Migliaia di persone in piazza Bra per la Via Crucis “Chiamata alla Pace”
Redazione
Una piazza Bra gremita per la quarta edizione di “Chiamata alla Pace”, l’evento artistico-culturale ispirato alla Via Crucis del Venerdì Santo (3 aprile) a Verona, organizzata dalla Diocesi in collaborazione con il Comune e la Fondazione Arena, oltre che con l’aiuto di altre realtà pubbliche e di molti volontari. Credenti e non credenti si sono raccolti per guardare alla vicenda di Gesù di Nazareth e per riflettere pure sulle vittime di ogni violenza, unendo insieme le proprie voci per sognare un mondo più giusto.
Con san Francesco
Quest’anno i partecipanti erano davanti all’Arena e con lo sguardo rivolto a Francesco d’Assisi, uomo di pace, negli 800 anni dalla sua morte, richiamato anche dal grande Crocifisso di San Damiano proiettato tra gli arcovoli 12 e 13 che hanno fatto da spettacolare palcoscenico. Centinaia i giovani che hanno seguito nel vallo seduti per terra; presto riempite le 400 sedie e i gradini di Palazzo Barbieri davanti ai quali era stato posizionato un maxischermo; una folla in piazza, tra persone che hanno scelto di venire appositamente, chi – colto di sorpresa – si è fermato a seguire tutto l’evento e chi non si è lasciato sfuggire l’occasione per assisterne almeno a un momento. I consacrati delle varie comunità francescane presenti in diocesi hanno guidato attraverso le quattordici stazioni con i passi biblici; gli attori Lorenzo Zanoletti e Gerardo Placido hanno dato forza ai dialoghi scritti da don Martino Signoretto restituendo un san Francesco umile, dolce, mite, ma anche deciso; molto apprezzato l’aspetto musicale con la guida della band veronese Ra.Dio.Luce e del Coro di Voci bianche di Fondazione Arena di Verona che si sono alternati per poi unirsi nell’intenso finale del Benedicat tibi Dominus che porta in musica le parole originali della benedizione di frate Leone.
Le parole del Vescovo
Al termine il vescovo Domenico Pompili ha sottolineato l’importanza di questa occasione in un tempo di «palesi responsabilità di quanti compiono efferate crudeltà, puntualmente lasciate impunite» e con il pericolo dell’impotenza e dell’indifferenza; per questo «mai come in questo tempo “chiamare alla pace” è diventato urgente, per non cedere alla tentazione di smettere di essere umani. E per capire finalmente perché “la guerra è tornata di moda e un fervore bellico sta dilagando” (Leone XIV). Il punto da esplorare è quanto sia adeguata questa scelta di ritorno alla forza e a chi giovi, soprattutto in una prospettiva a medio e lungo termine, chiedendosi anche come costruire alternative possibili». Quindi, ha presentato san Francesco come un esempio di chi cerca «alternative a questo tragico stato di cose» e «un segno potente per tutti, credenti e non credenti, in una fase della storia, dove le voci della pace ci sono, e non sono poche: ma sono fragili e inascoltate» spesso messe a tacere da polarizzazioni che «non prevedono dialogo, margine di approfondimento, di ragionevolezza»; l’invito pasquale rivolto dal Vescovo a tutti è di diventare protagonisti di «gesti di rottura benefica» che non risolvono tutto ma fanno accadere che l’altro possa essere ritenuto un fratello, come nel caso del Sultano per Francesco.
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