Medici in Veneto, Bozza: «Velocizzare le graduatorie». Bigon: «Situazione critica»
È un tema di discussione ormai quotidiana, quello della carenza dei medici di base. I consiglieri Alberto Bozza, di Forza Italia, in maggioranza in Regione, e Anna Maria Bigon, del Partito Democratico, all’opposizione della giunta Zaia, fanno un quadro della situazione e fissano le priorità.
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Alberto Bozza
Il Consigliere regionale di Forza Italia Alberto Bozza dice: «Occorre agire su due piani: in primis velocizzare l’iter delle graduatorie; parallelamente realizzare nuovi modelli organizzativi, anche sull’esempio di quanto prevede la stessa Regione Veneto e sta attuando l’Ulss 9 Scaligera, quindi sviluppo della medicina di gruppo con i poli-ambulatori e condizioni favorevoli per la cessione degli immobili ai nuovi professionisti nelle aree più isolate».
Sulle graduatorie Bozza spiega: «Oggi ci sono troppe lungaggini, così accade che quando viene aperta la graduatoria non ci sono più medici disponibili perché, nel frattempo, hanno trovato posto in ospedale o nel privato. Invece occorre programmare e automatizzare le graduatorie per l’inserimento dei nuovi medici anche in base alle previsioni di pensionamenti».
In secondo luogo, sottolinea Bozza, «è necessario affrontare il problema con una sana dose di realismo. Prendiamo atto che non è più pensabile riproporre il concetto tradizionale di medico di famiglia che trovavi in ogni comunità, anche la più isolata, tuttavia bisogna risolvere questa mancanza. Come? Con lo sviluppo della nuova medicina di territoriale, medicina di gruppo e poli-ambulatori».
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Bozza plaude all’iniziativa illustrata nelle settimane scorse dal direttore dell’Ulss 9 Scaligera Pietro Nicola Girardi che grazie ai fondi PNRR e della stessa Ulss 9 prevede l’istituzione nel Veronese di 14 Ospedali della Comunità (OdC), di 45 Case della Comunità (CdC) e 8 Centrali operative territoriali (Cot). Bozza aggiunge: «Devono essere creati dei team di medici che lavorino assieme in una macro-area e che, ruotandosi, coprano anche le zone più periferiche o le frazioni dei Comuni montani. Nelle zone meno vantaggiose, dove in condizioni normali un professionista non vuole andare, si propongano soluzioni, anche economiche, vantaggiose per i nuovi medici. Penso a dei costi d’affitto per ambulatori favorevoli e contributi per il personale ausiliario del medico».

Anna Maria Bigon
«Le due equipe che l’Ulss 9 mette in campo per tamponare la falla gigantesca determinata dalle carenze e dai pensionamenti dei medici di famiglia, rappresenta una soluzione-tampone che seppur dettata da buona volontà non può rappresentare la soluzione ad un problema dalla crescita esponenziale». Il commento è della consigliera regionale ed esponente scaligera del PD Veneto, Anna Maria Bigon.
La vice presidente della Commissione Sociosanitaria ricorda i dati emersi dalla recente ricerca realizzata dal Gruppo PD sui medici di famiglia in Veneto e si sofferma in particolare su quelli riguardanti la provincia di Verona: «Va innanzitutto detto che quello veronese è il territorio che conta in assoluto il maggior numero di aree carenti rispetto alle altre province: 142, pari al 24,2% del totale regionale. Ma non solo: il numero totale dei medici di medicina generale che andranno in pensione in Veneto da qui al 2035 è di 1921, di cui ben 352 in provincia di Verona. Praticamente, oltre il 60% dei medici attualmente in servizio».
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«Di fronte a questo scenario, che vivrà tra il 2023 e il 2024 il suo picco di pensionamenti, è evidente che non ci si può limitare a mettere i sacchi di sabbia. Bisogna intervenire a monte ed è la Regione – conclude Bigon – che deve mettersi in prima fila in questo lavoro. Eppure, nella sessione di bilancio che si è appena conclusa, la Giunta mostra di non sentir ragione: ad esempio, la nostra proposta di destinare 10 milioni per il supporto amministrativo dei medici di famiglia, in modo da scaricarli dalle incombenze amministrative, è stata rigettata al mittente. Con una miopia molto preoccupante sia per il presente che in prospettiva».

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