La storia della radio costruita in un lager e oggi esposta a Verona
Una storia emozionante, una radio che ha viaggiato per ottant’anni e che oggi è custodita a Verona. Si tratta dello strumento costruito da Antonio Salomone, che il direttore del Museo della Radio Francesco Chiantera venerdì ha presentato agli studenti dell’Istituto Seghetti in occasione della Giornata della Memoria, e che attualmente custodisce nel suo museo.
La storia della radio di Antonio Salomone
Antonio Salomone, nato nel 1914 nel Cuneese, partì nel 1942 per la Russia. Da qui fu deportato dai tedeschi, che il 4 ottobre del 1943 lo rinchiusero nel campo di concentramento di Gelsenkirchen. Fu internato per via del suo cognome, che ai nazisti appariva “giudaico”. Qui gli fu permesso uscire dal campo per lavorare nella fabbrica di utensili dei fratelli Dowidat, dove riuscì a procurarsi del materiale di fortuna (legno, una spilla da balia, la punta di una matita, una lametta da barba) per costruire una radio clandestina con cui di notte, nelle baracche, l’italiano e i compagni di prigionia ascoltavano Radio Londra.
La radio non aveva batteria o collegamento con l’energia elettrica, ma solo una punta che sfregando sulla lametta metallica captava le frequenze. Il segreto era il cristallo di galena, un minerale che si trova in natura da cui si estrae il piombo, capace di attirare le onde elettromagnetiche. Alla fine della guerra, Antonio tornò in Italia, si trasferì vicino a Cuneo, dove rimase fino alla morte nel 1976. Ma nel ritorno aveva portato con sè la sua radio. L’apparecchio è poi finito nelle mani di un rigattiere che ha contattato Francesco Chiantera, direttore del Museo della radio di Verona, che oggi la custodisce.
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