L’appello delle cooperative sociali venete: mancano dpi

L'appello della cooperazione sociale e dei sindacati veneti alle istituzioni: «Chiediamo che siano garantiti i dispositivi di protezione individuale».

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Foto d'archivio.

In queste settimane di emergenza per il coronavirus, circa 15mila lavoratrici e lavoratori delle cooperative sociali del Veneto sono impegnati quotidianamente per garantire l’erogazione di numerosi servizi essenzialiquelli di assistenza, cura e accoglienza delle persone più fragili, ma anche di altri come la pulizia e la sanificazione degli ambienti.

Compiti delicati e importanti, per i quali è indispensabile utilizzare i dispositivi di protezione individuale (dpi: mascherine, guanti, occhiali protettivi, camici, termometri), a tutela della propria e dell’altrui salute. Dispositivi la cui reperibilità sul mercato – come è noto – purtroppo risulta oggi pressoché impossibile, con grave rischio per la continuità stessa di tali servizi.

A evidenziarlo unitariamente, esprimendo la loro forte preoccupazione, sono le sigle venete di Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop, Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl, Fpl Uil, Uil Tucs, che lanciano insieme un appello: «Chiediamo a tutte le istituzioni e alla Protezione civile di garantire anche agli operatori di questi settori i dpi necessari, a seconda dei diversi bisogni dei singoli servizi, affinché possano operare in sicurezza loro stessi e, al contempo, tutelare le persone vulnerabili a cui prestano cura. Solo così si potrà continuare ad assicurare servizi indispensabili per la comunità, che non possono fermarsi e che in molti casi consentono alle persone di continuare a vivere più “normalmente” in questi frangenti così difficili».

Si tratta, infatti, di lavoratrici e lavoratori che garantiscono il funzionamento dei servizi di segretariato sociale, delle comunità di accoglienza (per minori, disabili, anziani, tossicodipendenti, persone con problemi di salute mentale, persone malate di Hiv), delle residenze sanitarie assistenziali (rsa), dei servizi domiciliari infermieristici e socioassistenziali, dei dormitori per persone senza dimora, dei servizi di accoglienza per richiedenti asilo e rifugiati, e ancora dei consultori familiari, dei servizi di sanificazione e pulizia di ambulatori, ospedali, uffici pubblici e condomini…

«L’esposizione di questi operatori ai rischi di contagio per sé e per gli altri è spesso pari a quella degli operatori ospedalieri. Perciò chiediamo che nell’accesso ai dpi siano considerati a pari merito» continuano le organizzazioni, dicendo ancora: «Siamo pronti ad assumerci il compito di organizzare forme di raccordo e di distribuzione dei dispositivi di sicurezza individuali che potranno essere disponibili».

«Solo nella collaborazione tra tutte le parti risiede la possibilità di fare fronte a questa emergenza – concludono Confcooperative-Federsolidarietà, Legacoop, Fp Cgil, Fp Cisl, Fisascat Cisl, Fpl Uil, Uil Tucs –: contiamo pertanto sulla sensibilità e l’attenzione delle istituzioni a questo nostro appello».

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