Maschere sulle statue di Verona: l’autore esce allo scoperto
Ecco chi ha messo le maschere sulle statue a Verona e in altre città
Nella notte tra il 18 e il 19 ottobre, sono apparse delle maschere sulle statue di diverse città italiane, fra cui Verona. Gli autori del gesto sono usciti allo scoperto: si tratta di un’azione curata dall’artista Michele Tombolini in collaborazione con Extinction Rebellion. Il titolo dell’installazione è “The voice off the planet” e «nasce dalla volontà di contribuire a consapevolizzare l’umanità sulle questioni ambientali che sempre di più stanno mettendo a dura prova la vita sul pianeta».
Extinction Rebellion, sul proprio sito, si definisce «un movimento internazionale, “dal basso”, nonviolento, fondato in Inghilterra in risposta alla devastazione ecologica causata dalle attività umane».
Le maschere sulle statue veronesi hanno “colpito” Cesare Battisti in piazza Indipendenza, Umberto I a San Fermo, Paolo Veronese alla Giarina e Daniele Comboni in piazza Isolo.
Si riporta di seguito la dichiarazione dell’autore.
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La dichiarazione dell’artista
«Io, Michele Tombolini, artista, dichiaro la paternità dell’opera installativa “The voice OFF the Planet”.
Tale intervento artistico nasce dalla volontà di contribuire a consapevolizzare l’umanità sulle questioni ambientali che sempre di più stanno mettendo a dura prova la vita sul pianeta.

Sono consapevole che quando si interviene su opere pubbliche questo deve essere fatto nel massimo rispetto delle stesse, senza arrecare danno alcuno.
Tutto ciò premesso, dichiaro che le installazioni realizzate nello stesso giorno nelle città di Venezia, Milano, Bologna, Roma, Firenze, Torino, Napoli, Palermo, Padova e Verona sono frutto del mio lavoro d’artista.
Da diverso tempo ormai dialogo con il mondo delle realtà socio-culturali incontrate negli anni, esprimendo e rafforzando i concetti sui quali desidero sensibilizzare. Con l’installazione “The voice OFF the Planet” affronto per la prima volta la crisi climatica e la sesta estinzione di massa—quel disastro che ormai tutti iniziamo ad avere sotto gli occhi.
Il teschio, che ho spesso utilizzato in altri miei lavori, qui assume il valore simbolico della morte del pianeta e dei rischi che l’umanità sta correndo. L’apposizione di alcune piante sul cranio rappresenta la redenzione ancora possibile: una Terra che possiamo ancora salvare, quindi, perché dalle nostre menti possono uscire le idee più distruttive come le soluzioni più giuste, le tecnologie più efficienti, le innovazioni più straordinarie—dipende dall’uso, abuso e disuso che se ne fa.
I teschi sono completati dal simbolo di una croce nera sulla bocca, che contraddistingue gran parte della mia produzione e che rappresenta la censura di cui siamo vittime. Quella censura che per primo combatto con sempre più convinzione e forza, dando voce a chiunque non possa parlare o dire la verità, in questo caso per comunicare l’emergenza climatica che stiamo vivendo.

“Sorprendere per comprendere” è un concetto su cui si fondano molti miei interventi street e, visto che desideravo dare vita ad un progetto artistico unico al mondo per potenzialità di diffusione del messaggio che porta con sé, ho scelto di collaborare con il movimento internazionale Extinction Rebellion per la loro identità ambientalista nonviolenta e creativa e per la loro presenza in oltre 80 Paesi a livello globale e in più di 35 città in Italia.
Extinction Rebellion (XR) è un movimento che negli ultimi tre anni si è esteso in tutto il mondo in reazione a questa gravissima crisi.
La strategia chiama alla disobbedienza civile nonviolenta, per indurre i governi ad agire per evitare le conseguenze peggiori di cui la scienza ci avverte da decenni. Tra queste ci sono la fame, enormi crisi economiche, migrazioni di massa, disastri ambientali, conflitti e diffusione di malattie—con lo scenario peggiore dell’estinzione umana. Insomma, una crisi sociale e umanitaria, che non si può scindere dal piano ambientale.
Il messaggio di XR è chiaro: in questo momento storico di emergenza senza precedenti, è necessario che tutte e tutti noi prendiamo in mano la nostra vita, senza restare in attesa nella speranza che qualcosa di positivo possa accadere o che altre persone ci penseranno.
Adesso tocca a noi: il tempo sta finendo e dobbiamo fare ciò che è necessario per preservare le nostre vite».
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