La Valpolicella “chiama” l’Unesco

È ufficialmente partito il 29 aprile il percorso per la candidatura al patrimonio immateriale dell’Unesco della tecnica dell’appassimento delle uve della Valpolicella. A parlarcene è Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Christian Marchesini
Christian Marchesini

L’intervista a Christian Marchesini

È ufficialmente partito il 29 aprile il percorso per la candidatura al patrimonio immateriale dell’Unesco della tecnica dell’appassimento delle uve della Valpolicella. A parlarcene è Christian Marchesini, presidente del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Qual è la particolarità della tecnica di appassimento delle uve?

La tecnica è la principale del nostro territorio. Nel periodo di settembre si selezionano le uve migliori, le si porta nel fruttaio tramite le cassette o con il sistema delle arele. Le uve rimangono a riposo per circa tre mesi, e alla fine di questo percorso di appassimento l’uva avrà perso circa il 30% del proprio peso e sarà concentrata di zuccheri e altre sostanze. Otterremo così i due principali vini del territorio, ovvero l’Amarone e il Recioto della Valpolicella.

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Perché state spingendo per questa candidatura nell’UNESCO?

Innanzitutto questa sarebbe la prima volta che l’UNESCO riconosce una tecnica enologica a livello mondiale. Per noi è un fattore socio-economico ma anche culturale. La tecnica adottata in Valpolicella si tramanda da generazioni e il punto focale è proprio coinvolgere tutti gli attori del territorio. Vogliamo che i giovani ricordino i racconti dei nonni e che modernizzino queste storie e le adattino al nostro tempo.

Quindi qual è, secondo lei, l’importanza di tramandare queste tradizioni?

È tanta. Le scuole agrarie, sia a livello tecnico che universitario, di San Floriano danno la possibilità di trasmettere e migliorare nel tempo la tecnica. Il territorio è poi coinvolto a tutto tondo: oltre al Consorzio, che fa da capofila, ci sono una serie di altri soggetti coinvolti nella filiera territoriale del vino. Il Palio del Recioto, per esempio, è una grande festa a Negrar di Valpolicella dove vengono premiati i migliori Recioti del territorio. Ma sono tanti altri i soggetti radicati nel territorio e dediti al nostro vino.

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Qual è l’iter per la candidatura UNESCO?

Non è un percorso semplice. Prima di tutto abbiamo avuto il supporto del governatore del Veneto Luca Zaia, e poi la collaborazione di molti altri soggetti. Poi verrà nominato un gruppo di studio con una serie di professori universitari che dedicheranno la loro attività nello sviluppo di questo percorso. Ci confronteremo inoltre con il Ministero della Cultura. Sarà un percorso lungo e complesso, quindi. Come Stato italiano possiamo infatti presentare solo una candidatura ogni due anni come patrimonio immateriale dell’UNESCO. Noi siamo però estremamente fiduciosi di vedere portato a termine il nostro lavoro entro tre o quattro anni.

La comunità locale è stata coinvolta anche attraverso i social, giusto?

Certo. Cerchiamo di coinvolgere il più possibile i giovani, partendo dalle scuole medie fino all’università. Abbiamo coinvolto anche il Gruppo Giovani del Consorzio di Tutela Vini Valpolicella, istituito circa sei mesi fa. Crediamo molto nel ricambio generazionale: il futuro del territorio è dei giovani. Noi dobbiamo soltanto preservarlo e restituirlo in maniera sana e corretta a chi verrà dopo di noi.

E che feedback avete avuto proprio dai giovani?

Un feedback estremamente positivo. Al primo incontro, fatto all’Università di Enologia di San Floriano, erano presenti tanti giovani. Abbiamo dato il “compito” alle scuole medie di preparare dei temi riferendosi all’appassimento, quindi io credo che siamo sulla buona strada.

Com’è andato quest’anno il trend della filiera del vino?

I numeri ci dicono che sarà l’anno della ripartenza. Nel 2021 il “sistema Valpolicella” ha chiuso l’anno con dati di crescita e a doppie cifre. L’input del Vinitaly Special Edition di ottobre 2021 ha avuto un grande riverbero che poi è stato traslato nell’edizione tradizionale del 2022. Chiudiamo un 2021 come un’annata eccezionale e da ricordare, quindi tra quattro anni, quando presenteremo i nostri vini faremo vedere quanto questa sia stata una delle annate migliori del secolo.

Un’ultima domanda: come vede il futuro della Valpolicella?

La Valpolicella si è stabilizzata con una superficie vitata importante. Stiamo puntando tanto sulla sostenibilità e sulla viticoltura biologica. Siamo a 1.300 ettari circa di vigneto certificato biologico. Il nostro obiettivo sarà portare avanti questo processo di sostenibilità, perché questo è il futuro.

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