L’impatto del Covid sul Veneto: ecco i dati statistici della Regione
Dati sulle attività durante il lockdown (febbraio-aprile). «Le prime evidenze statistiche su come le imprese stanno vivendo l’emergenza sanitaria da Covid-19 quantificano nel 29,1% delle imprese venete la quota di chi è riuscito a rimanere attivo per tutto il lockdown. Il 32% delle imprese venete ha bloccato l’attività, ma ha potuto riprendere prima del 4 maggio. Il rimanente 38,9% ha visto una sospensione dell’attività almeno fino al 4 maggio. Sono 4 su 10 le imprese venete che tra marzo e aprile 2020 hanno visto ridursi il fatturato di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un ulteriore 12,6% di imprese venete non ha fatturato nel bimestre osservato. Gli effetti che destano particolare preoccupazione sono principalmente legati alla carenza di liquidità: sia in Italia che in Veneto circa una impresa su due prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese nel corso del 2020 e più di una impresa su tre prevede seri rischi operativi e di sostenibilità».
AGGIORNAMENTO: LA CONFERENZA STAMPA DI GIUSEPPE CONTE, VENETO IN FASCIA GIALLA
Dopo la riapertura (da maggio).«A settembre 2020 prosegue la ripresa del clima di fiducia dei consumatori e soprattutto delle imprese di tutti i settori produttivi, in particolare dei servizi di mercato. Ad agosto si stima che il fatturato dell’industria aumenti del 5,9% rispetto al mese di luglio; importante la ripresa degli ordinativi che registrano una variazione congiunturale pari a +15,1%. Le vendite al dettaglio ad agosto fanno registrare una variazione congiunturale nettamente positiva (+8,2%); la forte ripresa, dopo le grandi difficoltà affrontate, riguarda le vendite non alimentari (+13,8%).Si stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo a settembre 2020 diminuisca dello 0,7% rispetto al mese precedente.
Turismo. «Dopo un 2019 con cifre record per il turismo veneto (oltre 20 milioni di arrivi e oltre 71 mi- lioni di presenze), il 2020 è iniziato con un gennaio caratterizzato da incrementi importanti (presenze +8,1%). I primi segni della pandemia cominciano a mostrarsi a fine febbraio con una contrazione degli arrivi (-7,4%) e viceversa un aumento delle presenze (+2,1%), dovute principalmente all’attrattività del comprensorio montano, beneficiario di una buona stagione sciistica. Il crollo dei flussi turistici inizia a marzo (-83,7% delle presenze), continua ad aprile (-95,7%) e a maggio (-93,4%), quando si può iniziare a viaggiare solamente entro i confini regionali, ma anche a giugno (-79%) quando tali limitazioni vengono meno. A luglio la ripresa è più evidente, con flussi turistici che comunque rappresentano la metà di quelli registrati a luglio 2019, ma con i primi segni positivi per le vacanze di prossimità effettuate dagli italiani (+3,2%) e dai veneti stessi (+25,5%). Infine ad agosto si registra un -28% delle presenze complessive. I primi 8 mesi dell’anno si chiudono così con un -55,8%: le presenze di turisti stranieri diminuiscono del 71%, mentre quelle italiane diminuiscono di circa un quarto (-23,8%). La principale provenienza estera rimane la Germania, mentre gli USA scendono dal 5° all’11° posto della graduatoria».
Alberghi. «Il comparto alberghiero, l’unico ad aver avuto la possibilità di continuare l’attività anche durante il lockdown, vede nel periodo gennaio-agosto 2020 un andamento della domanda riassunto in un -63,8% degli arrivi e un -60,5% delle presenze. La flessione del comparto turistico dovuta al covid-19 è evidenziata nei grafici sia per quanto riguarda la domanda che l’offerta: dopo il crollo importante dei mesi primaverili, al culmine della stagione estiva si evidenzia un 90% degli hotel aperti al pubblico (prossimi al 97% di agosto 2019), e al tempo stesso un’occupazione delle camere del 51% (contro il 69% dell’anno scorso)».
Occupazione/disoccupazione. «Secondo i dati aggiornati della Rilevazione sulle forze di lavoro, condotta da Istat, nel secondo trimestre 2020 le dinamiche del mercato del lavoro risentono in maniera ancora più significativa, rispetto al primo trimestre, degli effetti dell’emergenza sanitaria da Covid-19. In Veneto diminuiscono sia gli occupati che i disoccupati e nel contempo aumentano fortemente gli inattivi in età lavorativa. Il tasso di occupazione è pari al 65,9% contro il 67,4% registrato a fine marzo ed il 67,9% rilevato a fine giugno dell’anno scorso ed il tasso di disoccupazione scende al 4,7% rispetto al 5,6% del II trimestre 2019. E’ chiaro che in questo particolare momento la contrazione dei disoccupati va letta associandola all’aumento delle persone inattive: sapendo che non troverebbero lavoro in questo periodo, molte persone non si inseriscono nel mercato del lavoro, passando così dal gruppo dei disoccupati a quello degli inattivi. In Veneto a giugno si contano oltre il 10% in più di inattivi rispetto ad un anno prima ed il tasso di inattività cresce in questo periodo di quasi tre punti percentuali (da 27,9% a 30,8%)».
«Rispetto all’anno scorso, le assunzioni registrate nel mese di settembre risultano inferiori del 15%: nei mesi di luglio e di agosto il confronto con l’anno precedente è stato rispettivamente del -5% e –2%, ma nel secondo trimestre, durante il lockdown erano -47%. Nella dinamica negativa post 22 febbraio risultano coinvolti tutti i contratti, in particolare sono fortemente in perdita quelli a termine, che includono anche la componente dei lavoratori stagionali».
Casse integrazione. «Le ore di cassa integrazione guadagni autorizzate forniscono un’idea molto chiara della situazione emergenziale che stiamo affrontando. Dopo il boom di ore autorizzate ad aprile prosegue nei mesi successivi l’effetto della pandemia: secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Inps, in Veneto ad agosto vengono autorizzate quasi 25 milioni di ore di cig, per un totale complessivo, dall’inizio dell’anno, pari ad oltre 269 milioni. A queste, si aggiungono le ore concesse tramite i fondi di solidarietà ai lavoratori dipendenti di aziende appartenenti a settori non coperti dalla normativa in materia d’integrazione salariale: si tratta di quasi 10.420.000 ore autorizzate ad agosto che si aggiungono a quelle concesse nei mesi precedenti per un totale dall’inizio dell’anno pari a 98.545.072 (nel 2019, nel periodo gennaio-luglio, erano appena 161.150). Il settore che registra la congiuntura più sfavorevole è quello degli alberghi, dei pubblici esercizi e delle attività similari; per questi lavoratori, nel solo mese di aprile 2020 sono state concesse il triplo delle ore di tutto il 2013, l’anno più duro della crisi economica per il settore».
Settori penalizzati maggiormente. «Secondo i dati di Veneto Lavoro, sebbene dall’inizio di maggio i segnali di recupero sono diffusi in molti settori dell’economia regionale, si evidenzia che, se si considera l’intero periodo dall’1 gennaio al 30 settembre 2020, tutti i macrosettori registrano una
perdita occupazionale rispetto allo stesso periodo del 2019. In particolare, i Servizi rilevano i dati più gravi, soprattutto a causa della situazione del settore turistico, fortemente caratterizzato dalla domanda di lavoro stagionale e che risulta il più esposto agli effetti della pandemia: infatti spiega, da solo, il 37% della perdita complessiva ed oltre la metà della contrazione occupazionale regionale del marcrosettore dei Servizi di questi nome mesi. Nella variazione 2020/2019 (sempre considerando i primi nove mesi dell’anno) risultano molto negativi i dati dal punto di vista delle assunzioni del turismo (-40%), del settore moda (-35%) e del metalmeccanico (-31%), positivo, invece, l’industria farmaceutica (+17%), stabili agricoltura e sanità».
In Evidenza
A Cologna Veneta un incontro pubblico sul biometano e la transizione ecologica

Giornata ecologica regionale 2026, focus sulle api: stanziati 100mila euro

Il Veneto terzo in Italia per riciclo RAEE: 22.800 tonnellate gestite da Erion WEEE nel 2025

Aria inquinata, Veneto e Verona ancora insufficienti

“Materia Viva” al Teatro Santa Teresa: una serata dedicata al riciclo dei RAEE

Si accende la CER di Povegliano Veronese: via libera dal GSE

“Rifiuti preziosi” in tasca e in casa: Amia lancia la campagna di raccolta RAEE

Cicloturismo: in Italia si comprano meno bici ma si pedala di più

Gli abeti di Natale buttati? Ora avranno una nuova vita






