Mons. Zenti: «Campedelli? Tante fake news. Abbiate buon senso»

Il Vescovo uscente di Verona, Mons. Giuseppe Zenti, è intervenuto stamattina in Duomo per ufficializzare il prossimo arrivo del suo successore, Domenico Pompili, e per spiegare la sua posizione in merito al "Caso Campedelli", che sta facendo discutere.

Giuseppe Zenti

Non si placano le polemiche intorno al “Caso Campedelli“. Oggi nel Duomo cittadino, a margine dell’ufficializzazione della nomina del nuovo Vescovo di Verona, Domenico Pompili, Mons. Zenti è intervenuto per spiegare la sua posizione in merito a Don Marco Campedelli, il sacerdote e professore di religione del liceo Maffei, sollevato dall’incarico nei giorni scorsi dallo stesso Vescovo. Campedelli aveva criticato Zenti per la lettera inviata ai sacerdoti prima del ballottaggio del 26 giugno scorso.

Oggi il Vescovo ha ribadito ai giornalisti di aver letto troppe fake news e polemiche sull’argomento, confermando il licenziamento del teologo (smentito in un primo momento dalla Curia): «Chi insegna religione deve essere in comunione con il suo Vescovo e lui in questo momento non lo è, lo ha detto lui stesso. Voi dei media cercato di fargli tornare un po’ di buon senso» ha spiegato.

Ieri sera, in piazza dei Signori, 600 persone, tra cui molti studenti, si sono riunite in un presidio per esprimere solidarietà al professor Campedelli.

Guarda il servizio e l’intervista integrale:

Le precisazioni di Don Domenico Consolini, responsabile per gli insegnanti Irc

A poche ore dall’incontro con la stampa in Duomo, Don Domenico Consolini, responsabile per gli insegnanti Irc, ha rilasciato alcuni chiarimenti su quanto detto da Mons. Zenti a margine dell’incontro e sulla vicenda di Don Marco Campedelli.

Di seguito la nota stampa riportata per “punti”:

In merito alle dichiarazioni del Vescovo al termine dell’incontro in Cattedrale per l’annuncio  della nomina del nuovo Vescovo di Verona nella persona di mons. Domenico Pompili che ci  disponiamo ad accogliere con affetto e per cui preghiamo con grande amore, sono necessarie  alcune precisazioni per evitare che anche stavolta si possa giungere a delle conclusioni  affrettate e superficiali. 

  1. Nessuno né della stampa, né delle persone che hanno manifestato in difesa del diritto di don Marco di continuare l’insegnamento della religione cattolica nel Liceo Maffei, hanno evidenziato un aspetto fondamentale, cioè che don Marco Campedelli è un sacerdote diocesano. Il giorno dell’ordinazione, il 13 maggio di 33 anni fa, don Marco ha messo le sue mani nelle mani del Vescovo e gli ha promesso “filiale rispetto e obbedienza”, senza che nessuno lo obbligasse a far questo se non la sua libera coscienza come risposta ad una chiamata dall’alto. Il rapporto quindi che lega don Campedelli al Vescovo è di natura non solo pastorale o giuridica, ma anche sacramentale, per chi ci crede. Quindi quando il Vescovo dice che don Marco non è in comunione con lui fa riferimento non solo all’idoneità per l’insegnamento della religione, ma anche a questo aspetto. Don Marco è stato mandato al Maffei 22 anni fa come sacerdote, non come laico. Chiediamoci se il suo antagonismo in nome di una libertà di coscienza svincolata da ogni responsabilità possa oggi configurare ancora la possibilità di una sua riconferma come sacerdote al Liceo Maffei.
  2. Lo statuto giuridico degli insegnanti di religione cattolica è particolare, e ci sono docenti assunti a tempo indeterminato in quanto vincitori di concorso, docenti incaricati annuali e supplenti. Don Marco rientra nella categoria degli “incaricati annuali”, con contratto stipulato dall’autorità scolastica su proposta dell’Ordinario diocesano e durata dal 1 settembre al 31 agosto dell’anno successivo. Tale formula contrattuale è usata perché essendo don Campedelli sacerdote, il Vescovo, se pensa di destinarlo ad altro incarico pastorale, possa liberamente decidere anche in merito all’insegnamento. Succede spesso, infatti, nei confronti dei sacerdoti, che un cambiamento di sede o di impegno pastorale determini anche un cambiamento nell’insegnamento della religione. Per i laici, invece, i Vescovi italiani nella nota sull’insegnamento della religione cattolica del 1991 al n. 21 dichiarano la loro disponibilità: “a fare quanto ci è possibile perché i docenti di religione, soprattutto laici, raggiungano condizioni di lavoro sicure e dignitose anche per quanto riguarda l’orario di insegnamento.” Proprio per questo continua la nota allo stesso numero, l’idoneità è: “permanente e la sua revoca interviene solo nei casi comprovati di cessazione dei requisiti indispensabili.” La revoca prevede quindi dei motivi gravi e un processo articolato in più incontri.
  3. Il Vescovo giustamente afferma che ogni insegnante di religione deve essere in comunione con la chiesa, e riprende quanto detto dai Vescovi italiani nella nota al n. 22: “Vogliamo qui confermare l’impegno a seguire con i docenti vie di trasparenza e di chiarezza anche attraverso il dialogo e l’incontro personale, affinché l’idoneità appaia in tutto il suo valore di intesa e di comunione tra il Vescovo e quanti chiedono di insegnare religione. Dal Vescovo infatti sono riconosciuti e mandati per svolgere un servizio che, con modalità proprie, rientra nella missione stessa della Chiesa.”
  4. La nota citata fa riferimento a momenti di “dialogo” e di “incontro personale” tra il Vescovo e gli insegnanti di religione per quanto riguarda il riconoscimento dell’idoneità e i problemi che possono nascere. Credo che quindi da qui al primo settembre ci possa essere tutto il tempo perché don Marco Campedelli parli con il Vescovo e attraverso questo “dialogo” e “incontro personale” si possano trovare le vie per affrontare e risolvere le dinamiche di divisione di questi giorni.
  5. Chiediamo quindi a don Marco di perseguire questa via piuttosto che quella dell’esposizione mediatica, perché si possano trovare dei punti di incontro ed una rinnovata “intesa e comunione con il Vescovo” per lui tanto più importante e necessaria in quanto sacerdote.

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