Lupo. Valdegamberi: «La politica e le associazioni dicano da che parte stanno»

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, primo firmatario del progetto di legge per derogare alla protezione del lupo, dopo aver scritto alle rappresentanze agricole nazionali e a tutti i sindaci del Veneto, rinnova il suo appello per affrontare l'emergenza lupo dopo il recente, e ultimo in ordine cronologico, attacco ad un gregge di pecore Brogna ad Arzerè,…

Il consigliere regionale Stefano Valdegamberi, primo firmatario del progetto di legge per derogare alla protezione del lupo, dopo aver scritto alle rappresentanze agricole nazionali e a tutti i sindaci del Veneto, rinnova il suo appello per affrontare l’emergenza lupo dopo il recente, e ultimo in ordine cronologico, attacco ad un gregge di pecore Brogna ad Arzerè, nel comune veronese di Bosco Chiesanuova, dove sono morti nove capi, cinque dispersi e sette gravemente feriti, di cui quattro già soppressi.

«Chiedo ancora il sostegno dei rappresentanti sindacali del mondo agricolo al disegno di legge perché la posta in gioco è il futuro dell’agricoltura di montagna. La presenza incontrollata del lupo sta mettendo in ginocchio la millenaria pratica dell’alpeggio, nelle poche aree montane in cui sopravvive come la Lessinia, l’Altopiano di Asiago e la montagna bellunese. Inoltre la presenza del lupo, sempre più vicina alle abitazioni, costituisce una continua minaccia alla sicurezza dei cittadini e dei turisti. Il lupo ha diritto di vivere ma lo hanno anche gli animali da pascolo e gli allevatori. Le Associazioni Agricole e le forze politiche dicano chiaramente da che parte stanno. Il loro silenzio di fronte all’incremento delle predazioni è preoccupante. Se vogliono tutelare l’allevamento e la montagna o solamente il lupo? Occorre stabilire un limite numerico alla sua presenza, compatibile con la vocazione ambientale ed economica di ciascun territorio. Non è accettabile e per nulla naturale la presenza tra le abitazioni di grandi predatori che si cibano quotidianamente di animali allevati dall’uomo».

«Ogni anno nella montagna veneta vengono predati un numero di animali pari a 10 stalle di media dimensione, con oltre 200 predazioni solo in Lessinia. Auspico una presa di posizione unanime delle rappresentanze nazionali e territoriali del mondo agricolo e degli amministratori locali, ai quali ho inviato una bozza di delibera da far adottare nei rispettivi consigli comunali. La politica non potrà poi girarsi dall’altra parte solo perché il problema riguarda aree marginali e con poca forza elettorale. La montagna è un bene per tutti. I suoi operatori ambientali sono gli agricoltori senza i quali la montagna muore e gli effetti negativi cadranno sull’intera collettività».

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