Le api, tra miti da sfatare e suggerimenti per preservarle

IL 21 maggio è la Giornata internazionale delle api e in questa occasione sono tante le iniziative organizzate da associazioni e non solo per sensibilizzare le persone all'importante ruolo svolto da questi insetti. Per parlarne, sfatare alcuni miti e capire come funziona il loro mondo, abbiamo chiesto aiuto all'apicoltore Giacomo Pasetto.

Giacomo Pasetto
Giacomo Pasetto

L’intervista a Giacomo Pasetto

Il 21 maggio è la Giornata mondiale delle api, e per celebrare questo piccolo ma prezioso insetto è intervenuto ai nostri microfoni l’apicoltore Giacomo Pasetto.

Quando è nata la tua passione per le api?

La mia storia da apicoltore nasce alle scuole superiori, quando un professore, doposcuola, propose agli studenti un corso di apicoltura. Da lì ho scoperto questa passione, e passo dopo passo sono diventato autonomo.

Adesso quante arnie hai?

Attualmente ne ho una decina in produzione. La primavera è il momento in cui le api sono nel pieno dell’attività lavorativa.

Quante volte a settimana vai a trovare le tue api?

La situazione è un po’ variabile. Nel periodo meno intenso le visite sono di meno, ma in questo periodo anche due volte a settimana.

Per fare l’apicoltore come ti sei formato, oltre al corso a scuola?

Non è un’attività in cui ci si improvvisa, serve della formazione. Ci sono dei testi anche riconosciuti a livello universitario, ma è molto importante anche rivolgersi alle associazioni che si occupano proprio di questo.

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Le api sono un tema molto importante: sono insetti fondamentali che però stanno scomparendo. Come mai sono così preziose, invece?

È un tema molto ampio. Le api non sono solo quelle da impollinazione nelle arnie, ci sono quelle selvatiche che stanno pericolosamente scomparendo. Vari fattori ambientali e di intervento umano hanno portato a questa problematica. Cosa si può fare per arginare il problema? Sicuramente prestare una maggiore attenzione, favorire gli apicoltori locali e supportarli per favore l’insediamento di questi insetti nel territorio. Le api sono importanti perché oltre a produrre il miele sono l’elemento fondamentale dell’impollinazione. Maggiore (e migliore) sarà l’impollinazione, e migliore sarà la produzione.

Se una persona qualunque si trovasse uno sciame di api in giardino o in casa, come deve comportarsi?

Se le trova in giardino, innanzitutto, significa che lo sciame è arrivato da un’altra arnia o da uno sciame selvatico. È quindi il figlio di un altro alveare. Non c’è da spaventarsi o preoccuparsi, ma generalmente essendo api non pungono. Quando sciamano, e quindi sono fuori dall’alveare, si riempiono l’addome di miele come forma di sicurezza. Il passo successivo è contattare un apicoltore o le forze dell’ordine che poi si metteranno in contatto con chi di dovere. L’importante è non ucciderlo.

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Passiamo alle curiosità: come funziona un’arnia?

C’è una struttura composta da varie parti. La prima parte è quella del nido, la casa vera e propria delle api, dove stazionano tutto l’anno. All’interno dell’arnia le api costruiscono le celle reali dove la regina va a deporre le uova. Troviamo qui dentro quindi uova che diventeranno api, ma anche miele per nutrirsi. In questo periodo la produzione è molto intensa, e quindi le api hanno necessità di fabbricare molto miele. Non avendo spazio sufficiente, si spostano nel melario. Quest’ultimo è una sorta di prolunga del nido all’interno del quale le api depositano altro nettare che poi diventerà miele. Ha quindi la semplice funzione di magazzino. Quando questo sarà riempito, andremo a svuotare il melario, che è l’unico miele di cui noi umani ci nutriamo. Quindi noi usiamo il miele “extra”, il miele che si trova nel nido è riservato al sostentamento delle api stesse e quindi non viene toccato.

Quali sono invece le accortezze e l’abbigliamento adatto quando si va a lavorare con le api?

Il kit ideale sarebbe formato da una tuta con la maschera ed eventualmente i guanti, per evitare di essere punti. Nonostante ciò, in certe situazioni, come quando le api sono più mansuete si può andare anche senza protezioni.

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C’è un mito da sfatare?

Sì, partiamo dalle punture. Bisogna differenziare le punture di ape e di vespa, che sono due specie totalmente diverse. La vespa è glabra e non ha tutti gli anelli circolari dell’ape. È poi leggermente diversa, è semplice da riconoscere. L’ape è invece più scura nella parte dell’addome e dei colori meno intensi. È inoltre ricoperta di peluria. La puntura della vespa poi non ha alcuna ripercussione sull’insetto; invece quasi sempre quando l’ape punge sa già che è destinata a morire. L’ape lascia il pungiglione all’interno perché lo stiletto del pungiglione è frastagliato, e quindi quando entra nella pelle poi non riesce a uscire, quindi si stacca dal corpo dell’insetto. Quando si viene punti da un’ape è importante evitare di stringere con le dita il pungiglione, ma bisogna raschiare con qualsiasi cosa e agevolare così l’uscita del pungiglione, consentendo così una minore contaminazione di veleno.

Ci si abitua mai a essere punti dalle api?

Partiamo dal presupposto che sono allergico a tante cose, io. Le prime volte che venivo punto vedevo reazioni molto più profonde rispetto ad adesso. Oltre al dolore iniziale, ora, la reazione infiammatoria passa molto più in fretta. Non so quale sia il motivo, o se sia solo un effetto placebo.

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