“Le Iene” a Verona per il caso Citrobacter: «L’analisi genomica ce l’hanno da diversi giorni»

Torna a far discutere il caso Citrobacter koseri: poche ore prima del servizio delle Iene sul tema, ieri l'Azienda ospedaliera ha diffuso un'anticipazione dei risultati dell'analisi genomica sul batterio, che conferma le similitudini con i casi del 2020. Ma secondo un testimone «L'ospedale i risultati di quelle analisi ce li ha da diversi giorni».

Le Iene - caso Citrobacter Koseri a verona
Un frame dal servizio di Le Iene sul caso Citrobacter a Verona (28 maggio 2024)

Su Italia 1 è andato in onda ieri sera, martedì 28 maggio, il servizio del noto programma “Le Iene” dedicato al caso del Citrobacter Koseri all’ospedale di Borgo Trento. Nel corso della trasmissione è emerso come l’anticipazione dei risultati dell’analisi genomica sul batterio rilevato questo maggio 2024 fosse probabilmente – secondo un testimone anonimonelle mani dell’Azienda ospedaliera già da qualche tempo. Quindi ben prima rispetto all’annuncio di ieri dell’Aoui, diffuso poche ore prima della messa in onda del servizio.

È infatti una settimana cruciale per questo delicato tema a Verona. Il “batterio killer”, che fra 2019 e 2020 ha ucciso quattro neonati, ne ha colpiti un centinaio, di cui nove rimasti gravemente disabili, a inizio mese è tornato a spaventare. Tre neonati sono stati colonizzati, fortunatamente con conseguenze meno gravi rispetto ai bimbi colpiti quattro anni fa.

Al centro della discussione c’è la Tin, Terapia intensiva neonatale, dove spesso vengono ricoverati i neonati prematuri, particolarmente sensibili all’attacco del batterio. Il reparto Tin, che fa parte dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento, è stato chiuso lo scorso 5 maggio, quando il sistema di vigilanza ha riscontrato le tre colonizzazioni nei neonati. Da allora è stato quindi sospeso l’accesso alle gestanti con possibile parto prematuro.

Già nel 2020 era stato chiuso per qualche tempo il punto nascite a Borgo Trento, dopo la morte della quarta bimba per Citrobacter koseri. La commissione ispettiva regionale all’epoca rilevò come il batterio si fosse annidato nei rubinetti da cui usciva l’acqua usata per i biberon.

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Ospedale della Donna e del Bambino - Borgo Trento aoui verona

Proprio ieri, poche ore prima della messa in onda del servizio delle Iene, l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona (Aoui) aveva diffuso un’anticipazione dell’indagine genomica sul batterio responsabile della colonizzazione in Terapia intensiva neonatale: è, appunto, di nuovo il Citrobacter Koseri. Viene definito nel comunicato dell’Aoui «un batterio che è fratello ma non gemello di quello che nel 2020 ha causato l’epidemia. L’indagine ha infatti confermato che sono molto simili ma non uguali». E d’altro canto i batteri nel tempo si riproducono e si evolvono, modificandosi anche dal punto di vista genomico.

Questa settimana, inoltre, è prevista anche un’udienza in Tribunale, venerdì 31 maggio, dove «si discuterà l’opposizione all’archiviazione del procedimento penale» ricorda su Facebook Francesca Frezza, madre di una delle bimbe morte a causa del Citrobacter. «Sono determinata a lottare fino a quando la verità non verrà accertata, lo farò a nome mio ma anche dei 103 bambini che dal 2018 al 2020 hanno conosciuto questo maledetto battere» scrive la donna, che da tempo si batte per fare chiarezza sulla vicenda.

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Il servizio delle Iene

Con i metodi tipicamente incisivi e dai toni forti delle Iene, ieri sera è andato in onda il servizio dal titolo “Torna l’incubo del batterio killer?“, della durata di circa 11 minuti e mezzo, condotto da Nina Palmieri.

Il servizio si apre mostrando i tentativi di interviste che Le Iene avevano fatto ad alcuni medici dopo i casi scoppiati nel 2020 e mostrando poi la testimonianza di Francesca Frezza, madre della piccola Nina deceduta a novembre 2019 causa dell’infezione. Frezza denuncia carenze riscontrate nelle cautele di igiene all’interno del reparto, fra cui per esempio un medico che leccava un chupa-chups.

Francesca Frezza
Francesca Frezza davanti all’Ospedale della Donna e del Bambino di Borgo Trento

Sempre per quanto riguarda i casi fra 2019 e 2020, Palmieri mostra anche la testimonianza di un lavoratore dell’ospedale che conferma: «Lì non c’era supervisione». E un altro dice che, dopo l’emergere dei primi casi, la priorità in ospedale sembrava essere quella di nascondere il fatto.

Anche Elisa, madre di un’altra bimba deceduta ad aprile 2020, riporta che i medici le avessero garantito che lì non ci fossero stati altri casi simili. «Non sono mai successi casi, è una cosa gravissima. Alice è stata molto sfortunata» le avrebbe detto all’epoca il dottor Paolo Biban, direttore Uoc Pediatria a indirizzo critico dell’ospedale di Borgo Trento.

Il servizio prosegue raccontando l’iter ispettivo e giudiziario sulla vicenda, puntando l’attenzione in particolare su quelli che vengono descritti come tentativi di insabbiamento delle colonizzazioni batteriche nei neonati, sia fra 2019-2020, sia a inizio maggio 2024.

Palmieri intervista anche Ercole Concia, professore emerito di Malattie infettive all’Università di Verona, secondo cui è necessario smantellare il reparto. «Questa volta è andata bene, la prossima volta può saltar fuori uno con una lesione cerebrale. Più passa il tempo, più fanno anche una figuraccia», dice Concia a Le Iene, riferendosi ai vertici dell’Azienda ospedaliera di Verona.

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Le tempistiche della diffusione del risultato dell’analisi genomica

Rispetto all’analisi genomica sul batterio del 2024, l’Aoui ha diffuso ieri un comunicato stampa, nel quale si annunciava «È arrivata dal laboratorio di Microbiologia della Fondazione Policlinico Gemelli IRCSS l’anticipazione dell’indagine genomica sul microrganismo responsabile della colonizzazione in Terapia intensiva neonatale».

Su questo punto un testimone, con volto coperto, intervistato da Le Iene dichiara che «L’ospedale i risultati di quelle analisi ce li ha da diversi giorni». Il testimone anonimo dice che si tratta di un batterio che «sembra essere molto simile a quello dell’epidemia di 4 anni fa».

L’Azienda ospedaliera, nel comunicato diffuso poche ore prima della messa in onda del servizio delle Iene, dichiara che si tratta di «un batterio che è fratello ma non gemello di quello che nel 2020 ha causato l’epidemia. L’indagine ha infatti confermato che sono molto simili ma non uguali».

Sulle tempistiche della comunicazione da parte dell’Azienda ospedaliera, il testimone (evidentemente registrato prima della diffusione del comunicato stampa) dice: «Sono lì che si arrovellano su come dirlo, il ritardo è dovuto a quello».

Le Iene mostrano poi un’intervista avvenuta questo lunedì 27 maggio in ospedale a Borgo Trento. Chiedono al professor Massimo Franchi, direttore del Dipartimento Materno-Infantile, aggiornamenti sui risultati delle analisi. Franchi dice che «le analisi probabilmente sono arrivate, ma io voglio sapere le analisi ufficiali», e poi respinge le domande insistenti della “iena” Nina Palmieri.

Ieri, poche ore prima della puntata, l’Aoui ha diffuso i risultati come “anticipazione”. Non ancora come “ufficiali”, quindi.

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