Maxi operazione anti droga nel Nord Italia: la base criminale era a Verona

Una maxi operazione anti droga, che ha portato questa mattina all'arresto di sedici persone nel Nord Italia: la base operativa era a Verona. A capo della banda i gestori del Lady Tina African Store

A condurre l’operazione “Underground” le forze dell’ordine di Trento, in collaborazione con quelle di Verona, Brescia e Vicenza, coordinate dal Servizio centrale operativo della Direzione anticrimine: in manette 13 uomini e tre donne. La base criminale si trovava a Verona ed era comandata da madre e figlio, che, oltre a gestire un negozio etnico nei pressi della Fiera, si occupavano anche di un giro di prostituzione i cui proventi, in parte, venivano investiti per l’acquisto di eroina e cocaina. Vari pusher poi erano incaricati di spacciare le sostanze nel territorio, principalmente a Trento, dove si davano appuntamento ogni giorni nei giardini di Piazza Dante e nelle vie vicino alla stazione.

Il negozio etnico in questione è il Lady Tina African Store, attenzionato da diverso tempo, oggetto di ripetuti controlli e sanzioni da parte della Polizia locale, intervenuta anche su segnalazioni di cittadini e residenti. Il negozio, infatti, era stato riaperto da pochi giorni. L’ultimo provvedimento a carico della titolare era scattato il 19 novembre con la chiusura per un mese e la multa di 800 euro per il mancato rispetto delle misure anti Covid. Ma i primi provvedimenti del 2020 erano stati presi già a marzo, quando l’attività etnica aveva dovuto chiudere 5 giorni. Nel pieno dell’emergenza sanitaria sia dentro che fuori dal locale di generi alimentari non veniva garantito il rispetto delle misure anti Covid. A luglio altre sanzioni al titolare e ai clienti per mancato utilizzo della mascherina, ad agosto altro 5 giorni di chiusura e altri clienti multati, per circa una ventina di sanzioni emesse in pochi mesi.

Aperto nel 2013, il locale era stato chiuso per la prima volta nell’ottobre 2017 dal Questore, che aveva disposto la sospensione dell’attività per un mese. Nel 2018, il sindaco, con un’ordinanza, ne aveva ridotto l’orario di apertura per ben 120 giorni. E altri 2 mesi di chiusura erano scattati nel 2019.

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A complimentarsi con la Polizia di Stato, per il risultato raggiunto, il sindaco Federico Sboarina e l’assessore alla Sicurezza Marco Padovani.

«Un altro colpo inferto allo spaccio, oltre che una grande vittoria per i residenti delle Golosine – dice Sboarina -. Un risultato importante che dimostra come non ci siano zone o attività franche. Ringrazio la Questura di Trento e quella di Verona per le indagini e per aver assicurato alla giustizia persone che pensano di poter vivere nell’illegalità, senza alcun rispetto delle norme, e di poter restare impunite. Il locale era sotto controllo da anni, la Polizia locale è intevenuta decine di volte oltre alle segnalazioni inviate alla Questura. Solo nel 2020 sono stati presi numerosi provvedimenti persino per il mancato rispetto delle norme antiCovid. Una battaglia vinta anche per i residenti del quartiere, da tempo vessati dalla continua presenza di soggetti pericolosi e molesti. Grazie all’impegno massimo delle nostre Forze dell’Ordine prosegue la vera lotta allo spaccio, fatta di tanto lavoro silenzioso per arrivare a operazioni di questa portata».

«Un intervento importante per la vivibilità non solo della via ma di tutto il quartiere – afferma Padovani -. Facciamo un plauso all’attività della Polizia di Stato che ha permesso di sgominare questa organizzazione malavitosa, così come all’impegno incessante degli agenti della Polizia locale. Negli ultimi anni, infatti, sono stati portati avanti continui controlli e verifiche dentro e fuori il locale, eseguiti numerosi interventi anche su segnalazione dei residenti, disposte diverse chiusure. Il locale era nel mirino delle Forze dell’Ordine e l’arresto della titolare oggi chiude il cerchio del lavoro fatto per tutelare la sicurezza dei nostri cittadini onesti».

Dalle indagini è emerso che la droga veniva acquistata a Vicenza per poi essere consegnata ai corrieri che giornalmente da Verona si dirigevano a Trento, principale “piazza di spaccio”. I vari pusher, alle dipendenze dell’organizzazione criminale, avevano l’ordine di nascondere gli involucri di droga nella bocca e, nel caso di controlli da parte delle Forze dell’ordine, di ingerirli, fatto che poi è stato effettivamente accertato e confermato da esami diagnostici effettuati all’ospedale Santa Chiara.

Nel corso delle attività investigative è stato accertato che proprio nella città scaligera si tenessero riunioni tra i capi ed i partecipi del sodalizio criminale per risolvere i conflitti, insorti tra i vari pusher, circa la suddivisione delle zone di spaccio a Trento nonché  la suddivisone dei proventi della vendita di droga e la percentuale da accantonare per sostenere le spese legali dei consociati, nel caso fossero stati tratti in arresto.

Nel capoluogo trentino, venditori e clienti si davano appuntamento giornalmente nei giardini di Piazza Dante nonché nelle vie antistanti lo scalo ferroviario.  Agli spacciatori, prima di recarsi a vendere, venivano fornite istruzioni dai capi dell’organizzazione su come aggirare i controlli della Polizia.

Sempre oggi, sotto il coordinamento del Servizio centrale operativo, la Squadra mobile di Reggio Emilia, questa mattina, ha eseguito 29 misure cautelari per traffico internazionale di sostanze stupefacenti nei confronti di 3 organizzazioni criminali specializzate nello spaccio di cocaina e marijuana.

Nel corso delle indagini, durate circa  un anno, si sono verificati episodi in cui è venuta alla luce in maniera evidente la pericolosità,  e lo spregio per la vita degli stessi partecipi dell’associazione, dell’intera compagine criminale disarticolata questa mattina. 

In alcune occasioni la forza del vincolo associativo tra i vari pusher, è stata così forte da indurre questi ultimi a non aver alcun timore di rivolgersi con tono arrogante, ed in alcuni casi anche minaccioso, agli agenti della Questura di Trento intenti nell’attività di controllo del territorio intorno alla stazione di Trento. Allo stesso modo sono state registrate azioni d’impeto dei pusher per sfuggire all’arresto, che ne hanno messo in pericolo la vita stessa di quest’ultimi.