Mille alpini a Costabella per l’inaugurazione della chiesetta. FOTO

I lavori di ricostruzione sono terminati da poco, restituendo alla chiesetta alpina di Costabella tutto il suo splendore, dopo la parziale distruzione del 2018 durante la tempesta di Vaja. La chiesetta alpina, che sorge a pochi passi dal rifugio Chierego e nel cui saccello ossario riposano i resti del giovane soldato Raffaele Solve, morto a soli 21 anni…

I lavori di ricostruzione sono terminati da poco, restituendo alla chiesetta alpina di Costabella tutto il suo splendore, dopo la parziale distruzione del 2018 durante la tempesta di Vaja.

La chiesetta alpina, che sorge a pochi passi dal rifugio Chierego e nel cui saccello ossario riposano i resti del giovane soldato Raffaele Solve, morto a soli 21 anni a Nowo Kalitwa, Russia, il 4 gennaio del ’43, è stata messa in sicurezza con opere murarie antisismiche, nuovi vetri, strutture consolidate e un design in parte nuovo, che ben dialoga con il contesto montano in cui è inserita. Il progetto prevedrebbe anche la costruzione di una seconda “ala” simmetrica a quella già esistente, abbattuta dal vento e che è stata sapientemente ricostruita. Ma questo è un ulteriore step da valutare in un secondo momento: manca ancora l’autorizzazione urbanistica.

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Domenica 2 luglio, oltre un migliaio di Penne Nere si sono radunate proprio lì, sul crinale del Monte Baldo, in occasione del 60esimo Pellegrinaggio Solenne. «Per gli alpini non esiste l’impossibile. È scritto sulla parete del Doss Trent. E la ricostruzione Costabella è l’esempio che siamo una grande famiglia, oggi allargata anche con il sostegno delle amministrazioni locali, in grado di poter raggiungere grandi obiettivi. Vorrei fare un plauso ai miei 20mila cuori alpini che quotidianamente e gratuitamente offrono le proprie mani a sostegno di opere come Costabella e in aiuto dei più deboli», ha commentato il presidente dell’ANA Maurizio Trevisan che ricorda «come sia stato triste, nei passati pellegrinaggi, radunarsi attorno alla chiesetta martoriata dai venti della Vaja che ne avevano scoperchiato il tetto in legno, divelto tutte le vetrate e addirittura abbattuto parte della costruzione in muratura».

Le foto dell’evento

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