L’allattamento negli scatti di Chiara De Marchi

Settimana mondiale per l’allattamento: gli scatti di Chiara De Marchi, in mostra oggi e domani a Verona, raccontano un gesto da proteggere.

La Settimana per l’allattamento materno (SAM) è un’iniziativa promossa dalla World Alliance for Breastfeeding Action, un network globale di persone e organizzazioni che promuovono, proteggono e supportano l’allattamento al seno e che, ogni anno, individua un tema per sensibilizzare la popolazione su questo tema così delicato e complesso.

Il tema 2018 è Breasfeeding: Foundation of life, “Allattamento al seno: Fondamento della vita”. L’importanza dell’allattamento materno viene inquadrato nel contesto più generale dei Sustainable developlement goals (SDGs) promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità: “In un mondo contraddistinto da ineguaglianze, crisi e povertà, l’allattamento al seno è il fondamento per la buona e duratura salute dei bambini e delle mamme” è il sottotitolo dello slogan SAM. Anche a Verona ci sarà un’iniziativa per promuovere questo gesto così personale e intimo grazie ad una mostra fotografica che si terrà sabato 6 e domenica 7 ottobre nel Loggiato “Fra’ Giocondo”, in Piazza dei Signori. L’iniziativa è stata promossa dal Corso di Laurea in Ostetrica dell’Università di Verona, Facoltà di Medicina e ha il patrocinio della Regione Veneto-ULSS 9 Scaligera, dell’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e dell’Ordine delle Ostetriche della provincia di Verona. Una mostra che vede la partecipazione, come protagoniste delle foto, mamme che nutrono i propri bambini attaccandoli al seno, un’azione da compiere decine di volte al giorno quando i bambini sono piccolissimi, per garantire loro cibo, affetto, amore.

Chiara De Marchi, 28 anni, è fotografa di professione ed è l’autrice di questi scatti, nati da un’esperienza personale di allattamento al seno particolarmente difficile e dolorosa. Chiara, infatti, soffre di una grave malattia cronica, la rettocolite ulcerosa, che l’ha messa a dura prova dopo la nascita del primo figlio.

Chiara De Marchi, come è nata l’idea di una mostra fotografica?

L’idea di una mostra fotografica che parlasse di allattamento al seno materno è nata dalla mia personale esperienza. Tutto comincia quasi cinque anni fa, quando ero in attesa del mio primogenito Samuele. Al settimo mese di gravidanza mi misero a riposo assoluto in quanto il collo dell’utero si era appianato a causa delle contrazioni preparatorie. Non ho quindi frequentato nessun corso preparto ed ero vergine in materia di allattamento e post-parto. L’unica mia preoccupazione era arrivare a termine e capire se sospendere o meno il farmaco che teneva a bada la mia colite ulcerosa.

Mi era stato detto di interrompere l’immunosoppressore un mese prima del parto, per scarse informazioni circa la compatibilità farmaco-allattamento e nel dubbio, così ho fatto. Arrivò il giorno del parto (che vorrei dimenticare per poca umanità, empatia e rispetto della nascita) e finalmente strinsi il mio piccolo grande amore al petto, in una sera di luna piena. Subito lo portarono via per dei controlli e per il primo bagnetto. Ero senza forze e devastata dai punti post episiotomia, così non riuscii a rivederlo fino al mattino dopo. I giorni successivi la mia condizione di salute peggiorò, perché oltre al dolore si era riattivata la mia malattia infiammatoria cronica intestinale. Inizia così il mio inferno. Samuele si attaccava spesso e male e cominciavo a sviluppare terribili ragadi sanguinolenti al seno. Finalmente arrivò la montata lattea, ma Samuele continua a ciucciare male. Tra i dolori del parto, l’attacco scorretto e tentato di correggere più volte, la malattia in atto, una terribile faringite presa in ospedale e curata con antibiotici e aerosol, finalmente tornammo a casa, dopo ben dieci giorni di degenza.

Finalmente a casa si direbbe, o no?

In realtà no perché a casa le cose si complicarono: non avevo le forze fisiche e morali per allattare, così decisi di interrompere l’allattamento, riprendere i farmaci e curarmi. Con l’amaro in bocca e la rabbia in corpo, assunsi le pastiglie che bloccano la produzione di latte e mi fasciai il seno. Mi era stato suggerito di fare così per non produrre più latte. Samuele si abituò fin da subito al biberon e al latte artificiale in quanto già subito dopo il parto aveva beneficiato dell’aggiunta. Il problema non era quello, ma le gettate di vomito e i continui rigurgiti del piccolo anche dopo aver cambiato più volte il latte. Sprofondai ancora di più nella depressione post-parto. Mi sentivo inadeguata, impotente, malata e trovavo conforto tra un pianto ed un altro, maledicendo ogni giorno l’arrivo della mia malattia. Fortunatamente mia mamma mi aiutava con il cambio e le poppate, ma ad ogni biberon ricevevo una pugnalata al cuore. Non era facile, nemmeno tentare di spiegare la mia inadeguatezza. Così, un giorno, a un mese dall’aver interrotto l’allattamento, e dopo non poterne più di veder vomitare mio figlio, decisi di spremermi il seno. Magicamente una goccia di latte uscì fuori e nei miei occhi si accese un barlume di determinazione e forza interiore. Era arrivato il momento di reagire, informarsi e capire. Mi contattò un’amica che mi suggerì di farmi consigliare da una consulente per l’allattamento. Così feci e mi venne spiegato che il ri-allattamento era possibile, non oltre i 5 mesi del neonato e che comunque era una strada tortuosa. Decisi di percorrerla tutta.

Come sei riuscita ad affrontarla?

Mi informai chiamando il centro antiveleni Mario Negri di Bergamo per la compatibilità farmaco-allattamento e una volta confermata mi munì di pazienza e forza di volontà. Usai per circa tre mesi il tiralatte stimolando la produzione e attaccai Samuele più e più volte al giorno dopo la sua poppata di latte in formula. Man mano che procedevo in questo senso, diminuivo l’aggiunta, fino ad eliminarla del tutto ai suoi 8 mesi. Ce l’avevo fatta! Ero riuscita a riavere la produzione originaria ed allattare a richiesta il mio bambino. La nostra storia di latte si è poi conclusa a due anni e mezzo con una grande rivincita verso la malattia e con maggiore fiducia in me stessa e nel mio corpo. La nostra esperienza si è conclusa un po’ tristemente, ma nel modo più dolce possibile, e non avrei pensato modo diverso per concluderla. Un secondo piccolo miracolo aveva scelto il mio corpo per crescere e poi illuminare le nostre vite, un’altra volta (l’allattamento stimola piccole contrazioni che mi hanno causato appunto un distacco di placenta). Samuele poi comprese l’arrivo del fratellino e comprese anche che se avesse continuato a prendere la sua “titta” non sarebbe mai arrivato il suo compagno di giochi, il piccolo Efrem, che attualmente ha 17 mesi e ciuccia alla grande la sua “naaaaah”, in gentile concessione del fratello maggiore.

Che cosa ti ha lasciato questa difficile esperienza?

La ferma convinzione che ogni madre abbia una storia che meriti di essere ascoltata, accolta, tramandata: quello che sto facendo attraverso l’esposizione di questi scatti è lanciare un messaggio che non vuole creare discrepanze o fare paragoni fra mamme allattanti e non, ma che vuole dare aiuto, sostegno e tanta informazione. Allattare è complicità, magia, profumo, intimità, sguardi, dolcezza, felicità. Allattare è sentire due cuori che battono sotto la stessa pelle. Da qui il nome della mostra e il pensiero condiviso dalle mamme che vi hanno partecipato e da tutte le mamme che nutrono dai loro seni i loro piccoli miracoli.

Pensi ci siano ancora preconcetti tra le persone verso le mamme che allattano al seno in pubblico?

Siamo ancora lontani dal poter allattare in pubblico senza ricevere qualche occhiataccia o peggio, sgradevole commento. Io stessa sono stata vittima di frasi quali: “Ma allatti ancora?” oppure “È più grande di te, ancora prende il seno?” oppure ancora: “Ma hai ancora latte? A quest’età diventa acqua e non serve più”, per finire con: “Queste cose meglio farle in casa, è troppo grande!”. Non me ne sono mai curata, eppure non nascondo il disagio e il turbamento, e non dovrebbe essere così. Ma si sa, la gente mormora e ogni gesto non condiviso spesso viene criticato. Nessuno può conoscere il motivo del perché arrivi il commento negativo, a volte è da ricercare nella propria esperienza, a volte perché non si hanno le giuste informazioni e l’ignoranza gioca questi scherzi. Sostengo fermamente che alla base di tutto ci sia il rispetto e il non giudicare determinate azioni, azioni che poi hanno origine nell’antichità. E a tal proposito vorrei citare questa meravigliosa frase di W. Shakespeare: “Noi non veniamo dalle stelle o dai fiori, ma dal latte materno. Siamo sopravvissuti per l’umana compassione e per le cure di nostra madre. Questa è la nostra principale natura”.