che nei giorni scorsi ha chiamato in causa a mezzo stampa la sua ex società di B1, il Volley Pordenone, dopo essere stata, a suo dire, citata per danni dal club (che tra l’altro, non le avrebbe nemmeno pagato l’ultimo stipendio) dopo essere rimasta in cinta. Una vicenda che ha provocato clamore anche tra i più alti vertici dello Stato con l’intervento di onorevoli parlamentari e della Presidente del Senato Elisabetta Casellati, la quale all’Ansa ha dichiarato: «Invocare la condanna della pallavolista Lara Lugli perché in maternità è una violenza contro le donne. La maternità ha un insostituibile valore personale e sociale».

Versione completamente ribaltata dalla società: «…nel campionato 2018-2019 Lara Lugli era il capitano della nostra squadra e anche la giocatrice di punta. Ad inizio marzo ci ha comunicato di essere rimasta incinta. Dispiaciuti per la perdita sportiva, ma felici per l’avvenimento familiare ci siamo salutati. Infatti come da contratto, che ricordiamo essere stato predisposto dall’atleta stessa e dal suo agente, si prevedeva l’immediata cessazione del rapporto in caso di gravidanza…».

L’intervento di Maddalena Morgante

«Dobbiamo ringraziare Franco Rossato, presidente del Pordenone Volley, per aver fatto emergere – col suo comportamento comunque discutibile nei confronti della atleta Lara Lugli al di là delle spiegazioni e delle giustificazione addotte – il problema vero di questo Paese: l’insofferenza, l’indifferenza alla maternità. Atteggiamenti comuni a tanti, troppi datori di lavoro che vedono la maternità come una “perdita” economica, come un limitato controllo sull’attività delle proprie collaboratrici, come un ostacolo alla crescita delle imprese. E’ inutile girarci attorno: la maternità è un diritto naturale che il mondo del lavoro deve preservare e garantire.

Perché banalmente con quel diritto il mondo del lavoro, l’economia, non ci rimettono, anzi ci guadagnano. E’ talmente evidente che è sin inutile spiegarne i perché. Adesso però bisogna uscire dallo sconcerto passeggero, dalle polemiche che durano una settimana e poi scompaiono, dalle prese di posizioni obbligate, scontate, inutili: vuote celebrazioni di una retorica femminista a corrente alternata, che si inginocchia per black lives matter, ma si disinteressa della condizione reale delle donne in Italia. Credete che ci basti la pillola del giorno dopo? Davvero, pensate che la nostra preoccupazione sia la possibilità o meno di abortire in casa?».

Richiamo al governo

«Tocca al Governo fissare nuovi paletti, nuove garanzie sia per le donne; – conclude l’avv. Maddalena Morgante – per le famiglie, per le imprese. Che sia reale il diritto a non perdere il posto di lavoro; che si rendano nulle le lettere di dimissioni durante il periodo della gravidanza date dalle donne; che si avvii col Recovery fund un piano di edilizia per nidi e materne diffusa sul territorio; che vi sia un “reddito di maternità” che sia una vera garanzia e che tolga alle imprese ogni costo. Non chiediamo assistenza, ma il riconoscimento che senza una politica per la natalità questo Paese non sarà in grado di sopravvivere. Il fatto che il governo Draghi veda appena otto ministre è l’ulteriore conferma della necessità di un cambio di passo immediato».