Legnago, successo per Pupi Avati al Teatro Salieri con “Narratori si nasce”

Sabato 12 settembre il regista bolognese ha inaugurato, con un’anteprima unica, il “Festival della Fiaba". Giunto quest’anno alla sesta edizione e dedicato alla favola “La bella addormentata”, è stato rinviato al 2021 per l'emergenza covid.

Tutto esaurito sabato sera al Teatro Salieri all’evento “Narratori si nasce”, con ospite il grande regista Pupi Avati. Il Maestro ha inaugurato con un’anteprima unica il Festival della Fiaba, giunto quest’anno alla sesta edizione. Il Festival, quest’anno è dedicato alla favola “La bella addormentata”, è stato rinviato al 2021 a causa dell’emergenza coronavirus.

«E’ un’emozione vedere il teatro aperto – ha commentato il sindaco di Legnago Graziano Lorenzetti inaugurando lo spettacolo – Non poteva esserci occasione migliore per riaprire il nostro teatro con un grande personaggio come il Maestro Avati, che ringrazio a nome di tutta la città. Siamo orgogliosi di averlo qui, perché ha dedicato del tempo a Legnago. Speriamo che questa occasione eccezionale sia di buon auspicio. Questo evento avrebbe dovuto esserci a maggio ma a causa del Covid abbiamo dovuto congelare il Festival. C’è sempre una fine ma c’è anche un inizio. Questa sera si riparte».

«La fiaba è la narrazione per eccellenza – ha sottolineato Paola Bellinazzo, direttrice artistica del Festival della Fiaba – per questo abbiamo voluto a Legnago un narratore eccezionale, che ci fa ragionare sui valori profondi della fiaba, dove ci siamo noi con le situazioni difficili della vita di tutti i giorni, che il Maestro narra nei suoi libri».

«Siamo felici di riaprire il teatro in presenza perché la nostra stagione teatrale si è interrotta con 10 spettacoli da recuperare. Si riparte con uno dei più grandi narratori della filmografia italiana»,ha detto il Direttore della Fondazione Fioroni Stefano Gomiero, che ha intervistato il regista sul palco.

«Questo festival non è meramente cinematografico ma ha a che fare con il racconto orale, che è molto formativo nella cultura contadina e classica» ha detto Pupi Avati, spiegando l’importanza della fiaba nei suoi film e romanzi. «Da bambino dovetti sfollare in campagna per via della guerra, incontrai parenti che avevano a che fare con un mondo che ti risucchiava indietro nel tempo, a quella visione delle cose tipica della cultura contadina».

«Una cultura che verso Sud è ancora abbastanza presente, ma da Roma in su è scomparsa» ha continuato il regista bolognese. «E lo dico con rammarico. Perché la cultura contadina è fatta di racconti che hanno formato la mia giovinezza, che hanno alimentato la paura. Venni educato alla fiaba contadina, che era un deterrente, una fiaba orrorifica. Mi insegnarono ad avere paura e ad avere rispetto della paura. Perchè la paura è lo spermatozoo che va a fecondare l’immaginario onirico delle persone».

«Allora in campagna non c’era nulla, c’erano stanze buie e minacciose, c’era una religiosità pre-conciliare, c’era un buio da riempire» ha concluso il maestro. «La paura è uno degli elementi più formativi della creatività. E il racconto stimola la creatività come solo la lettura fa, perchè ti spinge a immaginare. Se vedi un film, questo lavoro l’ho fatto io per te. Tu diventi un fruitore e niente di più. La lettura invece è un elemento formativo, così come il racconto. Mi piace che ci sia un Festival della Fiaba perché permette di cogliere la dilatazione della realtà. Noi facciamo i conti con la realtà tutti i giorni. Penso che la fiaba ti ponga in un contesto diverso dalla realtà, e ce n’è bisogno. I giovani hanno bisogno di immaginarsi che ci sia qualcosa aldilà del possibile e dell’immaginabile. Il limitarsi alla realtà ha privato i giovani di raccontarsi, di sognare, di immaginare che prima o poi accada loro qualcosa di straordinario».