La Rete degli studenti medi di Verona lancia un appello alla Regione. Stamattina il sit-in

La proroga della riapertura delle scuole in Veneto ha generato numerose critiche da insegnanti e studenti in tutto il territorio. La Rete degli Studenti Medi di Verona ha lanciato un video-appello e questa mattina, sotto al Liceo Montanari in Stradone Maffei alle ore 9, ha protestato per chiedere alla Regione un piano concreto per la prossima riapertura delle scuole.

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Dopo l’ordinanza regionale del Governatore Zaia, che ha disposto la didattica a distanza per gli studenti delle scuole superiori per tutto il mese di gennaio, abbiamo affrontato il tema scuola insieme alla giornalista Giorgia Preti in una puntata di Verona Live andata in onda il 5 gennaio. Ospiti Mario Bonini, preside dell’Educandato Statale Agli Angeli e coordinatore dei presidi degli istituti superiori di Verona, Alessio Perpolli, dirigente dell’Istituto Comprensivo di Bosco Chiesanuova, e l’avv. Giulia Ferrari, co-fondatrice del movimento Ridateci la Scuola.

Questa mattina la Rete degli Studenti Medi di Verona ha organizzato una manifestazione per protestare contro la chiusura delle aule, recandosi davanti al Montanari e all’Ufficio Scolastico Regionale a Venezia.

«Siamo andati davanti al Montanari e davanti all’Ufficio Scolastico Regionale a Venezia, nel pieno rispetto dei decreti, perché non possiamo permetterci di rimanere con le mani in mano dopo la proroga della chiusura delle scuole per la mancanza di un piano – dichiara Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona -. Guardando ai contagi sappiamo perfettamente come il Veneto non abbia avuto un’organizzazione virtuosa, ma la scarsa pianificazione e la noncuranza nei confronti dei giovani non può pesare ancora sulle spalle di migliaia di studenti e docenti. Non ci stiamo, non siamo marionette da spostare a piacimento».

Il video-appello per la Regione Veneto:

«Non possiamo accettare che si dia una comunicazione così importante a soli tre giorni dalla presunta riapertura delle scuole, facendosi trovare senza alcun piano per trasporti, spazi e tamponi. Bisogna tornare a fare scuola in presenza: la DAD è, dati alla mano, uno strumento di emergenza che però, nel lungo periodo rischia d i fare abbandonare gli studi a 34 mila adolescenti – conclude Lorenzo Baronti della Rete degli Studenti Medi di Verona – se non troviamo un modo di riaprire le scuole in sicurezza le conseguenze per la nostra generazione saranno purtroppo significative. Qui l’unico piano per l’istruzione pubblica sembra essere un piano di distruzione!».

«Ci siamo mobilitati perché troviamo assurdo che la priorità della nostra Regione sia tenere aperti centri commerciali ed aziende piuttosto che le scuole superiori. Non ci sono stati sufficienti interventi sui trasporti, spazi ed i tamponi per personale e studenti -dichiara Camilla Velotta, coordinatrice della Rete degli Studenti Medi di Verona-. Guardando ai contagi sappiamo perfettamente come il Veneto non abbia avuto un’organizzazione virtuosa, ma la scarsa pianificazione e la noncuranza nei confronti dei giovani non può pesare ancora sulle spalle di migliaia di studenti e docenti. Non ci stiamo, non siamo marionette da spostare a piacimento».
 
Gli Studenti della Rete hanno appeso cartelli e striscioni davanti l’istituto proprio oggi 7 gennaio. Giorno in cui, secondo le linee del ministero, si sarebbero dovuti riaprire finalmente i cancelli delle scuole superiori del Paese.

«Le scelte del governo degli amministratori locali non possono ignorare quanto sempre più voci autorevoli, anche all’interno del CTS, denunciano ossia che gli effetti negativi del Covid sui giovani sono più indiretti che diretti. La dispersione e l’abbandono scolastico sono in aumento e assistiamo ad un rilevante incremento di disagio psicologico dei ragazzi inevitabilmente legato al protrarsi della chiusura delle scuole. La scuola non è un luogo prioritario di contagio e la chiusura delle sole scuole è una misura che non ha una efficacia concreta per il contenimento della pandemia, mentre l’utilizzo ormai strutturale della DAD genera danni profondi sia dal punto di vista cognitivo che socio economico. Urge una programmazione seria, concreta e responsabile, alla quale devono contribuire tutte le istituzioni responsabili, per consentire una riaperture in presenza e in sicurezza» afferma Rachele Peter di Ridateci la Scuola.

Anche nei mesi precedenti la Rete si era mobilitata per esprimere il suo dissenso nei confronti delle scelte della politica. A novembre 2020 aveva organizzato un sit in davanti a licei e istituti scaligeri.

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