Gelmetti: «Sogno una Verona smart, tecnologica, proiettata nel futuro»

Matteo Gelmetti, candidato con Fratelli d’Italia a sostegno di Federico Sboarina, si racconta ai nostri microfoni e illustra la "sua" Verona del futuro. Lei ha iniziato a fare politica da giovanissimo, poco più di 15 anni, giusto? Ero in prima superiore, ed era il dicembre del 1989. Appassionato di storia e di politica mi sono…

Matteo Gelmetti, candidato con Fratelli d’Italia a sostegno di Federico Sboarina, si racconta ai nostri microfoni e illustra la “sua” Verona del futuro.

Lei ha iniziato a fare politica da giovanissimo, poco più di 15 anni, giusto?

Ero in prima superiore, ed era il dicembre del 1989. Appassionato di storia e di politica mi sono avvicinato alla divisione giovanile del Movimento Sociale Italiano, il vecchio Fronte della Gioventù, e da lì ho iniziato la mia attività, motivata dalla passione e dalla voglia di cambiare il mondo. Oggi i ragazzi purtroppo non hanno più queste pulsioni che si avevano anni fa, pensano più ad altro. Si è perso questo interesse e questo si riflette nell’amministrazione e nella politica vera.

Diverse partecipazioni in Circoscrizione le hanno garantito una bella scuola politica…

Fui eletto in 6^ Circoscrizione per la prima volta a 19 anni con il Movimento Sociale Italiano, alle amministrative del 1994. Nel 2007 venni rieletto con Alleanza Nazionale, e poi nel 2012 con il PDL.

Lei ha lavorato sempre nelle retrovie, ha aiutato lo stesso Sboarina nelle ultime tornate elettorali, ma questa volta ha deciso di metterci la faccia. Come mai?

Sono sempre stato motivato dalla volontà di aiutare e supportare le persone che a mio avviso lo meritavano. Per questo ho sempre contribuito alle elezioni di parlamentari, sindaci, europarlamentari, perché credo nel movimento partito e di chi ne fa parte. Qualche mese fa, vista la mia partecipazione come vicepresidente alla Fiera di Verona, ero convinto fosse doveroso e corretto dare un contributo elettorale alla causa e quindi ho deciso di candidarmi.

Rimaniamo su VeronaFiere. Lei ha traghettato l’ente insieme alla governance uscente fuori da un periodo tra i più drammatici della fiera, quello del Covid…

La guerra è stata un periodo peggiore. Avevamo lanciato nel 2019 l’aumento di capitale e poi è arrivato il Covid, facendo saltare l’aumento di capitale. Ci siamo trovati così in gravi difficoltà finanziare, ma ne siamo usciti più forti di prima e abbiamo ricevuto un forte ristoro da parte del Governo e abbiamo approvato il nuovo statuto. Siamo stati in grado di rilanciare VeronaFiere, e i veronesi l’hanno visto e capito. Il nuovo presidente Bricolo ha avuto il giusto approccio al ruolo, chiedendo consigli sia a me che a Danese. Sono sicuro che farà un buon lavoro.

Si è alzato un polverone recentemente in merito alle nomine del CdA di VeronaFiere: nessuna donna è infatti presente all’interno di questo compendio. Come risponde a tutto questo?

Premetto che nessuno ha infranto nessuna legge. VeronaFiere è a partecipazione pubblica, e non di controllo pubblico. I soci possono quindi nominare chi vogliono e chi ritengono più idoneo. VeronaFiere è una società a trazione femminile. Il 63% delle lavoratrici sono donne, non vi è alcun gender gap. Gli uomini e le donne all’interno dell’ente hanno avuto gli stessi scatti di retribuzione e lavoro, non abbiamo mai fatto quindi alcuna preferenza di genere. In alcuni ruoli chiave abbiamo donne molto capaci che sanno svolgere la loro mansione in maniera egregia.

Guardando un po’ alla Verona che vorrebbe, come se la immagina?

Tra le diverse cose che faccio, mi occupo di nuove tecnologie e sviluppo di blockchain e intelligenza artificiale. Credo tantissimo nel loro utilizzo. La città ha fatto molti passi in avanti in quest’ambito e credo che la tecnologia sia un giusto compagno di avventura sia nell’amministrazione pubblica sia in quella privata.

Le novità tecnologiche non sono mancate nemmeno all’interno della fiera, penso a Vinitaly…

VeronaFiere è stata la prima società fieristica italiana a ripartire. Devo dire che questo ci è riconosciuto da tutti. Durante questi momenti difficili abbiamo fatto molti CdA e riunioni per ripensare questa ripartenza. Vinitaly è uno dei grandi eventi fieristici a livello italiano. Il ritorno alla normalità c’è stato e la città ha accolto questo ritorno in modo straordinario. Da un punto di vista tecnologico, cerchiamo di portare le innovazioni in tutte le fiere che proponiamo. VeronaFiere, data la sua importanza, ha quindi l’obbligo di utilizzare le nuove tecnologie, che ci permettono di fare tanti passi avanti e mantenere il primato. La tecnologia naturalmente non deve però sostituire l’aspetto umano. VeronaFiere è vocata alla tecnologia.

Il 12 giugno si presenterà quindi con Fratelli D’Italia, guidato da Giorgia Meloni. Che leader è?

Conosco Giorgia Meloni da più di 25 anni. Lei è una donna straordinaria, ha una forza, una capacità e una voglia di approfondire gli argomenti quasi unica a livello nazionale. Lei si presenta sempre con il “compito” pronto: studia i dossier, si prepara, conosce quello che fa. FDL è il primo partito a livello nazionale e questo è il riflesso degli italiani che vedono in Giorgia Meloni il leader giusto per la nostra nazione.

Concludiamo con il sindaco Sboarina, con cui lei si ricandida. Tanti i progetti iniziati, e che quindi secondo lei meritano un proseguo?

Federico Sboarina ha una visione chiara di Verona. Sulla ZAI, la parte nuova di Verona, si gioca il futuro della città, ed è lì che il sindaco sta infatti investendo. L’amministrazione riuscirà a rendere un unicum quell’area a ridosso della fiera. Il treno diventerà il mezzo di trasporto più usato quindi, andando ad alleggerire il traffico di aiuto.

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