Migliaia in Arena per la Via Crucis

Arena gremita quella di ieri sera per prendere parte alla Via Crucis del venerdì santo insieme al vescovo Domenico Pompili. "Via Crucis – Chiamata alla pace" è l'evento promosso dalla Diocesi di Verona con la collaborazione di Comune di Verona e Fondazione Arena. Un racconto musicale e letterario che, attraverso la vicenda di Cristo, invita…

Arena gremita quella di ieri sera per prendere parte alla Via Crucis del venerdì santo insieme al vescovo Domenico Pompili. “Via Crucis – Chiamata alla pace” è l’evento promosso dalla Diocesi di Verona con la collaborazione di Comune di Verona e Fondazione Arena. Un racconto musicale e letterario che, attraverso la vicenda di Cristo, invita la pace per gli oltre 40 Paesi del mondo in guerra, uno su tutti l’Ucraina.

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 «Noi rischiamo di essere indifferenti ai tanti mali del mondo, rischiamo di diventare indifferenti alla guerra. Forse però più che indifferenti siamo solo impotenti. La maggior parte di noi non ha idea di cosa sia una guerra. Nessuno di noi riesce a immaginare, a oggi, per la guerra in Ucraina 200 mila tra morti e feriti per parte e circa 18 mila vittime civili. Ci sentiamo impotenti, atterriti, inutili. Eppure la pace è sempre possibile. Non meno che la guerra».

Sono le parole del vescovo Pompili a cui è stato affidato il discorso finale di chiusura. In ascolto migliaia di cittadini, parte dell’amministrazione e il sindaco Tommasi.

«La pace, per contro, è una via “stretta” perché bisogna volerla con tutto sé stessi, lottando, perfino, contro sé stessi. Non si arriva mai alla pace per caso – in chiusura di discorso il vescovo cita le parole di papa Francesco. Assistiamo a una guerra mondiale a pezzi che tuttavia minacciano di diventare sempre più grandi, fino ad assumere la forma di un conflitto globale. Servono il dialogo, i negoziati, la creatività diplomatica. Nell’attesa c’è spazio per il contributo di tutti: chi nel riconciliare le parti opposte, chi nel raccogliere lacrime e sofferenze di profughi scappati, chi nell’inviare aiuti alimentari. C’è tanta gente che si mette in gioco. Si chiamano “costruttori di pace”».

Servizio fotografico a cura di Paolo Tacchella.

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